I segnali da Bruxelles e da Berna diventano più chiari

Il tedesco Martin Selmayr, segretario generale della Commissione europea, è il braccio destro del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Frederick Florin / AFP

In futuro, da Bruxelles soffieranno venti ancora più contrari per la Svizzera, stando a quanto afferma il segretario generale della Commissione europea. Nel frattempo, due membri del governo svizzero vorrebbero ricominciare tutto da capo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 maggio 2019 - 18:00
Sebastian Ramspeck, SRF

Martin Selmayr, segretario generale della Commissione europea, è il funzionario più potente dell'Unione europea (Ue). Il burattinaio più influente nelle sfere del potere a Bruxelles è ammirato, ma pure temuto.

Alla televisione svizzera di lingua tedesca SRF ha parlato delle difficili relazioni tra Svizzera e Ue. "L'Ue è diventata più unita a causa della Brexit e di conseguenza è diventata più dura verso l'esterno", ha affermato.

Martin Selmayr respinge l'accusa secondo cui la Commissione a Bruxelles non accetta compromessi nei confronti della Svizzera. Al contrario: durante i negoziati sull'accordo quadro, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha fatto numerose concessioni che a volte hanno suscitato incomprensioni in seno all'Ue, ha detto Selmayr.

In Svizzera prevale l'idea che la Commissione europea affronta i negoziati in maniera più intransigente di quello che farebbero gli Stati membri. Eppure, la Commissione negozia sempre sulla base di un mandato e di concerto con i governi a Berlino, Parigi o anche nell'Europa dell'est, ha sottolineato l'alto funzionario. "In queste questioni, la Commissione non ha interessi propri. I nostri interessi sono gli interessi combinati dei nostri Stati membri". Quelli 'tosti' siedono ad esempio a Berlino, mentre a Bruxelles ci sono i 'rammolliti', ha detto.

Una nuova commissione più intransigente

Dopo la fine della presidenza di Jean-Claude Juncker annunciata per fine ottobre, sarà verosimilmente una nuova generazione di politici ad accedere alla stanza dei bottoni a Bruxelles. Esponenti più giovani che vogliono unire maggiormente l'Ue tramite una demarcazione più forte rispetto all'esterno.

Il governo svizzero deve creare maggioranze

Per la Commissione europea uscente è chiaro: l'accordo quadro con la Svizzera non potrà essere rinegoziato. Ci potranno essere dei chiarimenti e delle precisazioni al testo, che però non modificheranno il contenuto dell'intesa. Anche perché il consigliere federale responsabile del dossier, Ignazio Cassis, ha approvato l'accordo con una stretta di mano.

La Commissione si aspetta che il governo svizzero si impegni a ratificare l'accordo quadro entro fine giugno. "È il compito di ogni governo garantire le maggioranze necessarie per concludere un accordo", ha affermato Martin Selmayr.

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Ritorno alla casella di partenza?

Il governo svizzero (Consiglio federale) sembra diviso nella sua posizione sull'accordo istituzionale con Bruxelles. Secondo le ricerche del quotidiano Tages-Anzeiger, i ministri Guy Parmelin e Ueli Maurer, esponenti dell'Unione democratica di centro (destra conservatrice), avrebbero chiesto all'esecutivo di non firmare la versione attuale dell'accordo. Sempre secondo il giornale, vorrebbero un nuovo mandato per nuovi negoziati con l'Ue, allo scopo di presentare un accordo completamente rivisto entro la fine del 2020.

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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su SRF News.

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