La sicurezza nucleare alla prova dei terremoti

Il terremoto ha originato un incendio ad un trasformatore della centrale di Kashiwazaki Keystone

Il sisma che ha danneggiato una centrale atomica in Giappone solleva ulteriori dubbi sulla sicurezza del nucleare. Anche i cinque impianti svizzeri devono temere gli effetti di un terremoto?

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2007 - 18:36

Le centrali elvetiche sono giudicate sicure. I fautori del nucleare ammettono tuttavia che i rischi legati ad una forte scossa tellurica sono stati finora sottovalutati.

Non solo è la più grande al mondo, ma è pure tra le centrali atomiche più sicure. Perlomeno è quanto credevano le autorità giapponesi fino al 16 luglio. Quando nell'arcipelago la terra ha iniziato a tremare (6,8 gradi sulla scala Richter), in pochi hanno pensato a possibili danni all'impianto di Kashiwazaki, costruito appunto per resistere ai terremoti.

Dalla centrale è invece fuoriuscito del materiale radioattivo, che nonostante il messaggio tranquillizzante della compagnia elettrica giapponese Tepco potrebbe costituire un serio pericolo per salute e ambiente.

In Svizzera molti sostengono la via del nucleare e auspicano la costruzione di una nuova centrale a breve termine. Ma come escludere incidenti come quello giapponese?

Centrali sicure, ma non al 100%

Per Markus Straub della Divisione principale della Sicurezza degli Impianti Nucleari (DSN), il rischio rappresentato da una forte scossa tellurica alle nostre latitudini - un evento tutt'altro che escluso dai sismologi - è estremamente ridotto.

Non esiste la certezza assoluta, afferma Straub, «ma per le centrali nucleari del nostro paese possiamo asserire che c'è un buon grado di sicurezza». Inoltre, i siti di produzione di energia nucleare si trovano all'esterno delle zone in cui la minaccia sismica è la più elevata (Vallese e Basilea).

Nel caso di un terremoto d'intensità simile a quello in Giappone - commenta - si può escludere qualsiasi fuga radioattiva dannosa. Difficile però valutare la magnitudo massima di un terremoto oltre la quale le strutture elvetiche potrebbero cedere. «Dipende dalla posizione dell'epicentro e dall'accelerazione del terreno nei pressi dell'impianto», osserva Straub.

«Se sapessi che è in arrivo un terremoto mi rifugerei in una centrale, perché sono gli edifici più sicuri in Svizzera», ha aggiunto il collaboratore del DSN alla Radio svizzera di lingua italiana (ascolta audio).

Rischio sottovalutato

Nonostante la fiducia palesata da Markus Straub, la DSN aveva presentato, ad inizio luglio, uno studio sulla sicurezza sismica le cui conclusioni avevano suscitato non pochi dubbi.

Dal progetto di ricerca denominato «PEGASOS» è infatti emerso che il rischio di un sisma per le cinque centrali è più alto di quanto ritenuto in un primo momento.

La notizia è stata accolta con stupore dalla Commissione dell'energia del Consiglio nazionale (camera bassa del Parlamento), che ha criticato la politica d'informazione della DSN.

«In passato il rischio è stato sottovalutato - conferma il direttore del Servizio sismologico svizzero, Domenico Giardini - siccome è stato calcolato sulla base di parametri risalenti agli anni '70».

Terremoti più minacciosi

«All'epoca si riteneva che il pericolo di un terremoto contribuisse nella misura del 20% all'intero profilo di rischio di una centrale - spiega Giardini a swissinfo - Oggi la percentuale è invece salita all'80-85%».

Questo non vuol però dire che le centrali siano insicure, insiste il sismologo, o che in passato le industrie siano stati negligenti. «Sono semplicemente le nostre conoscenze che si sono ampliate: a differenza di 30 anni fa, oggi sappiamo che a magnitudo uguale, alcuni terremoti possono provocare scosse più forti».

Nel dibattito sull'esigenza o meno di proseguire sulla via del nucleare - rinnovando le centrali esistenti e costruendone di nuove - la minaccia rappresentata dai terremoti è secondo Domenico Giardini un importante elemento che entrerà in linea di conto.

«Bisogna comunque precisare che è più facile disegnare un nuovo impianto, piuttosto che modernizzare quelli vecchi», puntualizza.

Per di più - conclude - la normativa svizzera prevede che nessuna nuova centrale possa essere progettata, se la probabilità di un danno al nucleo è superiore ad 1 su 100mila.

swissinfo, Luigi Jorio

Energia nucleare in Svizzera

La Svizzera dispone di 5 centrali atomiche: Beznau I e II nel canton Argovia (entrate in funzione nel 1969 e 1972), Mühleberg (Berna, 1972), Gösgen (Soletta, 1978) e Leibstadt (Argovia, 1984).

La percentuale di energia atomica nella produzione totale svizzera di elettricità è del 38% in media annuale (inverno: fino al 45%). Media annuale in Europa: 33%.

La nuova strategia energetica del Consiglio federale - presentata in febbraio - prevede la realizzazione di una nuova centrale. Per il governo, il nucleare è necessario per far fronte alla penuria energetica prevista a partire dal 2020. Rappresenta inoltre un'opzione che limiterebbe le emissioni di CO2, a differenza delle centrali a gas.

In base alla nuova legge sull'energia nucleare, in vigore dal 1. febbraio 2005, i progetti di nuove centrali nucleari sottostanno tuttavia a referendum facoltativo.

End of insertion

Chiusa per almeno un anno

Il terremoto di scala 6,8 sulla scala Richter che lunedì ha colpito la costa nord-occidentale del Giappone ha causato secondo la polizia 9 morti e quasi un migliaio di feriti. Decine di migliaia le persone sfollate.

Il movimento tellurico, il più grave dal 2004, è stato all'origine di un incendio ad un trasformatore della centrale atomica di Kashiwazaki, dalla quale sono fuoriusciti 1'200 litri di acqua contaminata. Gli esperti hanno individuato giovedì una seconda perdita.

La centrale, ha rilevato il gestore, è stata progettata per resistere a un'accelerazione orizzontale massima di 273 gal, mentre quella del sisma è stata di 680 gal.

L'impianto - che fornisce il 35% dell'elettricità del Giappone - dovrà rimanere chiuso per almeno un anno.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo