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Scandalo dei tassi di cambio Lo spettro della prigione sui banchieri scorretti

Gefängnis Schweiz

Ci saranno più dirigenti bancari che finiranno dietro le sbarre dopo il nuovo scandalo della frode sui tassi di cambio?

(KEYSTONE/Ennio Leanza)


L’ultimo scandalo che ha colpito il mondo delle banche ha fatto riecheggiare la richiesta di sanzioni penali per i trader coinvolti. Ma la frode sui tassi di cambio, l’ultimo di una lunga lista di abusi, farà davvero cambiare l’attitudine delle banche?

«Nella maggior parte degli ambiti commerciali la pena normale per una truffa ai danni dei clienti è il carcere», si legge in un recente editoriale del Financial Times. «Se le autorità vogliono davvero cambiare la cultura dei trading desk le sanzioni penali devono diventare una possibilità più reale».

La procura pubblica svizzera (Ministero pubblico della Confederazione) sembra aver aperto una porta a questa possibilità avviando inchieste penali su numerose persone coinvolte nella frode dei cambi all’UBS. Le accuse di cattiva amministrazione finanziaria e di violazione del segreto bancario possono condurre a pene detentive fino a cinque, rispettivamente tre anni.

Anche l’autorità svizzera di sorveglianza sui mercati finanziari (FINMA) sta svolgendo indagini su 11 persone, compresi alcuni manager. Finora ha chiesto all’UBS di restituire 134 milioni di franchi svizzeri (circa 112 milioni di euro) provenienti da profitti ottenuti in maniera fraudolenta.

Secondo molti esperti e buona parte dell’opinione pubblica, è ormai giunto da tempo il momento di applicare se necessario sanzioni penali.

«Per questo settore è giunta l’ora di misure più severe. Gli individui devono assumere la responsabilità delle loro azioni e omissioni. Devono sapere che il loro comportamento avrà conseguenze reali», osserva Florian Wettstein, direttore dell’Istituto di etica economica dell’Università di San Gallo.

«Se sanno che la banca pagherà una multa, spalleggiata dai contribuenti, allora non hanno incentivi per cambiare. Ma se sanno che per i loro atti possono finire in prigione, le cose cambieranno».

Smembrare le banche

Marc Chesney, vicedirettore dell’Istituto banche e finanze dell’università di Zurigo va oltre, chiedendo lo smembramento di banche diventate così importanti per l’economia svizzera da poter contare di fatto su una garanzia di Stato.

«Finché una banca è troppo grande perché sia lasciata fallire e alcune persone sono troppo grandi per finire in prigione, questi scandali continueranno a succedere. Dobbiamo separare le banche commerciali dalle banche d’investimento per costringerle a essere più responsabili», dice Chesney.

«Se sapessero che imbarcandosi in operazioni difficili e azzardate rischiano la bancarotta, sarebbero obbligati a essere più cauti».

Negli ultimi anni le grandi banche globali sono state colte ripetutamente con le mani nel sacco in casi di manipolazione del mercato, evasione fiscale, violazione di embargo, truffa, vendita abusiva a clienti inconsapevoli.

Dopo ogni scandalo, le banche chiedono scusa, a volte biasimando il comportamento spregiudicato di alcuni impiegati che agiscono fuori controllo e promettendo di porre dei rimedi. Gli impiegati sono sottoposti a procedimenti disciplinari o licenziati e il sistema dei bonus è ritoccato – mentre i profitti continuano a salire.

Autorità spaventate

Daniel Fischer, un avvocato di Zurigo che rappresenta dall’inizio della crisi finanziaria vari clienti in processi civili contro le banche, ritiene che in passato le autorità siano state intimidite dal potere delle grandi banche e dalla loro rilevanza economica.

«La carenza di azioni credibili ha dato l’impressione che la grandi banche abbiano goduto di una certa protezione da parte delle autorità», osserva Fischer. «Ciò deve cambiare».

