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Svizzera e Libia nel Consiglio dei diritti umani

La Svizzera ha ottenuto un nuovo mandato nel Consiglio dei diritti umani

La Svizzera ha ottenuto un nuovo mandato nel Consiglio dei diritti umani

(Keystone)

La Svizzera ha di nuovo un seggio fra i 47 membri del Consiglio dei diritti umani. Nonostante le vigorose proteste, l'Assemblea generale dell'Onu ha eletto anche la Libia.

La candidatura elvetica ha raccolto 175 suffragi su 188 votanti. Con 155 voti, la Libia è giunta all'ultimo posto dei 14 nuovi membri eletti giovedì a New York.

Il rappresentante svizzero presso il Consiglio dei diritti umani Jürg Lauber si è compiaciuto del buon risultato della Confederazione. Berna lo interpreta come il segno di riconoscimento degli sforzi elvetici per la promozione dei diritti umani, ha rilevato l'ambasciatore in una conferenza stampa a New York dopo l'elezione.

I timori di un boicottaggio da parte di paesi islamici in relazione al divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera sono dunque stati spazzati via. Solo sei dei 188 paesi rappresentati giovedì all'Assemblea generale si sono astenuti dal voto per il gruppo di stati occidentali.

"Ci rallegriamo di poter dare nuovamente il nostro contributo per i diritti umani quale membro di questa importante piattaforma delle Nazioni Unite" con sede a Ginevra, ha detto Lauber.

Secondo la risoluzione di fondazione, attività e funzioni del Consiglio dei diritti umani l'anno prossimo saranno riesaminati. "La Svizzera s'impegnerà per un Consiglio efficiente, in grado di utilizzare tutto il proprio potenziale e di fare un solido lavoro", ha sottolineato il diplomatico.

Indipendenza del relatore speciale

Un'importante richiesta della Svizzera è che le istituzioni e i relatori speciali per i rapporti sulla situazione in singoli paesi o su particolari temi dei diritti umani possano svolgere il loro lavoro in modo indipendente, ha precisato Lauber. Una garanzia sollecitata poiché negli ultimi tempi i tentativi di limitarne l'autonomia sono diventati più frequenti.

La Confederazione vuole pure adoperarsi per un buon funzionamento delle perizie universali periodiche in tutti gli stati, in modo che queste verifiche costituiscano un reale strumento di protezione e di promozione dei diritti umani.

La Svizzera era stata eletta per la prima volta nel Consiglio dei diritti umani alla sua fondazione nel 2006 per tre anni. Il suo secondo mandato triennale inizia il 19 giugno.

Svizzera e Libia allo stesso tavolo

Riguardo all'elezione della Libia, che ha un contenzioso diplomatico in sospeso con la Svizzera, Lauber osserva che il Consiglio dei diritti umani è un organo universale, nel quale devono essere rappresentati tutti i sistemi, le culture e le regioni.

La Svizzera vota per candidati che rispettano criteri quali la promozione e la tutela dei diritti umani e che collaborano pienamente con il Consiglio, si limita a commentare il rappresentante elvetico.

L'ambasciatore libico non ha invece voluto prendere posizione sul risultato dell'elezione.

Aspre proteste

Un'elezione preceduta da aspre proteste per la candidatura della Libia. Il paese governato dall'autoritario colonnello Muammar Gheddafi, infatti, figura fra quelli additati dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani per gravi violazioni di tali diritti.

In un appello prima del voto, 37 organizzazioni non governative (Ong) hanno definito la Libia come una delle "più brutali e più longevi tirannidi". Dopo l'elezione del paese nordafricano, attivisti per la tutela dei diritti umani hanno dichiarato che con questo voto sono stati seppelliti i valori e la fiducia delle Nazioni Unite.

Nel mirino delle critiche anche il fatto che il numero di candidati fosse esattamente uguale a quello dei seggi vacanti, ossia 14. Così non c'era alcuna concorrenza fra gli aspiranti membri e l'Assemblea generale non aveva alcuna scelta.

