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La campagna è lanciata sul futuro della Posta

Il futuro della Posta sarà deciso dalla votazione federale del 26 settembre

(Keystone)

Per il governo, la legge attuale risponde già alle rivendicazioni dell’iniziativa popolare “Servizi postali per tutti” e la domanda di garantire un finanziamento statale appare esagerata.

I promotori dell’iniziativa parlano di un progetto “moderato”, vantaggioso per le regioni periferiche e per l’economia.

I promotori dell’iniziativa popolare “Servizi postali per tutti” hanno lanciato martedì a Berna la loro campagna in vista delle prossime votazioni federali, in programma il 26 settembre.

Secondo i fautori, le difficoltà attuali sono soprattutto dovute ad una legislazione non sufficientemente precisa nella definizione del servizio universale, del ruolo della rete postale, della partecipazione dei comuni alla ristrutturazione e delle modalità di finanziamento.

“L’iniziativa introduce più trasparenza e garantisce un servizio universale più chiaro rispetto alla legislazione in vigore”, rileva la presidente della Fondazione per la protezione dei consumatori e consigliera di Stato socialista Simonetta Sommaruga.

Delle rivendicazioni che, secondo il capo del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni Moritz Leuenberger, sono inutili, siccome già garantite dalla legge attuale.

“Tre dei quattro punti contenuti nell’iniziativa sono già stati considerati durante l’elaborazione della nuova legge sulla Posta e la relativa ordinanza”, dichiara il consigliere federale.

Unica questione ancora aperta: la richiesta di garantire finanziamenti da parte dello Stato.

Un aspetto che, per Moritz Leuenberger, è esagerato: “La Confederazione non può permettersi di prevedere un finanziamento a titolo di riserva, in un periodo di risanamento delle casse statali”.

Non dimenticare le regioni periferiche

L’iniziativa “Servizi postali per tutti”, depositata nel mese di aprile dal Sindacato della comunicazione, dall’Unione sindacale svizzera e da diverse associazioni di consumatori, chiede che la Confederazione garantisca un sistema postale universale conforme ai bisogni della popolazione. Senza dimenticare l’economia.

Nel caso in cui gli introiti della Posta non dovessero bastare a finanziare il servizio universale, gli iniziativisti auspicano un intervento da parte della Confederazione.

All’origine dell’iniziativa ci sono i progetti di ristrutturazione della Posta, iniziati sei anni fa con la fine dei finanziamenti garantiti dall’allora Telecom PTT (ora Swisscom).

Anche i comuni devono poter dire la loro

Agli occhi dei promotori, l’iniziativa è “moderata e ragionevole” e lascia alla Posta la flessibilità necessaria per adattarsi ai cambiamenti.

Sindacati e consumatori non negano la necessità di ristrutturare la rete postale, ma si oppongono ad una chiusura dei piccoli uffici in modo irriflessivo. Per questo chiedono di concedere alle autorità locali il diritto di partecipazione alla fase di riorganizzazione.

Un aspetto sottolineato da Thomas Egger, direttore del Gruppo svizzero delle regioni di montagna: “I comuni conoscono i bisogni degli abitanti e delle aziende e possono intervenire nelle loro decisioni”.

La Confederazione come ultima soluzione

L’iniziativa, indica Egger, permetterebbe il finanziamento a lungo termine del servizio universale, il cui deficit annuale ammonta a quasi 500 milioni di franchi.

Il testo riprende il principio secondo cui i costi eccessivi devono essere coperti dalle entrate garantite dal monopolio.

Si prevede inoltre di esigere tasse di concessione da parte dei concorrenti che operano nei settori aperti.

“Degli indennizzi da parte delle casse federali entrerebbero in linea di conto solo in ultima ratio”, aggiunge Egger.

Il comitato dell’iniziativa si oppone così alla “tassa postale” invocata dagli oppositori.

“Parlando di tassa postale, gli avversari ignorano completamente il modo di finanziamento del servizio universale e dimenticano l’eccellente salute finanziaria della Posta”, afferma Christian Levrat, consigliere nazionale socialista.

Per finanziare il servizio universale - consegna degli invii, traffico di pagamenti - il gigante giallo deve prima di tutto far capo ai guadagni ottenuti da queste prestazioni.

Divisioni fuori e dentro i partiti

La votazione del 26 settembre rischia di spaccare ulteriormente i partiti.

Dalla parte dei paladini dell’iniziativa, oltre a deputati e senatori della fazione “rosso-verde”, si schierano anche alcuni “dissidenti” borghesi, rappresentanti delle zone periferiche.

Nel campo degli oppositori si trovano invece, assieme agli esponenti liberali, democristiani e democentristi, anche due figure socialiste “di peso”: il consigliere federale Moritz Leuenberger ed il direttore della Posta Ulrich Gygi.

Pur condividendo le grandi linee dell’iniziativa, il Consiglio federale ed il Parlamento la respingono, dal momento che le principali esigenze richieste sono già contenute nell’attuale diritto, revisionato nel marzo 2003.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

La Posta appartiene alla Confederazione, ma è gestita in modo autonomo dal 1998.
16 milioni di lettere e 500'000 pacchi sono trattati giornalmente.
6,9 miliardi di franchi il fatturato nel 2003.
336 milioni gli utili.

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