L’amministratore delegato dell’UBS Sergio Ermotti, è salito ai vertici della grande banca sulla scia della truffa miliardaria da parte di un dipendente della grande banca, che nel 2011 aveva portato alle dimissioni del suo predecessore Oswald Grübel. «Nessun profitto è più importante della salvaguardia del buon nome della nostra azienda», ha scritto Ermotti in una nota interna inviata ai dipendenti dopo la sua nomina.

Tre anni dopo il direttore della FINMA Mark Branson, anche lui un ex manager dell’UBS, si è ritrovato a chiedersi come sia possibile che gli scandali continuino a colpire la grande banca.

«Quel che inquieta non è solo il comportamento scorretto dei trader, ma anche il fatto che l’UBS non abbia identificato i rischi e non abbia un sistema di controllo appropriato», ha detto Branson alla stampa in seguito allo scandalo dei tassi di cambio. «E questo dopo la serie di scandali degli ultimi anni. È una chiara mancanza di rispetto delle regole».

Cultura radicata

Secondo Wettstein, tutto questo dimostra che la cultura della banca, almeno in alcuni settori, non è cambiata dopo l’avvento di Ermotti. «L’intera cultura della banca non si è allontanata dalla mentalità delle mele marce. Non basta ignorare i problemi reali biasimando alcuni individui e dicendo che tutto il resto nella banca funziona bene».

Wettstein crede che buona parte dei problemi rimanga legata al sistema dei bonus, che, secondo la FINMA, per alcuni trader ammontano a sette volte il salario di base.

«È facile dire quali dovrebbero essere i valori giusti, ma bisognerebbe anche incentivarli correttamente», dice Wettstein. «Si può parlare quanto si vuole di integrità, ma se il sistema di incentivi è basato puramente sul denaro le persone continueranno a essere guidate dai bonus».

«Questo fa apparire vuote le parole di Ermotti a proposito del cambiamento di cultura. Se l’UBS avesse voluto cambiare seriamente la propria cultura, avrebbe dovuto cominciare con il sistema dei bonus».

Il cattivo comportamento delle banche causa problemi più seri dei soli danni alla reputazione dei singoli istituti e della piazza finanziaria svizzera, secondo Chesney. Le conseguenze arrivano anche alla gente comune.

«Le banche continuano a fare profitti a spese dei clienti e dell’economia», dice. «Questo non è un modello economico stabile. Il risultato è che dopo sei anni la crisi finanziaria ancora non è superata».

Scandalo bancario

Il 12 novembre l’UBS ha annunciato di essere tra le cinque banche globali multate in relazione alla manipolazione dei tassi di cambio. L’UBS è stata obbligata dalle autorità di controllo svizzere britanniche e statunitensi a pagare un‘ammenda e a restituire utili per un valore complessivo di circa 800 milioni di franchi.

Gli analisti ritengono che in relazione a questo scandalo le banche dovranno far fronte ad altre sanzioni, soprattutto da parte del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti. L’UBS si sta anche preparando a potenziali cause civili avviate da clienti scontenti, tra cui fondi pensione e hedge fund.

La FINMA ha compilato un elenco degli abusi commessi da alcuni impiegati della banca attivi ai trading desk dei mercati valutari e dei metalli preziosi. Questi comprendono truffe ai danni dei clienti e trasmissioni di dati di questi ultimi a terze parti. I trader dell’UBS avrebbero collaborato con dipendenti di altre banche, attraverso delle chat room, per manipolare i valori di riferimenti che servono a fissare i tassi di cambio.

Nel 2012 l’UBS aveva già dovuto pagare una multa di 1,5 miliardi di dollari per la manipolazione del tasso interbancario Libor. Un anno prima la banca era stata vittima di una truffa da 2 miliardi di dollari. L’UBS è stata multata anche per violazione delle norme fiscali negli Stati Uniti (2009) e rischia un’accusa simile in Francia.

Anche varie altre banche svizzere sono state multate per evasione fiscale negli Stati Uniti (Credit Suisse e Wegelin), oppure sono coinvolte in indagini penali o fanno parte di un programma di collaborazione con le autorità statunitensi. 

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(Traduzione dall'inglese: Andrea Tognina), swissinfo.ch

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