Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Punto di vista Naturalizzazione standardizzate da parte dell’amministrazione federale? No!

Di

Le regole vigenti per la naturalizzazione dei giovani stranieri dovrebbero essere sostituite da una procedura automatizzata rapida in cui non occorre più verificare l’integrazione dei richiedenti. Inoltre, il concetto di terza generazione non sempre significa lo stesso. L’Unione democratica di centro è invece favorevole a procedure più accurate, afferma la consigliera nazionale UDC Barbara Steinemann.

(1)

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

di Barbara Steinemann, deputata dell'UDC

Presto per le persone sotto i 25 anni dovrebbe valere una procedura di naturalizzazione standardizzata in forma scritta. Sarebbe l’amministrazione centrale di Berna a decidere in base ai dossier ricevuti da giovani di tutta la Svizzera.

Barbara Steinemann, consigliera nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC), di Regensdorf, canton Zurigo.

(Keystone)

Nel contesto di questo progetto, il termine «terza generazione» porta a confusione: uno dei nonni deve aver posseduto un permesso di soggiorno. Può essere anche un’ammissione provvisoria prevista nell’ambito delle richieste d’asilo. Uno dei genitori deve aver vissuto almeno dieci anni in Svizzera e di questi aver frequentato per cinque anni la scuola. Solamente il candidato stesso deve essere nato in Svizzera e aver frequentato anch’esso almeno cinque anni la scuola. Né per la seconda, né per la terza generazione è richiesta la condizione di aver vissuto tutta la vita nel nostro paese. 

Nell’opuscolo che accompagna le votazioni, il Consiglio federale scrive: «Fanno parte di un club sportivo, cantano in un coro, sono attivi in associazioni di ogni tipo. La loro patria è la Svizzera». Senza dubbio è vero per molti giovani stranieri, ma non per tutti. Questi argomenti generalizzano e partono da una proiezione ideale che corrisponde solo raramente alla realtà. 

Il simbolismo spinto all’eccesso dei manifesti affissi nelle stazioni può sembrare esagerato: tuttavia illustra tendenze di radicalizzazione presenti tra i giovani musulmani contro le quali tutta l’Europa lotta e che dobbiamo riconoscere anche nel nostro paese e prendere sul serio, ancora di più in progetti che riguardano la cittadinanza. 

Il progetto prevede un rovesciamento dell’onere della prova per quanto concerne l’integrazione: in futuro, per le persone sotto i 25 anni si parte dal presupposto acquisito che l’integrazione è sufficiente quando le condizioni formali citate sopra sono adempite. Islamisti «dormienti» e salafiti possono dunque trasmettere domande di naturalizzazione agevolate senza essere notati, così come lo possono fare gli allievi che stringono la mano solo ai docenti di sesso maschile. Per questo, anche in futuro, l’autorità dovrebbe essere più vigile. E in uno stato federale, questo compito deve continuare a essere assegnato ai cantoni. 

L’integrazione viene prima del luogo di nascita 

Oggi è diventato molto facile ottenere un passaporto svizzero. Regolarmente, sono naturalizzate quasi 40’000 persone all’anno. Più del doppio rispetto all’UE. Non da ultimo perché da noi, contrariamente a molti paesi europei, è permessa la doppia cittadinanza. Ogni persona dovrebbe invece essere sottoposta a una meticolosa verifica in cui conta l’integrazione effettiva come criterio fondamentale e non il luogo di nascita e i cinque anni di frequenza scolastica in Svizzera. 

In futuro, si naturalizzerebbe in base a criteri formali e per iscritto. Ai giovani ben integrati sotto i 25 anni viene già incontro il diritto valido dal 1° gennaio 2018 che prevede una permanenza più breve nel paese di 10 anni e per cui gli anni tra gli 8 e i 18 anni di vita contano doppio. Per queste persone, già oggi la naturalizzazione ordinaria è possibile come per tutti gli altri, compresi gli italiani discendenti dei lavoratori stranieri - spesso citati - che, tra l’altro e probabilmente per la loro prossimità culturale, mostrano meno ambizioni di volere il passaporto rossocrociato. 

Contro la centralizzazione

Le naturalizzazioni eseguite alla leggera danneggiano le persone naturalizzate a buona ragione e il nostro Stato. La definizione ingannevole per la terza generazione, l’assunzione generalizzata dell’integrazione per tutte le domande nonché la procedura centralizzata e il conseguente automatismo sono degli elementi non adeguati di questa modifica costituzionale. Per questo va respinta.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autrice e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.


Traduzione di Michela Montalbetti

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

×