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Frizioni fra Svizzera e Italia per Telekom Serbia

Il procuratore generale Valentin Roschacher non condivide le decisioni del governo federale

(Keystone Archive)

La visita intempestiva in Svizzera di due parlamentari italiani alla ricerca di informazioni sul caso Telekom Serbia, lo scorso 8 maggio, continua a scuotere il mondo politico-giudiziario svizzero.

Il colpo di spugna voluto dal governo non è piaciuto al procuratore generale della Confederazione.

Il procuratore generale della Confederazione Valentin Roschacher ha messo i puntini sulle «i» riguardo al perseguimento penale della delegazione italiana giunta a Lugano nell'ambito della vicenda Telekom Serbia.

In un'intervista rilasciata al «SonntagsBlick» in cui smentisce indirettamente le affermazioni fatte dal portavoce governativo Achille Casanova, Roschacher ha detto che non si può parlare di bagattella quando per raccogliere prove si elude volutamente la procedura di assistenza giudiziara.

Mercoledì scorso il Consiglio federale aveva deciso di non autorizzare il perseguimento penale contro i due deputati e gli altri membri della delegazione italiana che l'8 maggio scorso avevano cercato di procurarsi documenti presso l'Ufficio esecuzioni e fallimenti di Lugano.

Il gruppo accompagnava Igor Marini, il consulente finanziario che accusa i politici italiani Romano Prodi, Lamberto Dini e Piero Fassino di aver intascato tangenti milionarie nel 1997.

Pur ritenendo che gli atti compiuti dalla delegazione italiana violassero la sovranità e l'integrità territoriale della Svizzera, l'esecutivo federale era giunto alla conclusione che la minaccia andava parata «tramite iniziative di carattere politico e diplomatico», e non aprendo un procedimento penale «come proposto dal Ministero pubblico della Confederazione».

Le critiche di Roschacher

Su questo punto arriva la prima smentita di Roschacher. «Il procedimento è già stato aperto l'8 maggio», afferma nell'intervista pubblicata dal «SonntagsBlick», in cui ricorda che «in nessun caso» viene avanzata una domanda al CF sull'avvio di un incartamento.

«Decidiamo autonomamente dalla politica e dalla diplomazia, unicamente in base alla legge», ha aggiunto.

Mercoledì Achille Casanova aveva inoltre sostenuto che il caso in esame era «di rilevanza limitata dal profilo penale a giudizio del Ministero pubblico della Confederazione».

Non è vero, risponde Roschacher. «Gli elementi a nostra disposizione non permettono assolutamente di ritenere che si sia trattato di un reato da gentiluomini», afferma il procuratore.

«Non è una bagattella, quando si violano le leggi svizzere e non si rispetta la sovranità del Paese. Non è una bagattella, quando per procacciarsi prove si elude volutamente la procedura di assistenza giudiziaria. Questo comportamento è illegale e deve essere perseguito, cosa che il ministero pubblico ha fatto subito senza badare ai titoli delle personalità coinvolte», ha detto.

Roschacher ha però dichiarato di non aver «alcun problema» ad accettare l'alt imposto dal Consiglio federale, nonostante la procura volesse portare avanti il caso.

«Il Consiglio federale ha fatto uso del suo diritto, relativo ai reati politici, di dare maggior rilievo agli interessi dello Stato rispetto a quelli del perseguimento penale».

swissinfo e agenzie


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