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Ridurre la montagna di rifiuti elettronici

In settembre, decine di migliaia di persone sono state intossicate dai rifiuti elettronici ad Abidjan, nella Costa d'Avorio

(Keystone)

A Nairobi, ministri e esperti dell'ambiente hanno deciso delle misure per ridurre lo spinoso problema del trasporto e del deposito di rifiuti elettronici.

Secondo le stime del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUE) la produzione annua di rifiuti elettronici è di 50 milioni di tonnellate.

Chi smaltisce in modo scorretto rifiuti elettrici o elettronici (e-waste) rischia di immettere nell'ambiente rifiuti pericolosi e metalli pesanti altamente tossici.

"La quantità di e-waste è in aumento e crea una serie di problemi soprattutto nei paesi in via di sviluppo", ha detto a swissinfo Thomas Kolly, capo della divisione Affari internazionali dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM).

Kolly, che ha guidato la delegazione svizzera a Nairobi, afferma che numerose delegazioni africane hanno ripetuto che nei loro paesi stanno giungendo immense quantità di rifiuti elettronici in provenienza dai paesi industrializzati. Rifiuti che non esitano a paragonare ad una bomba a orologeria.

A Nairobi si è discusso della revisione della Convenzione di Basilea, un trattato volto a ridurre gli spostamenti di rifiuti pericolosi, compresi quelli elettrici ed elettronici. Il segretariato della Convenzione, che ha sede in Svizzera, ritiene che il trattato abbia un'importanza capitale: «È l'unica vera base per contrastare l'e-waste».

Per quanto riguarda la Convenzione di Basilea, i risultati raggiunti a Nairobi soddisfano Thomas Kolly. «I partecipanti alla conferenza si sono messi d'accordo su una dichiarazione riguardante i rifiuti elettronici e intendono collaborare con i governi, l'industria e la società civile per combattere il problema», spiega Kolly.

I delegati hanno approvato il lancio di progetti pilota che dovrebbero studiare la riconsegna di diversi prodotti usati alle industrie in grado di smaltirli. In questo senso si collaborerà con una dozzina di grandi produttori di telefoni cellulari che dovrebbero trovare il modo di riciclare o di smaltire in modo sicuro i telefonini ormai vecchi.

Si è inoltre deciso di dare una spinta alla cooperazione internazionale per quanto riguarda il traffico illegale e lo sviluppo di linee guida tecniche. Il prossimo passo – aggiunge Thomas Kolly – «è lavoro concreto. Ciò significa dare vita a questa piattaforma».

Svizzera faro

La Svizzera è sempre stata all'avanguardia per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti elettronici, come i telefoni cellulari. Nel 2002 ha lanciato un'iniziativa di successo che ha convinto l'industria delle telecomunicazioni a riciclare i vecchi telefoni o a smaltirli in modo sicuro.

L'accordo, il primo del genere, è servito da modello e da allora migliaia di cellulari non più desiderati hanno trovato una nuova forma d'impiego. «Abbiamo sviluppato delle strategie di raccolta in Svizzera, Europa e America del nord. Si tratta di un vero e proprio pilastro della lotta all'e-waste», racconta Kolly. «È importante offrire le nostre competenze ai paesi in via di sviluppo di modo che possano mettere in piedi dei sistemi simili e trovare delle soluzioni per cellulari e computer».

Costa d'avorio

La conferenza di Nairobi ha avuto parole dure nei confronti dell'incidente che ha interessato recentemente la Costa d'avorio. I fumi tossici emanati dalle montagne di rifiuti ammassate nei dintorni della capitale Abidjan hanno ucciso almeno dieci persone. Altre 70'000 sono dovute ricorrere al medico.

A Nairobi, la dirigenza del Programma delle Nazioni unite per l'ambiente ha deciso di dare vita ad un fondo che dovrebbe contribuire a risolvere la situazione di Abidjan.

«Il caso della Costa d'avorio ha contribuito ad aumentare il grado di consapevolezza nei confronti dei problemi che riguardano i paesi in via di sviluppo. Ci si è resi conto che è ora di fare qualcosa», afferma Kolly.

E la consapevolezza non è solo dei paesi industrializzati. «Anche i paesi in via di sviluppo sono sempre più coscienti del fatto che devono aumentare gli investimenti a livello di amministrazione nazionale se vogliono tenere sotto controllo questo tipo di problemi».

swissinfo, Simon Bradley
(traduzione, Anna Passera e Doris Lucini)

In breve

L'ottava conferenza delle parti della Convenzione di Basilea, che regola i movimenti transfrontalieri, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, si è tenuta a Nairobi dal 27 novembre al 1. dicembre.

Adottata nel 1989 e ratificata finora da 168 Stati, la Convenzione di Basilea è in vigore dal 1992. Il suo scopo è quello di impedire ai paesi ricchi di esportare i loro rifiuti nei paesi poveri.

La Convenzione prevede che ogni paese è responsabile per i propri rifiuti. La loro esportazione in un altro paese è possibile solo con l'accordo di quest'ultimo.

La Convenzione di Basilea fa parte del terzetto di Convenzioni aventi lo scopo di proteggere l'ambiente e la salute pubblica. I due altri trattati sono la Convenzione di Rotterdam sul commercio internazionale di prodotti chimici pericolosi e la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti.

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Fatti e cifre

L'eliminazione di un metro cubo di rifiuti tossici costa dai 400 ai 680 dollari in Europa. In Africa e in Asia questa operazione costa 15 volte meno che in Europa.
Secondo il PNUE la produzione annua di rifiuti elettronici è di 50 milioni di tonnellate.
Da un recente studio di Basel Action Network risulta che ogni mese almeno 100'000 computer entrano nel porto di Lagos, in Nigeria.
Secondo gli esperti, da uno a tre quarti di questi apparecchi sono rifiuti elettronici.

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