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La Chiesa sul sagrato della politica

Dimostranti protestano a Berna contro l'inasprimento della legge sull'asilo

(Keystone)

C'è maretta tra il Partito popolare democratico svizzero e la Chiesa cattolica: il PPD vuole maggiore libertà nell'interpretazione dei valori cristiani.

Gli altri partiti divisi sul ruolo politico delle Chiese: la sinistra vede di buon occhio una loro implicazione. Per la destra, le comunità religiose escono dal seminato dando raccomandazioni di voto.

Ad inizio marzo i vertici del Partito popolare democratico (PPD) si incontreranno con una delegazione dei vescovi svizzeri. Le due parti si rifiutano di utilizzare il termine «crisi», ma di fatto lo storico legame che risale al lontano 1894, data della fondazione del PPD, è sempre più sfilacciato.

Ora e luogo esatti di quello che si annuncia come un «faccia a faccia» rimangono segreti «per evitare la pressione dei media», dice il portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri Mario Galgano. E non è affatto certo che al termine dell'incontro verrà rilasciato un comunicato stampa, aggiunge la nuova portavoce dei democristiani, Marianne Binder.

Quest'ultima, fresca di nomina, è subentrata in dicembre alla collega «partita» dopo aver dato dell'imbecille al Papa davanti a un gruppo di giornalisti. L'episodio ha avuto ripercussioni sui rapporti tra Chiesa e Partito, raffreddandoli più di quanto già non lo fossero.

Crescono le divergenze

Dopo la depenalizzazione dell'aborto, l'unione registrata tra persone dello stesso sesso e il lavoro domenicale, un nuovo pomo della discordia si è aggiunto tra istituzione cattolica ed esponenti politici ad essa vicini: la revisione del diritto d'asilo e di quello sugli stranieri.

Il PPD appoggia la normativa e non gradisce affatto che ambienti cattolici progressisti siano attivamente impegnati nella raccolta di firme per il referendum. La presidente Doris Leuthard è irritata, ma altrettanto lo sono i vescovi dall'intransigenza della posizione democristiana.

«L'accoglienza dello straniero, dell'esiliato e del profugo è al centro della nostra pastorale cristiana», rileva il cancelliere della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo Nicolas Betticher. Altro non aggiunge, rifiutando qualsiasi commento sul prossimo incontro con i vertici del partito.

Non un divorzio, solo una separazione...

Il PPD vuole sinceramente proteggere la dignità di chi si sente minacciato nel proprio Paese; l'UDC invece «per vincere una votazione non esita a denigrare in blocco i rifugiati», scrive Marianne Binder nell'ultimo numero della rivista interna del partito, non lesinando sforzi per differenziare la scelta democristiana.

Per il professor Michael Hermann, specialista in geografia umana all'università di Zurigo e autore di uno studio sull'influsso dei partiti nelle votazioni parlamentari, il PPD, tenendo una linea dura su questo tema, ha commesso un errore. «I rappresentanti delle regioni rurali hanno avuto paura di lasciare campo libero all'UDC», ha dichiarato Hermann.

Da parte sua l'ex sindaco di Friburgo, Dominique de Buman, precisa che il partito non rinnega le proprie radici, ma che non è più un partito confessionale: «Il PPD vuole aprirsi senza perdere la sua sostanza».

Per Marianne Binder, il partito continua ad ispirarsi ai valori cristiani, ma li interpreta al di là del dogmatismo romano, come fa la maggior parte dei cattolici elvetici. Il PPD non vuole divorziare dalla Chiesa, che a sua volta non auspica alcuna rottura, aggiunge il ricercatore Hermann. I democratici cristiani cercano piuttosto di profilarsi come un partito capace di rispondere ai nuovi bisogni spirituali «nella freddezza del capitalismo moderno».

Il ruolo politico delle Chiese

Questa vertenza interna ai democristiani giunge in un momento in cui i partiti sono divisi sul ruolo politico delle Chiese: la sinistra vede di buon occhio una loro implicazione, l'UDC ritiene invece che dando una raccomandazione di voto, le comunità religiose escano dal loro ruolo.

La Conferenza episcopale svizzera prenderà posizione sulla revisione della legge sull'asilo e sugli stranieri una volta riuscito il referendum, ma si dice aperta al dialogo con i partiti e le istituzioni impegnate politicamente, spiega il portavoce Galgano. I contatti passano attraverso la commissione «Giustizia e pace» e la Caritas.

Gli stessi vescovi sono consultati sul piano federale, e quando viene formulata un'indicazione di voto, ciò avviene tenendo conto unicamente di una «preoccupazione pastorale». Accade però che su determinati temi sociali la Chiesa cattolica si trovi a fianco della sinistra, su altri a fianco dei Verdi o dei conservatori.

La fede, un fatto privato

Gregor Rutz, segretario generale dell'UDC, cita Papa Benedetto XVI per dire che la Chiesa non può immischiarsi nella battaglia politica e deve limitarsi a trasmettere valori fondamentali, la cui applicazione rimane comunque una questione privata e dipende dalla responsabilità individuale.

Il Partito liberale-radicale (PLR, centro-destra) non intende entrare in questo genere di dibattito: spetta agli elettori stabilire se la «C» di cristiano, che figura nella sigla tedesca e francese del partito (CVP/PDC), è ancora opportuna e appropriata, dice il portavoce Christian Weber. Una questione che travaglia da decenni i popolari democratici.

swissinfo e agenzie

In breve

Il Parlamento svizzero si è espresso lo scorso autunno a favore di un inasprimento della legge sull'asilo e di quella sugli stranieri.

La nuova legge sull'asilo sopprime l'aiuto sociale ai richiedenti respinti e raddoppia il periodo di detenzione in attesa di un rinvio forzato (18 mesi).

L'ammissione per motivi umanitari è stata esclusa. Se non sono in possesso di documenti, i richiedenti dovranno dimostrare che ciò non dipende da loro.

Il ricongiungimento famigliare e l'accesso al mercato del lavorare in caso di ammissione provvisoria sono stati per contro resi più facili.

Il PPD ha votato a favore dell'inasprimento della legge sull'asilo e di quella sugli stranieri.

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Fatti e cifre

Alle ultime elezioni legislative del 2003, il Partito popolare democratico ha ottenuto il 14,4% dei voti, diventando così il più debole fra i quattro partiti di Governo.

Nello stesso anno, il PPD ha perso il suo secondo seggio in Consiglio federale a favore dell'Unione democratica di centro.

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