Maratona contro gli abusi sessuali nello sport

La sciatrice Sonja Nef fa quadrato con i responsabili della campagna: i bambini non si toccano Keystone

Proteggere meglio bambini e adolescenti che praticano uno sport dagli abusi sessuali: è l’obiettivo di una campagna lanciata mercoledì dalla Confederazione e da Swiss Olimpic.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 marzo 2004 - 15:29

All’origine della campagna ci sono i numerosi e gravi casi d’abuso che sono venuti alla luce negli ultimi anni.

In Svizzera ogni anno molti minorenni attivi in società sportive subiscono degli abusi sessuali o delle violazioni della loro sfera intima. Secondo le stime dell’associazione «mira», che dal 1998 si occupa di prevenzione delle molestie a sfondo sessuale nel settore del tempo libero, il loro numero si aggirerebbe addirittura intorno alle 5000 unità. A macchiarsi di questi delitti sarebbero soprattutto gli allenatori e i responsabili delle società.

Nel corso degli ultimi anni, sono venuti alla luce innumerevoli casi che hanno portato alla condanna – da parte dei magistrati e dell’opinione pubblica – dei responsabili degli abusi. La gravità della situazione ha spinto l’Ufficio federale dello sport (Ufspo) ad agire.

«Coordinamento ai più alti livelli e sviluppo di strategie»: questi erano gli obiettivi annunciati l’estate scorsa da Heinz Keller, direttore dell’Ufspo. Oggi cominciano ad arrivare i primi risultati. In collaborazione con Swiss Olympic, l’associazione tetto del mondo dello sport svizzero, l’Ufspo ha lanciato mercoledì una campagna «contro gli abusi sessuali nello sport», basata sul principio numero sei della Carta etica dello sport in Svizzera.

«Le molestie sessuali sono la cosa peggiore che puossa capitare ad un bambino», ha dichiarato a swissinfo la sciatrice Sonja Nef. «È ora che se ne parli, che si impari come affrontare il problema. È un tabù che deve essere rotto».

Una campagna a lungo termine

Prevenzione ed informazione sono i due pilastri fondamentali della campagna che dovrebbe estendersi su un arco di tempo di quattro o cinque anni. L’iniziativa è rivolta a tutte le persone coinvolte nel settore dello sport giovanile, vale a dire bambini, adolescenti, genitori, allenatori, accompagnatori e personale delle infrastrutture sportive.

In futuro, le associazioni sportive saranno tenute ad agire contro gli abusi e le molestie sessuali nel loro settore. Un cosiddetto commitment sottolineerà l’importanza del rispetto reciproco tra allenatore e giovane sportivo. In questo modo si dovrebbe proteggere l’integrità psichica e fisica delle persone interessate.

L’obbligo di intervenire deriva direttamente dal sesto principio della Carta etica dello sport diramata da Swiss Olympic, principio che è «contro la violenza, lo sfruttamento e le molestie sessuali».

Coinvolti anche gli esperti

I lavori di preparazione per la campagna sono cominciati l’estate scorsa. Fin dall’inizio sono stati coinvolti, oltre alle autorità e alle associazioni sportive, anche gli esperti del settore, come Urs Hofmann, direttore di «mira».

«L’Ufspo si è rimboccato le maniche e ciò è bene», commenta Hofmann che si dice tra l’altro soddisfatto dell’ampio spettro d’azione della campagna.

Per Hofmann l’aspetto più importante è la prevenzione. «Dobbiamo fare in modo che le associazioni che si dimostrano attive nel campo della prevenzione ne traggano dei profitti a livello d’immagine».

Informare bambini, adolescenti e genitori sul fatto che violazioni della sfera intima e abusi sessuali sono possibili ovunque, dimostra che c’è stata una presa di coscienza. Al contrario chi afferma «cose del genere da noi non succedono» va guardato con sospetto.

Offerta a tutto campo

I costi della campagna si aggirano intorno ai 350'000 franchi. «Al momento solo un terzo di questa cifra è coperto», dichiara Judith Conrad, responsabile del settore Sviluppo e formazione di Swiss Olympic.

Intanto però i primi passi sono stati fatti. Mercoledì è stata lanciata in internet una piattaforma d’informazione dove i giovani che sono stati molestati, o che si sentono a disagio nei contatti con gli allenatori, possono trovare un primo aiuto.

Le informazioni offerte su internet sono pensate in prima linea come mezzo di prevenzione. «Ma il sito internet offre anche una specie di carta geografica», aggiunge Judith Conrad «dove gli interessati possono trovare dei link che li portano agli indirizzi dei centri specializzati in materia che si trovano nella loro regione».

In autunno seguirà poi un secondo passo. La campagna dovrebbe essere indirizzata al grande pubblico attraverso i media, in modo da sensibilizzare tutta la società alla problematica.

Atteggiamento, dialogo, informazione

Per Urs Hofmann il primo pilastro di una prevenzione che duri nel tempo è il cambiamento d’atteggiamento dei responsabili delle associazioni sportive. Serve poi un dialogo aperto che permetta ad esempio di tematizzare le molestie sessuali già prima di un campo d’allenamento.

Il terzo pilastro è rappresentato dall’informazione. In questo modo è possibile responsabilizzare i genitori. «Bisogna dire loro che la maggior parte delle volte gli abusi avvengono fuori delle mura delle società, per esempio a casa degli allenatori, e non al loro interno».

L’informazione, poi, libera il campo dai pregiudizi. L’esperienza permette a Hofmann di dire che solo un sesto dei casi sono a sfondo pedofilo. «Campagne del tipo “chi lo fa è un maiale” sono controproducenti, anche se in questi casi la rabbia della gente è giustificata». Far desistere un pedofilo è difficile, per questo non avrebbe molto senso rivolgere a loro le campagne di prevenzione.

Nella maggioranza dei casi i problemi riguardano i rapporti tra minorenni e giovani adulti nell’ambito delle associazioni giovanili. Si tratta per lo più di violazioni della sfera intima, per giudicare le quali è necessaria molta sensibilità. Non è la stessa cosa, infatti, se un giovane capo esploratore si azzuffa per gioco nell’erba con i suoi lupetti o se a farlo è un insegnante di una certa età.

swissinfo, Renat Künzi
(Adattamento dal tedesco: Doris Lucini)

Fatti e cifre

5000: i giovani che in un anno subiscono delle molestie sessuali nel settore sportivo
1997: scoppia il caso di un insegnante e allenatore di ginnastica artistica di Möriken, condannato a tre anni e mezzo di reclusione per aver abusato sessualmente di minorenni
Da allora sono venuti alla luce altri casi, a loro volta puniti con il carcere

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In breve

La campagna contro gli abusi sessuali nel mondo dello sport giovanile è stata lanciata dall’Ufficio federale dello sport e da Swiss Olympic.

Prevenzione e informazione dovrebbero permettere di proteggere meglio bambini e adolescenti da abusi, molestie e oltraggi al pudore.

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