Il bosco, una ricchezza poco sfruttata

Il bosco: fonte di guadagno, di benessere, di protezione... Keystone

Il legno è una delle poche risorse naturali della Svizzera, ma dei 10 milioni di metri cubi che crescono ogni anno ne vengono utilizzati solo la metà.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 marzo 2004 - 12:54

Ecco perché la Giornata mondiale del bosco è dedicata quest’anno alla promozione dello sfruttamento del legno.

«Siamo nel bel mezzo di una crisi», afferma sconsolato Philippe Roch, direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (Ufafp). «Il bosco non rende, per questo non è sfruttato come dovrebbe e di conseguenza questa magnifica risorsa va perduta».

E che risorsa: con una densità di 360 metri cubi di legname per ettaro di bosco, la Svizzera ha la più grande riserva di legno d’Europa. I boschi sono pieni all’inverosimile di legname da costruzione e da ardere, ma solo la metà dei 10 milioni di metri cubi che spuntano in Svizzera viene utilizzata.

Il problema dello scarso sfruttamento non è cosa nuova. È da tre decenni che si cerca in ogni modo d’invertire la tendenza. Per la Giornata internazionale del bosco, che ricorre il 20 marzo, la Confederazione ha lanciato la seconda fase del progetto «legno 21» volto ad invogliare gli ambienti interessati ad un maggiore utilizzo del legno indigeno.

Le cause del disamore per il legno svizzero

Le ragioni dello scarso sfruttamento dei boschi svizzeri sono molte. «Tanto per cominciare» spiega Markus Mooser, direttore di Cedotec, un’associazione attiva nell’ambito dell’economia del legno, «ci troviamo in un mercato globale ed è quest’ultimo che fissa i prezzi. In alcuni paesi, poi, le sovvenzioni sono più generose di quelle concesse in Svizzera».

Negli ultimi anni, il prezzo del legno è sceso a tal punto che le sovvenzioni non bastano più. Bisognerebbe aumentarle, ma la Confederazione, presa dalla volontà di risparmiare, è piuttosto intenzionata a ridurle.

«Dobbiamo citare anche l’aumento della concorrenza, che ha portato ad un crollo dei prezzi delle materie prime», sottolinea Philippe Roch, che pensa in particolare a dei tipi di sfruttamento dei boschi meccanizzati, come quelli dell’Europa dell’Est.

Per il direttore dell’Ufafp, la struttura del tipo di sfruttamento è un altro elemento che gioca a sfavore della Svizzera, dove si trovano molte piccole segherie e aziende che fanno riferimento a delle superfici poco estese. La conseguenza di questa parcellizzazione è l’accresciuta necessità di mano d’opera.

Ma non è tutto. Markus Mooser fa notare che i boschi svizzeri sono «sfruttati in modo perfetto», vale a dire rispettoso dell’ambiente. Per quanto positivo, questo aspetto contribuisce, unitamente al costo dei terreni e della mano d’opera, a far lievitare i prezzi.

Tra economia e ambiente

Che fare: privilegiare l’economia o l’ambiente? E nel caso si decidesse per quest’ultimo, gli sforzi profusi in materia d’ecologia avrebbero degli effetti perversi? Per Philippe Roch bisognerebbe liberalizzare lo sfruttamento dei boschi, in modo che questa attività possa diventare economicamente più interessante ed essere svolta con mezzi moderni.

Una liberalizzazione implicherebbe anche dei controlli meno severi da parte delle autorità. Il direttore dell’Ufafp precisa però che andrebbe applicata solo ai boschi coltivati per scopi commerciali, vale a dire solo ad una piccola parte del patrimonio boschivo elvetico.

Monoculture e altro

Da un punto di vista economico è innegabile che le monoculture siano più redditizie. Perché la Svizzera non si lancia in questa direzione? «È poco diffusa a causa della morfologia del terreno», spiega Roch, «noi non abbiamo delle grandi superfici pianeggianti».

«E poi le monoculture sono in contraddizione con altre funzioni del bosco, come la salvaguardia del paesaggio, la protezione del sottosuolo, la protezione dalle valanghe, ecc. Cercare di migliorare il modo in cui si sfruttano i boschi è senz’altro legittimo, ma non possiamo permetterci di superare i limiti imposti dalla natura stessa».

swissinfo, Chantal Nicolet
Adattamento dal francese, Doris Lucini

Fatti e cifre

10 milioni di m3 di legname crescono ogni anno nei boschi svizzeri
90'000 persone lavorano nel settore del legno
«legno 21»: Il programma lanciato nel 2001 dalla Confederazione, durata prevista 10 anni
4 milioni di franchi l’anno: i finanziamenti per il periodo 2004-2007 di «legno 21»
20 marzo: Giornata internazionale del bosco

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In breve

La Confederazione versa 4 milioni l’anno in un fondo destinato a sostenere i progetti volti alla razionalizzazione della catena di lavorazione del legname o all’apertura di nuovi mercati per lo stesso.

Vengono incoraggiate, ad esempio, le costruzioni in legno, lo sviluppo di nuove tecnologie e l’utilizzazione del legname per riscaldamento.

Inaugurata proprio nel corso della Giornata internazionale del bosco, la nuova stazione di Landquart, nel canton Grigioni, è un buon esempio della messa in pratica di questa politica: per la sua costruzione sono stati utilizzati 900 metri cubi di legname indigeno.

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