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Donne nell'arte "I musei svizzeri devono diventare più femminili"

Fanni Fetzer

Fanni Fetzer dirige il Kunstmuseum di Lucerna dal 2011.

(Marc Latzel)

In Svizzera le donne non sono abbastanza visibili nel mondo dell'arte, afferma Fanni Fetzer, direttrice del Kunstmuseum di Lucerna. Tuttavia, mostrare più arte femminile non è sufficiente. L'importante è anche il "come".

swissinfo.ch: Secondo la nostra ricerca, negli ultimi 11 anni al Kunstmuseum di Lucerna solo una mostra su tre era dedicata a una donna. Non è possibile fare di più?

Fanni Fetzer: Questa cifra non fa piacere. Il risultato mostra che c'è ancora molto lavoro da fare. Ho l'impressione che il nostro programma sia già molto femminista e che prestiamo attenzione all'equilibrio di genere. Tuttavia, penso sempre a cosa posso fare per esporre un numero identico di artisti e artiste. Come direttrice ho una grande responsabilità, ma anche un margine di manovra e voglio farne uso.

Quali strategie ha per mettere in primo piano le artiste?

Quando si mostra una determinata epoca, si può cercare di esporre artiste sconosciute anziché sempre gli stessi uomini. Ad esempio, Sophie Taeuber-Arp è stata a lungo presentata solo nel contesto dei surrealisti e dadaisti. Ha ricevuto l'attenzione che meritava solo quando il Kunsthaus di Aarau ha dedicato una mostra all'insieme della sua opera. Oggi Sophie Taeuber-Arp è una delle artiste più famose in Svizzera, un po' come Meret Oppenheim.

Ad attirare più pubblico sono in generale gli artisti famosi e quindi soprattutto uomini. Come intende modificare questa situazione?

Ad esempio, attirando visitatori con un nome conosciuto, ma poi lasciando più spazio nel museo a un nome meno famoso. Nel programma non indichiamo i metri quadrati. Nel 2020 ciò avverrà per Marion Baruch, a cui dedicheremo una retrospettiva. Il pubblico potrà scoprire molto su questa artista. Organizzare più mostre contemporaneamente è una buona strategia.

E se si riesce ad organizzarne solo una?

Purtroppo, le mostre personali di artiste sconosciute non sono sempre una soluzione valida.

Perché?

Posso fare l'esempio di Sonja SekulaLink esterno, un'artista che mi sta molto a cuore. È originaria di Lucerna ed è poco conosciuta. Negli anni '30 Sonja Sekula andò a New York, dove conobbe diversi artisti. Era lesbica, mentalmente instabile e donna. Tutti questi fattori hanno fortemente ostacolato la sua carriera. Le sue opere possono però essere messe sullo stesso piano di quelle di artisti come Jackson Pollock. Ne abbiamo alcune nella nostra collezione. Nel 2016 volevo dedicarle un'esposizione personale, ma alla fine ho optato per un'esposizione di gruppo.

Come mai?

Perché sarebbero venuti solo i suoi pochi fan. Presentando Sonja Sekula nel suo ambiente americano ed europeo, la inserisco in questo contesto e mostro che è altrettanto interessante, innovativa e all'avanguardia di altri artisti. Anche questa è una tattica.

Ma in questo modo non è rimasta un po' nascosta?

No, poiché l'esposizione si intitolava "Sonja Sekula, Max Ernst, Jason Pollock & FriendsLink esterno". L'ho messa in primo piano in questo ambiente newyorchese. Quello che sicuramente non volevo era un suo ritratto sul catalogo. Sulla copertina ho messo due opere simili, una sua e un'altra di Jackson Pollock. Non volevo neppure delle foto di Sonja Sekula che mostrassero ad esempio la sua bella silhouette. Nella pubblicazione la si può vedere in pantaloni lunghi, al lavoro nel suo atelier.

Perché pubblicare una sua foto non sarebbe stata una buona idea?

A mio parere, le donne artiste sono spesso ridotte al loro essere donna o al fatto che hanno un bell'aspetto. Sonja Sekula era sicuramente una bella donna e ci sono foto molto riuscite di lei. Tuttavia, volevo mettere in primo piano il suo lavoro.

Pensiamo alla foto iconica di Meret Oppenheim, quella dietro alla pressa tipografica, scattata da Man Ray. Questa immensa artista diventa semplicemente una musa del famoso fotografo e non è quindi messa sullo stesso piano dei colleghi maschi.

Nei musei d'arte svizzeri, solo il 26% delle esposizioni personali presentano delle artiste. Il Kunstmuseum di Lucerna ne esce quindi piuttosto bene. Perché la maggior parte delle mostre sono ancora riservate ai maschi?

Nell'arte è solo dagli anni '70 e '80 che vi è un rapporto di genere equilibrato. In un museo non si lavora solo con esposizioni temporanee ma anche con una collezione. E in ogni collezione vi sono più uomini che donne. La nostra collezione inizia nel XVI secolo e all'epoca non c'era quasi nessuna artista donna. Tutti i musei dovrebbero oggi assicurarsi di collezionare opere di donne.

Cosa ne pensa di esporre l'arte femminile in mostre di sole donne?

Penso che vada bene. Bisogna però sempre riflettere sul "come". La combinazione di diverse esposizioni personali organizzata a Le Locle – Una stagione per le artisteLink esterno – è fatta molto bene. Altrove funziona meno bene. Ad esempio, quando nel titolo c'è il termine "ragazze".

"Ragazze" nel titolo di un'esposizione proprio non va!

Fine della citazione

Si riferisce all'esposizione sul Bauhaus in corso a Erfurt?

Sì, l'esposizione si intitola "Quattro ragazze del BauhausLink esterno" e per il 100esimo anniversario di questa corrente è stato pubblicato un libro che presente circa 90 artiste e le loro opere: "Le ragazze del Bauhaus – Un tributo alle donne artiste pioniere". Non è possibile! Queste donne hanno lavorato all'ombra dei loro colleghi maschi e adesso che finalmente ricevono un po' d'attenzione vengono chiamate "ragazze del Bauhaus".

Nei musei svizzeri vi sono più curatrici che curatori. Tuttavia, come detto i musei espongono più artisti uomini. Perché?

In molti musei di medie dimensioni, le direzioni sono anche composte di donne. In molti si presta attenzione a un rapporto equilibrato tra i sessi. Vi sono però anche altri criteri che intervengono nell'allestimento del programma.

Quali?

Ad esempio che non vi siano cinque esposizioni incentrate sui video o cinque focalizzate sul disegno. Voglio mostrare artisti internazionali, svizzeri e della regione. Non bisogna poi mai dimenticare che in un museo si raccontano delle storie. Ecco perché una volta all'anno possiamo dire: 'Ecco, adesso vi presentiamo Marion Baruch. Forse non la conoscete, ma dietro all'arte di questa donna c'è una storia molto interessante e adesso ve la raccontiamo'.


Traduzione di Daniele Mariani

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