In tal modo ci si è sottratti alla direttiva, secondo cui i candidati devono soddisfare le alte esigenze previste dagli standard dei diritti umani, denunciano le Ong.

Dall'istituzione del Consiglio, è la prima volta che all'interno dei cinque gruppi di paesi dell'Onu non c'è stata competizione per decidere quale stato avrebbe rappresentato la regione. Negli anni scorsi, c'era stata una vera concorrenza fra i candidati e per la designazione dei membri erano stati necessari più turni. Giovedì, invece, tutti i 14 pretendenti sono stati eletti al primo turno.

Interessi e spaccature

Il Consiglio ha sostituito nel 2006 la discreditata Commissione dei diritti umani. L'obiettivo dell'istituzione del nuovo organo era un'organizzazione più efficiente, capace di portare avanti il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo. La Svizzera aveva svolto un ruolo di primo piano in quel processo.

Tuttavia le ambiziose aspettative riposte nel Consiglio dei diritti umani finora sono state disattese e le critiche a questo organo non cessano. L'elezione della Libia, secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, è un ulteriore punto negativo.

Al Consiglio dei diritti umani viene rimproverato di essere condizionato da gruppi di interesse e da una spaccatura fra Nord e Sud. Pure sotto accusa il fatto che sia composto anche di stati che non rispettano i diritti umani. Cosicché, molte risoluzioni sono dettate da motivi politici, invece di essere raggiunte nella prospettiva dei diritti umani, sostengono i rappresentanti delle Ong.

Altro fattore di critiche, la folta rappresentanza nel Consiglio di paesi islamici che conferisce loro un ruolo preminente. Il rapporto di forze all'interno del Consiglio, consente spesso ai paesi islamici di ottenere o di bloccare l'adozione di risoluzioni a loro piacimento. Il Consiglio è anche accusato di occuparsi in lungo e in largo della condanna unilaterale di Israele.

Rita Emch, swissinfo.ch, New York
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

Consiglio dei diritti umani

L'idea di un Consiglio dei diritti umani era stata lanciata nel marzo del 2004 dalla ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy-Rey, per sostituire la Commissione dei diritti dell'uomo, creata nel 1946.

Nel settembre del 2005, durante il vertice dedicato agli obiettivi del Millennio, l'Onu aveva adottato il principio di un Consiglio dei diritti umani. La prima sessione del nuovo organo si è svolta nel giugno 2006.

Il Consiglio dei diritti umani ha sede a Ginevra e dipende direttamente dall'Assemblea generale dell'Onu. È costituito da 47 stati membri eletti per un mandato di tre anni dai 191 membri dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con il sistema della maggioranza assoluta.

L'organismo si riunisce in sessione almeno tre volte l'anno, per una durata complessiva di almeno dieci settimane. Su richiesta di almeno un terzo dei suoi membri possono inoltre essere convocate sessioni straordinarie in caso di crisi.

Il Consiglio dispone di un meccanismo per esaminare la situazione dei diritti umani in tutti gli stati membri delle Nazioni Unite, come pure il rispetto degli impegni in materia di diritti umani.

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I 14 nuovi membri

L'Assemblea generale dell'Onu il 13 maggio 2010 ha rinnovato 14 dei 47 seggi che compongono il Consiglio dei diritti umani.

Ecco i nuovi membri dei cinque gruppi regionali e il numero dei voti che hanno ottenuto:

Africa
Angola – 170
Mauritania – 167
Uganda – 164
Libia – 155

Asia
Maldive – 185
Thailandia – 182
Malaysia – 179
Qatar – 177

Europa orientale
Moldavia – 175
Polonia – 171

Occidente
Spagna – 177
Svizzera – 175

America latina e Caraibi
Ecuador – 180
Guatemala – 180

Nella ripartizione regionale dei 47 seggi, Africa e Asia detengono ciascuna 13 seggi, l'Europa orientale 6, America latina e Caraibi 8, l'Occidente (Europa dell'ovest, Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Australia) 7.

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