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Falun Gong: repressione cinese colpisce anche tre svizzeri

Una scena dell'arresto dei dimostranti occidentali a Pechino del 20 novembre 2001 Keystone

Circa trenta gli adepti occidentali arrestati. Volevano dimostrare contro la repressione del movimento religioso da parte del regime comunista.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 novembre 2001 - 20:06

Una trentina di seguaci stranieri della setta Falun Gong, tra cui tre svizzeri, sono stati arrestati martedì a Pechino sulla piazza Tiananmen. Gli adepti manifestavano contro la repressione cui è sottoposto il movimento in Cina. Almeno 14 degli arrestati sono stati espulsi mercoledì, e tra questi anche gli svizzeri.

«Abbiamo contattato le autorità cinesi per chiedere spiegazioni ma le informazioni che ci sono state date sono molto parziali», afferma la diplomatica Marianne Gramm, prima collaboratrice dell'ambasciatore. Raggiunta per telefono a Pechino, la signora Gramm non è stata in grado di precisare dove gli stranieri fossero stati condotti.

Un adepto arrestato ha potuto raggiungere la moglie con il suo telefonino. L'uomo ha avuto appena il tempo di dire che si trovava con gli altri compagni di sventura in un albergo presso l'aeroporto. La comunicazione è stata poi bruscamente interrotta.

In un primo momento si era parlato di quattro svizzeri arrestati. È stato poi chiarito che la quarta persona è uno spagnolo che lavora in Svizzera, precisa nel pomeriggio una nota del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Secondo fonti elvetiche del Falun Gong, alla manifestazione hanno partecipato seguaci di Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra, Svezia, Canada, Stati Uniti e Israele.

Le autorità di Pechino hanno scatenato dal 1999 una brutale repressione contro i membri della setta, accusandoli di essere responsabili della morte di 1.800 persone suicidatesi o che avrebbero rifiutato di sottoporsi a cure mediche.

Ben diversa è ovviamente la versione fornita dai seguaci della setta: in questi ultimi anni oltre 100.000 adepti del Falun Gong sono stati arrestati, molti sono costretti a lavori forzati ed almeno 300 sono morti di stenti o per i maltrattamenti subiti.

Il movimento si ispira a diverse religioni asiatiche come il buddismo o il taoismo nonché alle tecniche tradizionali di meditazione.

swissinfo e agenzie

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