In volo verso il cielo unico europeo

La Svizzera ha deciso di associarsi a un progetto di spazio aereo transfrontaliero in Europa centrale, che permetterà di compiere un nuovo passo verso l'apertura di un cielo unico europeo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 novembre 2008 - 17:53

Giovedì il direttore dell'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) Raymond Cron e il capo di Stato maggiore delle Forze aeree Markus Gygax hanno infatti firmato una dichiarazione di intenti, che prevede la creazione di uno spazio aereo transfrontaliero tra sei Stati. Il documento è stato inoltre parafato dagli omologhi belgi, tedeschi, francesi, lussemburghesi e olandesi, ha indicato l'UFAC in una nota.

Per giungere alla realizzazione e la gestione dello spazio aereo bisognerà ancora attendere la firma di un accordo tra i 6 paesi interessati, prevista nel 2010. Anche i fornitori di servizi di navigazione aerea, tra cui la società svizzera Skyguide, hanno trovato un'intesa che getta le basi di una maggiore collaborazione sul piano operativo.

Il cielo europeo sarà in futuro suddiviso in spazi aerei transfrontalieri, progettati in base all'importanza degli assi di transito: si tratta di una configurazione concepita in vista del forte aumento del traffico aereo previsto nel prossimo decennio. La nuova suddivisione dello spazio aereo s'iscrive nell'ambito del progetto del cielo unico europeo (Single European Sky), lanciato dalla Commissione europea e ancorato nella legislazione dell'Unione europea (UE) nel 2004.

Nonostante la Svizzera non sia membro dell'UE, partecipa a questo progetto dal 2006 e ha un seggio nel comitato SES. Il cielo unico europeo dovrebbe permettere tra l'altro di migliorare la sicurezza, gestire più efficacemente l'aumento del traffico aereo e ridurre le emissioni inquinanti dei velivoli.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo