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I biocarburanti non sono sempre una panacea

Trucioli di legno a Riedholz in attesa di essere trasformati in etanolo o in cellulosa

(Keystone)

Alcuni biocarburanti consentono di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Il bilancio ambientale per produrli è però spesso peggiore rispetto a quello della benzina e del diesel.

È quanto emerge da uno studio pubblicato martedì dall'Empa, l'Istituto di ricerca svizzero sui materiali.

Sebbene i biocarburanti consentano di ridurre le emissioni di gas serra di oltre il 30% rispetto alla benzina, la coltivazione delle materie prime necessarie - come il mais o la soia - possono provocare problemi ambientali ancor più gravi: concimazione eccessiva, acidificazione dei terreni agricoli o, ancora, perdita di biodiversità.

L'ampliamento della produzione agricola di vettori energetici fa inoltre concorrenza ad altre forme di utilizzo del territorio, quali la produzione di derrate alimentari o il mantenimento di ambienti naturali, osservano in una nota gli autori dello studio, che è stato è stato commissionato dagli Uffici federali dell'energia, dell'ambiente e dell'agricoltura.

Tanti problemi prima di arrivare al carburante

Nel caso dell'agricoltura nella fascia tropicale, il problema fondamentale è rappresentato dal disboscamento mediante il fuoco della foresta pluviale.

Questi incendi liberano grandi quantità di anidride carbonica, aumentano l'inquinamento dell'aria (in particolare per quanto riguarda le polveri fini e lo smog) e compromettono gravemente la biodiversità.

Per quanto riguarda la coltivazione nelle zone temperate, gli effetti negativi sull'ambiente sono determinati dalla bassa resa delle superfici, dall'uso di fertilizzanti, in parte massiccio, e dalla lavorazione meccanica dei terreni.

Buoni risultati per rifiuti e legno

Un bilancio positivo migliore risulta dall'uso a scopi energetici di rifiuti e materiali residui: da un lato perché viene a mancare l'elevato impatto ambientale legato alla produzione delle materie prime e, dall'altro, perché vengono ridotte le emissioni dovute al trattamento dei rifiuti.

Anche lo sfruttamento a fini energetici del legno dà buoni risultati, perché in questo caso gli effetti ambientali della lavorazione della materia prima sono ridotti.

Possibilità di miglioramento

Lo studio dell'Empa sottolinea come gli effetti ambientali di tutti i biocarburanti presi in esame – bioetanolo, biometanolo, biodiesel e biogas – possano essere ridotti in modo significativo con misure mirate.

Si può quindi prevedere che l'ottimizzazione degli attuali processi porteranno in futuro a valutazioni più favorevoli. I bilanci ecologici richiederanno quindi costanti aggiornamenti.

Non sempre tuttavia la produzione di carburanti rappresenta la modalità ottimale di sfruttamento della biomassa. Considerando che i potenziali produttivi sono limitati, resta indispensabile puntare ad un uso efficiente e parsimonioso dell'energia.

swissisnfo e agenzie

Fatti e cifre

In Svizzera, il 65% dei veicoli a motore utilizzano benzina, il 34% diesel e l'1% altri carburanti.
Nell'Unione Europea i biocarburanti rappresentavano lo 0,3% del totale dei carburanti utilizzati per i veicoli a motore nel 2003.
Nel 2005 questa percentuale è salita al 2%.
L'obiettivo dell'UE è di raggiungere il 5,75% entro la fine del 2010.
Recentemente, gli Stati Uniti hanno annunciato di voler far sì che entro il 2010 almeno il 10% del carburante utilizzato dalle automobili sia «bio».

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Biomassa

Nel XIX secolo la biomassa - legno, torba, paglia - era la principale fonte energetica dell'umanità. La biomassa è stata sostituita progressivamente dal carbone e, più tardi, dal petrolio e dal gas.

La biomassa è considerata neutra dal punto di vista delle emissioni di CO2. L'anidride carbonica che si sprigiona bruciando la legna, ad esempio, viene riassorbita da altre piante durante la loro crescita.

Oggi, in Svizzera, la biomassa contribuisce nella misura del 4% alla copertura del fabbisogno energetico complessivo. Secondo l'Ufficio federale dell'energia, il potenziale è però lungi dall'essere esaurito. Oggi ne viene sfruttato solo un terzo.

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