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In Africa per constatare gli effetti del riscaldamento climatico

In futuro, l'Africa sarà ancor più sottoposta agli effetti devastanti dei riscaldamento climatico

(Keystone)

Il ministro dell'ambiente Moritz Leuenberger è in viaggio ufficiale in Kenya ed Etiopia per partecipare a discussioni sui cambiamenti climatici e per discutere di cooperazione tra Svizzera e Africa.

In Kenya, il presidente della Confederazione visiterà inoltre alcuni progetti, finanziati dalla Svizzera, legati alla problematica dei mutamenti del clima.

Moritz Leuenberger ha ribadito a più riprese l'importanza di prestare maggiore attenzione al continente africano.

L'Africa, già al limite dal punto di vista ambientale, sarà probabilmente una delle regioni del mondo che più soffrirà dei mutamenti climatici e delle siccità (come quella che dura oramai da quattro anni nell'est del continente).

André Simonazzi, responsabile stampa dell'Ufficio federale dell'ambiente, indica a swissinfo che oltre a partecipare alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Nairobi (Kenya), Leuenberger intende farsi un'idea delle ripercussioni concrete del riscaldamento climatico.

«Vuole inoltre dimostrare che la Svizzera ha una responsabilità particolare nei confronti dell'Africa», aggiunge Simonazzi.

Al vertice dell'ONU - che si svolge dal 6 al 17 novembre - il presidente della Confederazione interverrà durante la giornata di apertura della sessione ministeriale (15 novembre).

L'incontro di due settimane organizzato nella capitale keniota si focalizza sulla diminuzione delle emissioni dannose prevista nella seconda fase del Protocollo di Kyoto. In particolare, vuole trovare soluzioni su come ridurre i gas ad effetto serra dopo il 2012 e discutere delle misure da applicare per aiutare i Paesi ad adattarsi al clima che cambia.

La Svizzera ha svolto un ruolo attivo nella preparazione della Conferenza, organizzando un incontro ministeriale informale lo scorso mese di settembre a Rüschlikon (canton Zurigo).

Discussioni

Durante il suo soggiorno a Nairobi, Moritz Leuenberger sarà ricevuto dal suo omologo keniota, il presidente Emilio Mwai Kibaki, con il quale dovrebbe sottoscrivere un accordo di promozione e di protezione reciproca degli investimenti tra i due paesi.

Il consigliere federale visiterà poi diversi progetti ambientali sostenuti dalla Confederazione tramite la Direzione dello sviluppo e della cooperazione.

La delegazione elvetica si recherà all'Istituto di fisiologia degli insetti ed ecologia, uno dei maggiori istituti per la ricerca sulla biodiversità dell'Africa. Sarà l'occasione per saperne di più sul problema della malaria, la cui diffusione in regioni in cui prima era assente (come sugli altipiani kenioti) è probabilmente da correlare al riscaldamento del globo.

Il ministro elvetico dell'ambiente dovrebbe inoltre incontrarsi con l'ambientalista keniota Wangari Maathai, vincitrice del Nobel per la pace nel 2004. Maathai, fondatrice del movimento «Kenya's Green Belt», ha recentemente lanciato una campagna per piantare un milione di alberi in modo da contrastare il surriscaldamento.

Bidonville

Nella capitale Nairobi, Moritz Leuenberger visiterà una scuola in una bidonville, dove risiedono numerose famiglie vittime della siccità.

«Le visite hanno lo scopo di mostrare che gli effetti [del riscaldamento globale] sono già presenti adesso e le cui conseguenze possono essere particolarmente drammatiche per le popolazioni costrette alla migrazione», sottolinea Simonazzi.

Il 17 novembre, il ministro si recherà nella capitale etiope di Addis Abeba per incontrare il presidente Girma Wolde-Giorgis e il presidente della Commissione dell'Unione africana, Alpha Oumar Konaré.

Con quest'ultimo discuterà del ruolo dell'Unione africana nella gestione dei conflitti sul continente e le iniziative di questa organizzazione a favore del buon governo.

Leuenberger terminerà la sua settimana africana con un intervento al Forum sullo sviluppo dell'Africa intitolato «Gioventù e dirigenza nel 21esimo secolo».

swissinfo, Simon Bradley
(traduzione: Luigi Jorio)

In breve

Il protocollo di Kyoto, incluso nella Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, è stato approvato nel 1997 ed è entrato in vigore nel 2005.

È stato ratificato dagli Stati industrializzati - salvo Stati Uniti e Australia - e da numerosi paesi in via di sviluppo.

Il protocollo chiede alle regioni industrializzate di ridurre, entro il 2012, le emissioni nocive di mediamente il 5,2% rispetto ai valori del 1990.

La legge svizzera sul CO2 del 2000 prevede misure addizionali nel caso gli obiettivi fissati da Kyoto non dovessero essere raggiunti tramite interventi volontari.

L'8 novembre, il governo ha dichiarato che la Svizzera potrà emettere al massimo 242,65 milioni di tonnellate di CO2 tra il 2008 e il 2012. La quantità corrisponde all'obiettivo concordato nel 1997, ovvero una riduzione delle emissioni di gas serra dell'8% rispetto al 1990.

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Fatti e cifre

Moritz Leuenberger è in visita in Etiopia e Kenya dal 13 al 17 novembre.
La 12esima Conferenza dell'ONU sul clima si svolge a Nairobi dal 6 al 17 novembre.
Sono presenti circa 6'000 delegati di 190 paesi.
La Svizzera è stato il 110. paese a ratificare il Protocollo di Kyoto (2003).
L'aiuto allo sviluppo fornito da Berna all'Africa nel 2005 è stato di 392,4 milioni di franchi.

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