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Il sì dei sindacati alla libera circolazione

Rechsteiner e Fasel (primo piano) hanno spiegato il sì dei sindacati alla libera circolazione delle persone

(Keystone)

Per i sindacati svizzeri, l'accordo con l'Unione europea sulla libera circolazione delle persone va esteso anche ai lavoratori provenienti dai nuovi paesi UE.

L'ultima parola spetta al popolo, che sarà chiamato alle urne in settembre. I primi sondaggi danno in vantaggio i «no».

La prospettiva di estendere l'accordo di libera circolazione delle persone ai nuovi paesi europei, in particolare a quelli dell'Est, suscita qualche timore nei lavoratori. A preoccupare è in particolare la minaccia di dumping salariale.

«Il pericolo di un dumping salariale e di una pressione sulle condizioni di lavoro è una realtà», ha ammesso in una conferenza stampa Paul Rechsteiner, presidente dell'Unione sindacale svizzera (USS). Ma le misure di accompagnamento ottenute dai sindacati obbligano lo Stato a lottare contro i salari al ribasso, ha aggiunto.

Comitato nazionale per il sì

Grazie alle misure di accompagnamento la protezione dei lavoratori migliorerà in Svizzera con l'estensione della libera circolazione ai nuovi membri dell'Unione europea: è questo il messaggio lanciato lunedì a Berna dal neocostituito comitato nazionale delle organizzazioni di salariati, che ha lanciato la campagna in vista della votazione federale del 25 settembre.

Il rafforzamento della protezione dei lavoratori è assicurato da contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale, dalla possibilità di fissare se necessario salari minimi legali e dal controllo delle condizioni di lavoro da parte di ispettori, ha spiegato Rechsteiner.

Dire no all'estensione dell'accordo bilaterale sulla libera circolazione ai nuovi membri dell'Ue «è dire sì all'immigrazione selvaggia», ha rincarato Hugo Fasel, presidente di Travail.Suisse. La Svizzera - ha proseguito - ha bisogno di manodopera straniera, ma le condizioni di lavoro devono essere le stesse per tutti e i controlli vanno rafforzati.

Lavoro di convinzione

Un grande lavoro di convinzione resta però da fare perché gli avversari hanno gioco facile a profetare il peggio, ha constatato Fasel negli incontri con la base del sindacato cristiano-sociale. «Si potrà vincere soltanto con un lavoro esplicativo, se si ascolta la gente e si cerca il dialogo», si è detto convinto il consigliere nazionale friburghese.

L'unità di intenti non comporterà una campagna dei sindacati a fianco di economiesuisse e i partiti borghesi favorevoli all'estensione, ha puntualizzato Rechsteiner. «Difendiamo la stessa parola d'ordine, ma siamo stati noi ad imporre le misure di accompagnamento e lavoriamo in modo indipendente», ha dichiarato il presidente dell'USS.

Opportunità per il paese

Anche gli impiegati dicono sì all'apertura perché sanno che si farà a tappe e sarà accompagnata da un rafforzamento delle misure previste, ha detto Alexander Tschäppät, presidente della Società svizzera degli impiegati di commercio (SSIC). Messe in atto «con una certa esitazione», le misure in questione sono ormai sostenute dalla Confederazione e dalla maggior parte dei cantoni, si è rallegrato il sindaco socialista di Berna.

Il loro rafforzamento richiederà tuttavia assolutamente più ispettori del lavoro nei cantoni, ha rilevato Beat Zemp, presidente dell'Alleanza delle associazioni di lavoratori (Conferenza di Ebenrain) e dell'associazione «mantello» dei docenti svizzeri LCH. L'efficacia di queste misure sarà infatti il banco di prova del buon funzionamento dell'apertura graduale.

La libera circolazione è una reale opportunità per il paese, ha detto Zemp: secondo stime prudenti, l'estensione del mercato europeo ai dieci nuovi membri dell'Ue potrebbe significare per la Svizzera una crescita supplementare di uno-due miliardi di franchi all'anno. Secondo Zemp, in nostro paese ne approfitterà riducendo la disoccupazione e aumentando gli introiti fiscali.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

L'accordo bilaterale (Svizzera – Unione europea) sulla libera circolazione delle persone è entrato in vigore il primo giugno 2002.
Sancisce il diritto dei cittadini delle parti contraenti di lavorare senza restrizioni in un paese diverso dal loro.
L'accordo dovrebbe essere esteso ai 10 paesi che hanno raggiunto l'UE il primo maggio 2004: Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Cipro e Malta.
Il partito dei Democratici svizzeri (DS) ha raccolto le 50'000 firme necessarie al referendum. I cittadini saranno chiamati alle urne il 25 settembre 2005.

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In breve

Il Comitato nazionale delle organizzazioni dei salariati rappresenta 850'000 persone.

Si è pronunciato in favore di un sì alla «libera circolazione delle persone con misure d'accompagnamento».

Raggruppa l'Unione sindacale svizzera, Travail.Suisse, la Società degli impiegati di commercio e la Conferenza di Ebenrain (12 associazioni di personale attivo nei settori pubblico e privato).

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