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Economia ticinese colpita dalla recessione

Sulla piazza finanziaria di Lugano pesa l'incognita del secondo decreto Tremonti

(Keystone Archive)

Il Ticino è tra i cantoni che soffrono maggiormente le ripercussioni sfavorevoli della bassa congiuntura mondiale.

Per rilanciare l'economia, la Camera di commercio chiede una riduzione delle tasse e un'amnistia fiscale.

Una volta ancora la Camera di commercio, industria ed artigianato del cantone Ticino (CCIA-TI), presieduta dall'industriale e musicista Franco Ambrosetti, non rimane con le mani in mano. Una volta ancora fa il bilancio dell'economia locale e lancia un vero e proprio grido d'allarme.

L'occasione per farlo è stata data alla CCIA-TI, mercoledì, in seguito alla presentazione del rapporto sull'analisi settoriale dell'economia ticinese, edizione 2003, stilato dal Centro per l'Osservazione delle dinamiche economiche (CODE) dell'Istituto di ricerche.

Il rapporto è incentrato su un aspetto nuovo, quello delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione al servizio dell'economia. L'analisi ha coinvolto 439 aziende che occupano circa 27'000 persone.

Alla luce di quest'analisi che evidenzia, in Ticino, un uso effettivo e sopra la media nazionale di quelle tecnologie che permettono di mantenere alto, malgrado la crisi, il livello di competitività delle aziende ticinesi, la CCIA ha tratto conclusioni non proprio rosee.

Politica fiscale più moderata

Se, in confronto all’andamento del resto della Svizzera e della Germania, il trend per il 2003 è in risalita, accusa invece una netta discesa rispetto all’Italia, in particolar modo alla Lombardia.

Gli autori del rapporto hanno sottolineato che questa tendenza negativa è dovuta agli effetti nefasti del primo scudo fiscale voluto da Giulio Tremonti – le conseguenze del secondo scudo non saranno note prima della sua scadenza a fine giugno – e ai primi risultati dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali. Infatti la concorrenza per quanto riguarda costi e prezzi è notevolmente cresciuta.

“Che fare alla luce di tali risultati?” si è domandato Claudio Camponovo, direttore della CCIA-TI. “Bisogna innanzitutto reagire e reagire in fretta e in modo concreto”, ha aggiunto.

“Lo abbiamo già detto molte volte e lo ridiciamo oggi: se vogliamo rilanciare l’economia ticinese, dobbiamo attuare una politica fiscale più moderata sia per le persone fisiche che giuridiche. Bisogna sapere invogliare gli imprenditori ad investire nel nostro cantone”.

Claudio Camponovo ha anche mosso un’accusa al governo cantonale. “I suoi compiti vanno ridimensionati e ridefiniti, vi è troppo Stato nell’economia (40% con un aumento annuo del 4%).

Settore bancario in crisi

Lo Stato deve mettersi da parte: “Vogliamo più ricerche e più progetti, meno formalità amministrative e burocratiche!” ha dichiarato il direttore della CCIA-TI, annunciando l’intenzione di proporre un’amnistia fiscale come quelle attuate in Italia e, probabilmente, in Germania.

Perché in Ticino, più di tutti è il settore bancario a patire della recessione. Oltre alla minaccia generale legata al difficile andamento dei mercati – in discesa per il terzo anno consecutivo – incombe anche e soprattutto la minaccia rappresentata dagli attacchi al segreto bancario svizzero e, in Ticino particolarmente, quella legata alle ricadute dello scudo fiscale italiano.

Il decreto Tremonti bis non è stato per intanto molto risentito però, come lo ha ricordato il bancario Giorgio Ghiringhelli, “scade a fine giugno ed allora soltanto potremo misurarne la portata”.

swissinfo, Gemma d’Urso, Lugano

Fatti e cifre

Nel 2002, l'economia ticinese ha conosciuto una crescita negativa pari a -0,6 % (+ 0,1% per il resto della Svizzera).
Il settore più colpito è stato quello dell'industria manifatturiera.
Le previsioni di crescita per il 2003 sono dell'1,2%.

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In breve

Il Ticino è all'avanguardia in Svizzera per quanto concerne l'uso delle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione: 58% delle aziende (con una punta di 80% nel settore terziario) vi ha accesso.

Si tratta, a parere della CCIA, di una "vera rivoluzione".

L'accesso ad Internet è garantito a 90% delle imprese nel ramo delle finanze e delle assicurazioni e, all'opposto, a 15% soltanto delle ditte tessili.

La dotazione è maggiore alla media svizzera.

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