Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Il caldo uccide... se non si è informati

Gli anziani sono tra i più esposti ai pericoli del caldo.

(Keystone Archive)

Per evitare che si ripeta lo scenario dell'estate del 2003, con i suoi 975 decessi legati alla canicola, la Confederazione istituisce un dispositivo di prevenzione.

Ginevra e Ticino non hanno però aspettato la Confederazione per reagire. Nei due cantoni, la popolazione è già stata sensibilizzata al problema.

Che durante l'estate del 2003 ci fosse stato un aumento della mortalità lo si sospettava. Fino ad oggi per confermare questa ipotesi mancava però una base scientifica.

A fugare ogni dubbio ci ha pensato l'Istituto di medicina sociale e preventiva dell'Università di Basilea: secondo il suo studio, la canicola che quell'anno ha attanagliato l'Europa, in Svizzera è costata 975 decessi in più (+7%) rispetto alla media delle estati tra il 1990 e il 2002.

Autorità prese alla sprovvista

Nel 2003, popolazione ed autorità non erano coscienti del problema, ha ammesso Thomas Zeltner, direttore dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Per non trovarsi impreparati di fronte ad un'altra estate torrida, l'UFSP e l'Ufficio federale dell'ambiente hanno dato vita ad un programma – battezzato «Giornate calde – sangue freddo» – destinato a sensibilizzare le persone a rischio (soprattutto gli anziani), i loro parenti ed il personale medico.

In caso di imminenti ondate di calore, è stato pure istituito un sistema d'allerta gestito da MeteoSvizzera. Il Registro centrale dello stato civile si occuperà inoltre di trasmettere settimanalmente un elenco dei decessi che permetterà di constatare rapidamente se vi sono differenze importanti rispetto alla media.

Ticino e Ginevra i precursori

Due cantoni – Ginevra e Ticino – non hanno però atteso che la Confederazione si muovesse per reagire al problema.

Dal mese di febbraio del 2004, in Ticino è attivo il Gruppo operativo salute e ambiente (GOSA), il cui obiettivo è di elaborare delle strategie per rispondere alle emergenze legate appunto all'ambiente (canicola, ma anche ozono, polveri fini oppure zanzare).

«Da inizio giugno a metà settembre abbiamo un servizio di picchetto incaricato di diramare degli avvertimenti sulla base delle informazioni di MeteoSvizzera, che lancia un allarme quando è previsto un periodo di canicola di almeno tre giorni», dice a swissinfo Angelo Tomada, coordinatore del GOSA.

Consigli ripresi a livello federale

Le raccomandazioni sono le stesse di quelle caldeggiate a livello federale: stare in casa, bere molti liquidi, rinfrescarsi regolarmente, mangiare cibi leggeri, chiudere le finestre durante il giorno ed arieggiare la notte...

Inoltre, i servizi che lavorano a stretto contatto con i gruppi a rischio, in particolare chi si occupa di cure a domicilio, sono stati resi attenti a tutta una serie di misure per proteggere dal caldo le persone da loro assistite.

Ad esempio, sono invitati a verificare che vi sia un climatizzatore o almeno un ventilatore oppure, nei casi in cui non è garantita regolarmente la presenza di una terza persona, a segnalare il caso al municipio.

Stilare un bilancio del programma è per ora impossibile, poiché durante la scorsa estate i picchi di calore sono stati ben più contenuti di quelli dell'anno precedente.

L'informazione sembra però cominciare a dare i suoi frutti: ad esempio, le segnalazioni alle centrali di teleallarme per casi di sospetta disidratazione sono aumentati significativamente.

Un problema urbano e sociale

Il problema dei decessi legati al caldo è soprattutto urbano.

Nell'estate del 2003 – osserva Oliver Thommen, uno degli autori dello studio dell'Istituto di medicina sociale e preventiva di Basilea – il tasso di mortalità è infatti aumentato soprattutto nelle agglomerazioni di Basilea (+24%), Ginevra (+17,5%) e Losanna (+13,5%).

All'origine di questa situazione vi sono due fattori: da un lato le città trattengono maggiormente il calore, dall'altro è spesso proprio nei grandi centri urbani che le persone anziane sono più isolate socialmente.

Ed è anche per questo che nei programmi di prevenzione istituiti in Ticino, nel canton Ginevra ed oggi a livello federale, si insiste sull'aspetto della solidarietà. Secondo Angelo Tomada, è anche grazie all'esistenza di una rete sociale più fitta che in Ticino nell'estate del 2003 non è stato registrato un tasso di mortalità superiore alla norma.

«Le vittime sono soprattutto quelle persone che vivono da sole e che non sono in contatto con i servizi sociali», aggiunge Claude-François Robert, del Dipartimento della sanità di Ginevra. Come raggiungere quindi queste persone? «Una buona soluzione – sostiene Robert – è di favorire lo sviluppo di una risposta comunitaria, ad esempio a livello del palazzo o del quartiere».

In definitiva, ad uccidere più che il caldo è soprattutto la solitudine.

swissinfo, Daniele Mariani

Fatti e cifre

Decessi legati al caldo dell'estate 2003: 975
Decessi tra le persone di più di 80 anni: 660
Tra le persone di età compresa tra 60 e 79 anni: 160
Aumento medio della temperatura mondiale nel corso del XX secolo: 0,6 gradi
Aumento medio in Svizzera: 1,1 gradi
Entro la fine del secolo la temperatura potrebbe aumentare in media da 1,4 a 5,8 gradi
Una canicola come quella del 2003 potrebbe riprodursi ogni 2-4 anni a partire dalla seconda metà del XXI secolo

Fine della finestrella

In breve

Ad essere esposti maggiormente ai rischi del caldo sono gli anziani, il cui sistema di termoregolazione è in genere compromesso. Le persone anziane sudano meno e sentono meno il bisogno di bere, correndo così gravi rischi di disidratazione.

Il caldo estremo ha inoltre conseguenze indirette sulla salute, poiché aumenta l'inquinamento, in particolare il tasso di ozono, e fa sì che gli alimenti si deteriorano più rapidamente.

Finora si pensava che l'aumento della mortalità legato alla canicola fosse dovuto soprattutto alla scomparsa prematura di persone già gravemente malate che sarebbero in ogni caso morte nello spazio di poche settimane. Un'ipotesi però smentita dallo studio dell'Istituto di medicina preventiva e sociale dell'Università di Basilea.

Fine della finestrella


Link

×