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Punto di vista Democrazia in ripresa, ma fuori dagli schemi

persone in piazza

Vittoria della democrazia: a fine marzo, Ekrem Imamoglu è stato eletto sindaco di Istanbul. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha però annullato il voto, che verrà ripetuto il prossimo 23 giugno.

(Keystone / Sedat Suna)

Le tendenze autocratiche hanno il vento in poppa un po’ ovunque nel mondo, come confermano i dati dell’ultimo rapporto emanato dall’istituto globale di ricerca V-Dem. A livello locale, ossia dove la partecipazione dei cittadini ha un posto di rilievo, la democrazia gode invece di ottima salute. Abbiamo analizzato la situazione.

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La pubblicazione dell’ultimo rapporto annuale di V-DemLink esterno permette di fugare ogni dubbio. Lo studio comparativo di respiro internazionale evidenzia che lo scorso anno 24 democrazie sono state erose da tendenze autocratiche. Tra queste figurano Paesi densamente popolati quali l’India, gli Stati Uniti e il Brasile. Di conseguenza, un terzo della popolazione mondiale sta perdendo parte dei suoi diritti democratici, come ha potuto constatare swissinfo in un rapporto preliminare esclusivo relativo allo studio presentato il 23 maggio scorso a Göteborg, in Svezia.

Bruno Kaufmann lavora come corrispondente radiofonico per SRF dall’Europa del nord. Le sue analisi degli sviluppi democratici nel mondo sono pubblicate su #DearDemocracy/swissinfo.ch.

(Bruno Kaufmann)

I risultati cui sono giunti gli oltre 3'000 ricercatori di 170 Paesi poggiano su solide basi: sono frutto dell’analisi sistematica di 470 diversi criteri distintivi della democrazia in oltre 200 nazioni. Con una raccolta che si avvicina ai 27 milioni di dati e copre un arco temporale che va dallo scoppio della Rivoluzione francese nel 1789 ai giorni nostri, i ricercatori di Göteborg sono in grado di tracciare un quadro della democrazia a livello mondiale ben più preciso di quanto non facciano altri studi comparativi come il Democracy Index dell’Economist o il rapporto sulla qualità della democrazia di Bertelsmann.

L’analisi dei ricercatori di V-Dem, più approfondita e completa, non abbraccia soltanto un periodo di tempo ben più esteso, ma mette soprattutto in risalto l’ottimo stato di salute di cui gode la democrazia. Una ripresa che tuttavia ha ragioni diverse da quelle che potremmo supporre. In effetti, lo studio conferma l’avanzata in molti Paesi del populismo autocratico, con attacchi alle libertà fondamentali e alle istituzioni democratiche. “Trovo però che i risultati più sorprendenti siano quelli legati alla democrazia locale e partecipativa”, afferma Anna Lührmann, vicedirettrice dell‘istituto V-Dem, che aggiunge: “La partecipazione dei cittadini nelle aree urbane fa da importante contraltare alle tendenze autocratiche che si registrano a livello nazionale”.

E non si tratta soltanto di un’affermazione estemporanea, visto che il V-Dem è l’unico istituto di ricerca che oltre ad analizzare a livello globale i criteri di democrazia diretta e società civile sintetizza anche l’interpretazione locale e regionale della democrazia. Questa raccolta di dati permette di calcolare l’“indice di democrazia partecipativa”. 

La Svizzera davanti a Taiwan e Uruguay

Sempre secondo il V-Dem, nell’ultimo decennio i cittadini di 22 Paesi hanno visto rafforzarsi in maniera significativa il loro influsso politico, che in altri sette è invece regredito. A titolo di paragone: nel confronto decennale l‘“indice di democrazia liberale” incentrato sullo Stato di diritto presenta uno sviluppo dicotomico, con 21 democrazie agli allori e 24 in calo.

La classifica globale dei Paesi “maggiormente inclini alla partecipazione politica” è capitanata dalla Svizzera, seguita da Taiwan e Uruguay (cfr. grafico da pag. 70 del rapporto 2019 di V-Dem). Negli ultimi dieci anni si sono distinti in particolare Paesi come il Perù, la Bulgaria, il Nepal, il Marocco, l’Armenia e la Tunisia, dove è stato rafforzato il processo democratico a livello locale.

È interessante notare che molti Paesi nordici come la Norvegia, la Svezia e la Finlandia, in vetta a numerose classifiche sulla democrazia, non rientrano nei primi 25 a livello di partecipazione. Gli Stati organizzati in maniera federale come l’Australia, l’Austria e il Canada sono invece posizionati meglio.

Questo articolo fa parte di #DearDemocracyLink esterno, la piattaforma di swissinfo.ch sulla democrazia diretta.

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La partecipazione locale come antidoto all’autocrazia

Il quadro d’insieme chiarisce la dinamica: il connubio tra l’esercizio della democrazia diretta e i diritti all’autonomia sul piano locale funge da antidoto agli attacchi autocratici.

Due esempi: dopo la vittoria del candidato dell’opposizione, l’elezione del sindaco di Istanbul - la metropoli turca di 15 milioni di abitanti - verrà ripetuta il mese prossimo per ordine del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Si tratta di un vero banco di prova che stabilirà la reale forza (o la debolezza, appunto) della democrazia locale nei confronti dell’autarchia a livello nazionale.

In un’altra metropoli del mondo, Osaka in Giappone, l’anno prossimo i circa 20 milioni di abitanti saranno chiamati alle urne per decidere della fusione di due unità amministrative locali. Dopo la ritrosia iniziale, il progetto di coinvolgere la popolazione nel processo decisionale è ora sostenuto anche dal partito liberaldemocratico del premier Shinzō Abe. Per la democrazia locale si tratta di un’importante vittoria, che lascerà il segno anche sul piano nazionale.

Questi due esempi evidenziano la crescente importanza della partecipazione attiva dei cittadini a livello locale per lo sviluppo democratico di un Paese, costatazione che trova ora conferma anche nei dati presentati dai ricercatori di V-Dem.

Tutelare i diritti umani, rafforzare la partecipazione

Vale anche il contrario: i Paesi che nell’ultimo decennio hanno perso posizioni nell’indice di partecipazione figurano tra quelli per cui l’istituto V-Dem ha delineato un quadro negativo per quanto riguarda le conquiste democratiche negli anni a venire. Ad esempio l’Ungheria. Ancora dieci anni fa il Paese vantava un buon livello di democratizzazione. Dopo l’ascesa al potere del partito Fidesz del premier Viktor Orban si assiste ad un lento ma inesorabile sgretolamento dei diritti civili e delle autonomie locali e con esso all’avanzata del populismo autocratico.

Per poter consolidare il successo senza precedenti fatto registrare negli ultimi decenni dalla moderna democrazia rappresentativa bisogna prestare la massima attenzione all’evoluzione di due fattori: la tutela dello Stato di diritto e dei diritti umani sul piano nazionale e internazionale e la promozione della democrazia diretta e partecipativa a livello locale e regionale – ovunque nel mondo.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autrice e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.

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Traduzione dal tedesco di Lorena Mombelli

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