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Un ombrello per i diritti dell’uomo

La Dichiarazione dei diritti dell'uomo, una protezione per tutti.

La Dichiarazione dei diritti dell'uomo, una protezione per tutti.

(Keystone)

Un concorso nazionale ha invitato tremila allievi di tutta la Svizzera a riflettere sulla Dichiarazione universale dei diritti umani e a rappresentare gli articoli su cento ombrelli. Ora sono esposti al Museo nazionale di Zurigo.

È un attrezzo usato per ripararsi dalla pioggia o anche dal sole. È di varie fogge: con l’asta di legno o di metallo, con la calotta di cotone o di nylon. Ogni tanto te lo porti appresso per aprirlo all’occorrenza, ma il più delle volte lo dimentichi a casa oppure all’uscita della scuola, del negozio o dell’ufficio. È l’ombrello.

Questo oggetto ha assunto così anche un carattere simbolico per tutte le conquiste della società civile: la convenzione dell’Onu sui diritti dell’uomo, una su tutte. Infatti, è una conquista fondamentale, che dovrebbe proteggere ogni individuo dalle ingiustizie, dalle discriminazioni politiche, dalla miseria, ma che purtroppo in molti Paesi viene sistematicamente dimenticata, disprezzata e calpestata.

L’ombrello è ora protagonista di una mostra al Museo nazionale svizzero di Zurigo grazie al concorso «a piece for human rights» volto a sensibilizzare gli allievi delle classi di quarta, quinta e sesta elementare a questo problema.

La conoscenza

L’esposizione «Un dono della gioventù svizzera: 100 ombrelli per i diritti dell’uomo» è stata inaugurata la settimana scorsa alla presenza della ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey e presenta 104 ombrelli sui quali 3000 ragazzi di tutto il Paese hanno riprodotto il messaggio della carta dell’Onu.

«La conoscenza è la chiave che permette di applicare e far rispettare i diritti
dell’uomo. Come, altrimenti, possiamo far valere i nostri diritti se non li
conosciamo? E come possiamo rispettarli e difenderli se ne ignoriamo l’esistenza?», ha affermato venerdì la consigliera federale.

La sensibilizzazione

L’idea è partita da un gruppo di lavoro formato da quattro idealiste che a scadenze regolari propongono agli allievi delle scuole della Svizzera di occuparsi in maniera creativa e interattiva di argomenti di attualità e di grande interesse. «L’obiettivo del gruppo di lavoro è di invitare i ragazzi tra i 10 e i 12 anni ad interessarsi a temi sui quali raramente riflettono e discutono perché lontani dalla loro realtà», racconta a swissinfo.ch Carla Ferrari, una delle promotrici.

«A piece for human rights, il progetto di quest’anno, è il terzo concorso lanciato dalla nostra organizzazione – prosegue Ferrari. Nel 2006, abbiamo chiesto agli scolari di disegnare il volto della pace (a piece for peace Ndr.), nel 2008 di intraprendere delle azioni concrete per migliorare lo stato del nostro pianeta (a piece for earth Ndr.) e nel 2009, dichiarato dalle Nazioni unite «anno per l’apprendimento dei diritti dell’uomo», abbiamo proposto ai ragazzi di raffigurare gli articoli su un ombrello».

Lo studio

Per realizzare le loro opere gli scolari hanno ricevuto l’ABC dei diritti dell’uomo, edito dal Dipartimento federale per affari esteri (DFAE), colori, pennelli e un ombrello. In classe, gli allievi hanno studiato e discusso i 30 articoli, scegliendone tre, quelli che più li hanno colpiti.

«Abbiamo approfondito l’argomento facendo riferimento anche alla vita di classe – racconta a swissinfo.ch Franca Schäfer, l’insegnante della quinta elementare di Lugano-Molino Nuovo, in Ticino. Il progetto ci ha offerto l’occasione per analizzare e approfondire alcuni aspetti della vita a scuola, le regole condivise, i diritti e i doveri».

La quinta classe di Lugano-Molino Nuovo, una fra le quattro vincitrici del concorso, ha rappresentato il diritto a tutti i diritti enunciati nella carta Onu (articolo 2), la proibizione della schiavitù e della servitù (articolo 4) e il diritto alla libertà di opinione e di espressione (articolo 19).

Il messaggio

«Li abbiamo scelti, in quanto crediamo che siano i più importanti. Leggendoli ci siamo meravigliati che fosse necessario metterli per iscritto. Pensavamo che queste cose fossero normali e condivise da tutti nel mondo. Invece non è così», motivano gli allievi.

Fino al 6 giugno, il loro caleidoscopico ombrello, con gli altri 103, è appeso a testa in giù in una sala del Landesmuseum di Zurigo. È in attesa di uscire sotto la pioggia e di diffondere il suo messaggio di pace sulle strade, come ha sottolineato la ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy-Rey.

Luca Beti, Zurigo, swissinfo.ch

Carta dell’Onu

Alla fine della Seconda guerra mondiale ci si guardò indietro con orrore: il disastro morale era più grave ancora delle rovine materiali.

La Dichiarazione universale dei diritti umani fu uno dei primi compiti che l’ONU si assunse.

Essa fu approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea dell’ONU. Con i suoi 30 articoli, essa doveva costituire «un comune livello, che tutte le nazioni dovevano raggiungere».

Fu un evento storico: per la prima volta la comunità internazionale si assumeva la responsabilità della tutela e della promozione di specifici diritti, posti alla base di ogni convivenza.

(fonte: Amnesty International)

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Concorso

Hanno partecipato 103 classi – 13 dal Ticino, 23 dalla Svizzera romanda e 67 dalla Svizzera tedesca.

Le promotrici dell’iniziativa sono Carla Ferrari, giornalista e presentatrice televisiva RSI, Annet Gosztonyi, giornalista e presentatrice del telegiornale della televisione svizzero tedesca SF, Rosmarie Waldner, giornalista scientifica al Tages Anzeiger e Myrtha Welti, giurista.

Il progetto è stato sostenuto dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e dall’Associazione degli insegnanti svizzeri (LCH).

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