Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Finita l’odissea degli ostaggi europei nel Sahara

I quattro svizzeri detenuti per sei mesi nel Sahara

(Keystone Archive)

Sono stati liberati nel nord-est del Mali i 14 ostaggi europei detenuti nel deserto da sei mesi, tra cui figuravano anche 4 cittadini svizzeri.

I ministeri degli esteri di Svizzera e di Germania hanno confermato lunedì sera il rilascio.

I 14 ostaggi - 4 svizzeri, 9 tedeschi e un olandese - sono stati consegnati a un mediatore maliano, ha indicato il portavoce del presidente del Mali Amadou Toumani Touré.

Il mediatore in questione, l'ex capo dei ribelli Tuareg Iyad Ag Ghali, ha detto a un giornalista dell'AFP nella città del Mali orientale Gao che le 14 persone sono "completamente libere".

Il governo tedesco ha confermato lunedì sera l'avvenuta liberazione. Il presidente del Mali ha assicurato il segretario di Stato Jürgen Chrobog che tutti i 14 ex ostaggi si trovano nelle mani di rappresentanti dello Stato africano.

Chrobog ha precisato a un gruppo di giornalisti nella capitale Bamako che le 14 persone rilasciate stanno bene. Martedì pomeriggio arriveranno con un aereo nella capitale, da dove saranno rimpatriate.

Conferma anche da Berna

Nella tarda serata di lunedì, anche il Dipartimento federale degli affari esteri, a Berna, ha confermato la liberazione. Il portavoce Simon Hubacher ha detto che i 14 ex ostaggi si trovano al sicuro nella mani delle autorità del Mali. Hubacher ha confermato che il loro stato di salute è buono.

Mesi di incertezza

Il destino degli scomparsi nel Sahara ha tenuto col fiato sospeso per mesi i parenti, politici e diplomatici. I quattro svizzeri erano scomparsi in Algeria a fine febbraio.

I paesi d'origine degli ostagggi, Germania e Olanda, oltre alla Svizzera, avevano inviato dapprima in Algeria e poi in Mali loro investigatori e poliziotti per appoggiare e coordinare sul posto gli sforzi delle autorità locali.

Il capo della cellula di crisi al Ministero degli esteri svizzero, ambasciatore Peter Sutter, si trovava domenica a Bamako. L'emittente televisiva tedesca ZDF aveva, domenica sera, parlato dell'avvenuta liberazione. In seguito, le autorità della città di Gao avevano confermato che il gruppo era stato liberato. Queste informazioni si erano però rivelate premature e la liberazione era stata rinviata di qualche ora.

È stato pagato un riscatto?

Secondo la ZDF, per il rilascio sarebbe stato pagato un riscatto. Un mediatore maliano avrebbe consegnato la somma ai rapitori. Secondo l'emittente tedesca, la somma non sarebbe stata messa a disposizione dal governo tedesco. Non si conosce l'ammontare esatto del riscatto; sempre secondo la ZDF, sarebbe però inferiore ai 65 milioni di euro evocati da taluni articoli della stampa.

Svaniti nel nulla

I turisti erano stati rapiti a gruppi, in sette occasioni diverse. Il primo attacco a scapito di un gruppo di turisti europei in viaggio senza guida è avvenuto a metà febbraio.

In un primo tempo si pensava che i turisti si fossero persi, magari in seguito ad una tempesta di sabbia. Ma le ricerche, iniziate quasi subito nel triangolo compreso tra Ouargla (800 chilometri a sud di Algeri), Djanet (1700 chilometri a sud-est di Algeri) e Tamanrasset (1900 chilometri a sud di Algeri), non avevano dato nessun risultato: niente corpi, niente tracce.

Dall'Algeria al Mali

È nato così il sospetto che i turisti fossero stati rapiti. Un sospetto che con il passare del tempo è diventato certezza. Nelle mani dei rapitori sono finiti in totale 32 turisti, sedici tedeschi, dieci austriaci, quattro svizzeri, uno svedese ed un olandese.

Grazie anche alle informazioni dei servizi segreti si è potuto individuare nel Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento il principale indiziato per i rapimenti.

Affiliato ad Al Qaida, il gruppo, di matrice islamica, avrebbe spostato al sud dell’Algeria il proprio centro di attività per controllare un nodo importante del contrabbando, soprattutto di armi, e «disturbare» il centro petrolifero del nord Africa.

A metà maggio, forze speciali dell’esercito algerino erano riuscite a liberare un primo gruppo di 17 prigionieri (6 tedeschi, 10 austriaci e uno svedese). Probabilmetne per evitare un nuovo intervento, i rapitori avevano spostato in Mali gli ostaggi rimanenti nelle loro mani.

La loro liberazione è il frutto di lunghissimi negoziati avviati con i rapitori e le autorità del Mali e dell'Algeria. Per una donna tedesca, deceduta in luglio in seguito alle difficili condizioni di detenzione, anche queste trattative sono giunte troppo tardi.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

In febbraio e marzo erano stati rapiti 32 turisti nel sud dell'Algeria;
A metà maggio erano stati liberati 17 ostaggi;
Nel gruppo ancora prigioniero si trovavano quattro svizzeri, 9 tedeschi e un olandese;
I rapitori appartengono a un gruppo di matrice islamica.

Fine della finestrella


Link

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

×