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Il razzismo in Svizzera è una realtà

Durante la sua visita in Svizzera, Diène ha incontrato anche il ministro degli interni Pascal Couchepin

(Keystone)

Il relatore speciale delle Nazioni Unite sul razzismo, Doudou Diène, ha affermato che la Svizzera vive una situazione di razzismo, xenofobia e discriminazione.

Al termine di una visita di cinque giorni nella Confederazione, durante la quale ha incontrato autorità politiche e amministrative, Diène ha osservato che il razzismo è sempre più banalizzato.

Durante il suo viaggio, Doudou Diène si è recato in Ticino, a Basilea, a Neuchâtel e a Berna. Nella capitale federale ha avuto colloqui con i ministri Pascal Couchepin e Christoph Blocher.

Le comunità straniere interessate hanno dichiarato al relatore delle Nazioni Unite di vivere una situazione grave. Una realtà confermata anche dagli attori della società civile (organizzazioni non governative, istituzioni religiose, sindacati, ecc.) incontrati in Svizzera. «I più colpiti sono i neri», ha rilevato.

Retorica razzista

Il relatore elenca gli «indicatori pesanti» che lasciano trasparire la sensibilità della questione, come il numero di votazioni recenti segnate dal tema degli stranieri e dalla problematica dell'asilo. In questo contesto ha notato «la banalizzazione della retorica razzista», una volta appannaggio dei partiti estremisti e che «impregna progressivamente i partiti democratici».

Alcuni media hanno svolto un ruolo importante nella diffusione di questa retorica, ha constatato Diène. Altri hanno invece contribuito a una «presa di coscienza profonda» del problema. Un altro sintomo che rivela «un razzismo strutturale», secondo l'ex ministro senegalese: le testimonianze raccolte mostrano la coincidenza fra debolezze sociali ed economiche ed etnia.

Assenza di vie di ricorso

Diène ha pure evidenziato «la quasi totale assenza» di vie di ricorso per le vittime. «Il diritto svizzero contiene principi che permettono di lottare contro il razzismo, ma non c'è una legislazione nazionale» ad hoc, senza parlare delle differenze a livello di pratiche e politiche cantonali.

«Tale mancanza di coordinamento indebolisce considerevolmente la risposta della Svizzera al problema», ha sottolineato Diène. E crea un sentimento di impunità per quelli che compiono atti razzisti. Il relatore ha in particolare rilevato «un livello elevato di violenza verbale e fisica» in seno alla polizia.

Le istituzioni incaricate di occuparsi degli stranieri e dei richiedenti l'asilo «mancano di mezzi». «La loro capacità di agire è quindi praticamente assente». Ma la questione centrale è la volontà politica: il relatore non l'ha sentita ai vertici dello Stato, l'ha però avvertita a Neuchâtel e Basilea.

Rapporto

Secondo Diène, la lotta non deve essere solamente legislativa, ma anche culturale e intellettuale per arrivare a costruire una società multiculturale. Una sfida presente dappertutto nel mondo dove razzismo e discriminazioni aumentano in maniera generale, ha detto.

Il relatore speciale dell'ONU ha trasmesso le sue osservazioni preliminari alle autorità elvetiche. Consegnerà un rapporto provvisorio alla prossima Commissione dei diritti umani dell'ONU in marzo.

Il rapporto finale è previsto per il 2007. «La situazione è estremamente complessa. Non redigerò il mio rapporto con lo spirito del giudice, bensì con l'intenzione di aiutare i Paesi a trovare soluzioni ai seri problemi che devono affrontare», ha detto a swissinfo.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

89 incidenti a sfondo razzista nel 2005 registrati dalla Fondazione contro il razzismo e l'antisemitismo.
105 incidenti nel 2004, 116 nel 2003 e 128 nel 2002.
Tipi di incidenti: razzismo verbale (32 casi), negazioni dell'Olocausto, graffiti o atti di vandalismo, aggressioni, manifestazioni dell'estrema destra, colpi d'arma da fuoco, rifiuti di accordare la cittadinanza elvetica.

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In breve

Il relatore speciale dell'ONU sul razzismo ha il compito visitare gli Stati membri per osservare se esista o meno un problema di discriminazione e in che misura.

Al termine della visita presenta un rapporto alla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Nel 2002 la Svizzera ha formulato un invito a tutti i relatori speciali dell'ONU.

In virtù di questo invito Diène ha potuto incontrare persone e visitare istituzioni di sua scelta sull'intero territorio nazionale.

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