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Habemus papam! La procedura

La fumata bianca, per l'elezione di Karol Woytila, il 15 ottobre 1978

(Keystone Archive)

L’elezione di un papa si svolgerà secondo una procedura ben precisa. Le regole sono state rivedute dallo stesso Giovanni Paolo II nel 1996.

L’elezione si terrà fra i 15 e i 20 giorni dopo la morte del Papa. Vi parteciperà anche un cardinale svizzero.

Il nome del prossimo papa sarà deciso da un’assemblea di cardinali, chiamata conclave. Ne fanno parte un massimo di 120 cardinali che non devono avere più di 80 anni.

Superato questo limite d’età i cardinali non possono infatti più votare ma sono eleggibili.

La Svizzera ha tre cardinali: Henri Schwery, Gilberto Agustoni e Georges Cottier. Questi ultimi due non parteciperanno alla nomina del successore di Giovanni Paolo II siccome hanno superato gli 80 anni.

Appuntamento nel Domus Sanctae Marthae

I cardinali hanno nove giorni di tempo per raggiungere Roma. Un tempo infatti i mezzi di locomozione non permettevano di fare centinaia di chilometri in poche ore.

Nel periodo dell’elezione i cardinali si riuniranno nel Domus Sanctae Marthae (la casa di Santa Marta), un edificio costruito di recente all’interno delle mura vaticane.

Qui i cardinali dispongono di più comodità rispetto al vecchio palazzo apostolico dove si svolgeva un tempo l’elezione del Papa.

Una maggioranza di due terzi

Un cardinale, per essere eletto dovrà ottenere i due terzi dei voti dei partecipanti al conclave. Lo scrutinio è segreto. Ci potranno essere fino ad un massimo di 30 turni di elezione.

Se nessun candidato otterrà la maggioranza necessaria, il conclave farà una pausa di alcuni giorni. Poi l’elezione riprenderà, ma a questo punto per essere eletti non ci vorrà più la maggioranza assoluta.

In passato, la maggioranza assoluta non era più necessaria già a partire dal 13esimo turno ma Giovanni Paolo II ha modificato le regole nella costituzione apostolica (Universi Dominici Gregis) del 1996.

Cellulari vietati, pena la scomunica

Un tempo, nel caso in cui due candidati avessero ottenuto lo stesso numero di voti, l’elezione poteva essere delegata a un gruppo limitato di cardinali. Anche questa regola non figura più nella nuova costituzione.

Altro cambiamento: nel corso dell’elezione i cardinali non saranno più rinchiusi per 24 ore su 24. La nuova costituzione mantiene invece in vigore il principio del segreto assoluto.

L’impiego di cellulari o altri mezzi di comunicazione moderni da parte dei partecipanti all’enclave è severamente vietato, pena la scomunica.

Inoltre due "tecnici di fiducia" dovranno evitare che telecamere, registratori e obiettivi fotografici si infiltrino nei locali.

Fumo bianco per il nuovo papa

Il momento che un candidato otterrà la maggioranza necessaria, gli sarà chiesto se è disposto ad accettare la nomina. In caso affermativo gli verrà attribuita la più alta carica della gerarchia ecclesiastica cattolica.

La cerimonia d’intronizzazione si svolgerà alcuni giorni più tardi nella cattedrale di San Pietro.

La tradizione vuole che il pubblico sia informato sui risultati dell’elezione grazie ad un fumo che esce dal camino.

Se il fumo è nero significa che i cardinali non sono riusciti ad accordarsi su un candidato, se il fumo è invece bianco, il mondo cattolico sa di avere un nuovo papa: "Habemus papam" è la formula ufficiale.

Il fumo si ottiene bruciando i bollettini di voto. Se questi ultimi vengono bruciati con l’aggiunta di paglia umida, il fumo diventa bianco.

Un papa italiano?

Due grandi tendenze si disegnano al Vaticano: il ritorno di un papa italiano o l’elezione di un cardinale latinoamericano, continente che conta il più alto numero di cattolici al mondo.

Alcune fonti anonime stimano che "la successione di Giovanni Paolo II sarà innanzitutto una questione italiana, sempre che i 20 cardinali elettori italiani riescano ad accordarsi su un candidato".

Assieme al tedesco Joseph Ratzinger, i nomi più ricorrenti sono infatti quelli del cardinale milanese Dionigi Tettamanti (70 anni) e del veneziano Angelo Scola (63).

swissinfo, Felix Münger
(Traduzione e adattamento: Elena Altenburger)

Fatti e cifre

Il conclave è attualmente costituito da 117 cardinali.
58 sono europei, di cui 20 italiani.
Il vallesano Henri Schwéry è l’unico elettore elvetico.
21 sono originari dell’America latina.
14 del Nord America.
11 africani.
11 asiatici.
2 cardinali provengono invece dall’Oceania.

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