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10 autrici e autori che dovreste leggere (parte 1)

Una donna sfoglia un libro alle Giornate lettararie di Soletta del 2012. Keystone

Grazie alle quattro lingue nazionali, la letteratura svizzera è molto variegata. Vi presentiamo 10 autrici e autori invitati quest’anno alle Giornate letterarie di Soletta.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 maggio 2017 - 11:00

Fin dal 1978 la cittadina di Soletta ospita ogni anno, durante alcuni giorni, il più importante evento letterario elvetico. Le Giornate letterarie di Soletta sono una piattaforma per autori, editori e giornalisti delle quattro regioni linguistiche svizzere. L’edizione di quest’anno si tiene dal 26 al 28 maggio.


1. Antoinette Rychner

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L’autrice svizzera di lingua francese è nata nel 1979. Ha seguito una formazione di tecnica di scena e inizialmente si è dedicata soprattutto alla scrittura per il teatro. Più tardi ha studiato all'Istituto svizzero di letteratura di Bienne. Il suo primo romanzo, Le Prix (Il Premio), è uscito nel 2015. L’anno successivo ha vinto il premio svizzero di letteratura.

Qual è secondo lei il suo libro migliore e di cosa parla? Il mio romanzo Le Prix, edito da Buchet-Chastel, in cui racconto come la pulsione del desiderio possa fissarsi su un oggetto fino all’ossessione. Una frase da un suo libro della quale va particolarmente fiera? Una frase scritta nel mio libro Devenir pré (Diventare prato), per il quale sono stata invitata alle Giornate letterarie di Soletta: «Dietro i tronchi un cielo bianco nuvola, liscio e dolce, da cui il prato con i suoi riflessi sembra staccato di poco, tanto da far credere che oggi la trascendenza possa essere raggiunta a piedi». Immagine: Yvonne Böhler



2. Dada Montarolo

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Dopo lunghi soggiorni in Australia e negli USA, la scrittrice italiana vive ora in Svizzera. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e testi teatrali.

Perché leggere uno dei suoi libri? Il mio obiettivo è di fare in modo che il lettore pensi: «Ecco, questo è proprio ciò che provo, è bello trovarlo scritto qui». La scrittura per me è trasmissione di emozioni da condividere, è creare una forte intimità con chi legge per accompagnarlo nell’esplorazione delle sue reazioni più profonde. Leggere è immedesimarsi, quindi conoscersi. Qual è, dal suo punto di vista, il suo libro migliore e di cosa parla? Il mio libro migliore non l’ho ancora scritto, però ci provo continuamente. La realtà è molto più brava della fantasia nel creare le storie e gli scrittori sono vampiri innocui, si aggirano fra la gente a caccia di spunti. Quando li trovano se ne impossessano e cercano di succhiarne la parte più appassionante per trasformarla in parole e pensieri da spargere in giro. Una frase tratta da un suo libro, di cui è particolarmente fiera? «Ognuno di noi è un mondo di abissi e di montagne, di foreste e di deserti, dove angeli e demoni si contendono in silenzio la nostra anima», dal romanzo Alter (2003). Immagine: PD



3. Zora del Buono

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Con le sue opere, l’architetta, giornalista e scrittrice svizzera nata nel 1962 ha vinto vari premi. Tra le sue opere più note c’è la novella Gotthard, la cui vicenda si svolge durante un giorno di lavoro alla galleria di base del Gottardo.

Perché si dovrebbero leggere le sue opere? Per capire se mi si vuole leggere. Qual è a suo avviso il suo libro migliore e di cosa parla? Io preferisco sempre l’ultimo, perché non si è ancora completamente staccato da me. Hinter Büschen, an eine Hauswand gelehnt (Dietro ai cespugli, appoggiati al muro di una casa) parla di uno studente audace e della sua docente, molto più vecchia di lui. Al centro del libro ci sono un desiderio insopprimibile, la NSA e i segreti di un’estate. Una frase da un suo libro di cui è particolarmente orgogliosa? Beh, orgogliosa… Però mi piacciono le frasi iniziali. Le frasi iniziali sono importanti. Perciò qui citerò una frase iniziale: «Fritz Montevalli sedeva sul gabinetto e pensò questi tre numeri: 199, 19, 8» (Gotthard). La letteratura svizzera in una frase? A me personalmente piace quando è frugale, frastagliata e fredda. Non è sempre così, ma spesso lo è. Keystone


4. Michael Fehr

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Nato nel 1982 a Berna, ha studiato all’Istituto svizzero di letteratura. Con il suo lavoro letterario ha vinto vari premi. A causa della sua cecità, scrive i suoi testi registrandoli su un dittafono. Il dialetto ha un ruolo importante nella sua lingua, più poesia che prosa. Fehr ha messo in musica alcune sue storie insieme al chitarrista Manuel Troller. La lingua e i soggetti di Fehr sono inusuali e gettano una luce critica e poetica sulla vita in Svizzera.

Perché la si dovrebbe leggere? Non mi si deve leggere. Mi si può leggere se si ha voglia di schiudere i propri mondi interiori immaginari e fantastici sulla base di una riduzione all’essenza. Per me la Svizzera è… Un paesaggio di verde profondo, blu profondo e bianco profondo. La letteratura svizzera in una frase? Questo concetto non mi dice niente. Lo sforzo per dare spessore estetico e forza narrativa a un susseguirsi di parole va per me ben al di là dei confini nazionali. Immagine: Franco Tettamanti

 

5. Henriette Vásárhelyi

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La scrittrice tedesca è nata nel 1977 a Berlino Est. Ha studiato all’Istituto tedesco di letteratura di Lipsia e vive oggi con la sua famiglia nel Seeland bernese. Per il suo lavoro ha vinto numerosi premi.

Perché la si dovrebbe leggere? Nei miei libri si parla di leggende tramandateci da persone morte (troppo presto) e di una minoranza europea con la luna di traverso per ragioni storiche, che ha un’esperienza migratoria collettiva e a lungo non ne sapeva nulla. Come in una poesia, nei due libri cerco di evocare esperienze collettive e individuali attraverso le quali osservare il presente. Qual è a suo avviso il suo libro migliore e di cosa parla? Il mio racconto Mein Hunger, dein Himmel (La mia fame, il tuo cielo) corrisponde ai campi di tensione che dominano insidiosamente il nostro presente - Frontex, capitale e assimilazione. Quando mi si pongono domande basate sulla categoria «miglior libro», allora vado oltre e scrivo non proprio seriamente: da leggere assolutamente, racconto gravemente sottovalutato! Una frase da un suo libro di cui è particolarmente orgogliosa? «Nessuno sapeva se fosse uno scherzo o una cosa seria», dal racconto Im Schatten des Katzentischs (All’ombra del tavolo dei gatti). Keystone

Domani potete continuare la lettura con la parte 2!

Quali autrici o autori svizzeri conoscete? E cosa vi piace, o vi dà fastidio, dei loro libri? Condividete le vostre opinione inviandoci un commento!

Scrivete all’autrice @SibillaBondolfi su Facebook o Twitter.

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