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Rapporto di Amnesty International Svizzera nega complicità in abusi su migranti in Libia

Un gommone sovraffollato galleggia in mezzo al mare

Profughi e migranti africani, in maggioranza provenienti dal Sudan e dal Senegal, abbandonati su un gommone, aspettano che la Guardia costiera libica li aiuti.

(Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.)

Proteggere i diritti dei rifugiati e dei migranti è una priorità assoluta della Svizzera, anche in Libia: lo ha dichiarato una portavoce del Ministero della giustizia a swissinfo.ch, respingendo le accuse di Amnesty International, secondo cui anche Berna è complice di "orribili abusi contro rifugiati e migranti" in centri di detenzione libici.

In un rapportoLink esterno pubblicato il 12 dicembre, Amnesty International (AI) afferma che i governi europei sostengono attivamente un "sofisticato sistema di abusi e di sfruttamento dei rifugiati e dei migranti da parte della Guardia costiera libica, delle autorità di detenzione e dei passatori, per impedire alle persone di attraversare il Mediterraneo".

Nel documento si punta l'indice accusatore principalmente contro l'Italia e l'Unione europea. Tuttavia, in un comunicatoLink esterno, la sezione svizzera di AI precisa che anche la Confederazione collabora attivamente con le autorità libiche e ha messo a disposizione dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) un milione di franchi per la formazione e l'equipaggiamento della Guardia costiera libica.

"Le autorità svizzere devono vigilare affinché la cooperazione tecnica e finanziaria con le autorità libiche non contribuisca alle violazioni dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati in quel Paese", scrive la sezione svizzera di AI nella nota.

La Svizzera ha posto la protezione dei rifugiati e dei migranti come priorità nel corso del vertice del Gruppo di contatto per il Mediterraneo centraleLink esterno, svoltosi a Berna il 13 novembre, ha dichiarato a swissinfo.ch la portavoce del Ministero svizzero di giustizia e polizia Emmanuelle Jaquet von Sury. I partecipanti hanno approvato, in linea di principio, misure volte a migliorare le condizioni nei centri di detenzione libici e a trovare alternative ad essi, ha aggiunto la portavoce.

"Abuso sistematico"

Emmanuelle Jaquet von Sury ha confermato che dal 2016 Berna sostiene con un milione di franchi un programma dell'OIM volto a rafforzare la capacità della Guardia costiera libica. Il supporto riguarda attrezzature per il salvataggio in mare, l'addestramento nel soccorso di emergenza in mare e la creazione di procedure operative standard, ha detto la portavoce. "Il progetto è focalizzato sul rispetto dei diritti umani e gli standard internazionali".

La portavoce ha indicato che la Svizzera ha anche stanziato un milione di franchi nel 2015-2016 per un programma di rimpatrio volontario di migranti bloccati dalla Libia. In totale, 722 migranti in condizioni precarie hanno beneficiato di tale programma e 102 hanno ottenuto un sostegno al reinserimento, ha puntualizzato.

"Centinaia di migliaia di profughi e migranti intrappolati in Libia sono alla mercé di autorità libiche, milizie, gruppi armati e trafficanti che spesso lavorano insieme per realizzare profitti finanziari", afferma John Dalhuisen, direttore della sezione Europa di Amnesty. "Decine di migliaia di persone sono tenute a tempo indeterminato in centri di detenzione sovraffollati, dove subiscono abusi sistematici".

AI Svizzera ha salutato la decisione di Berna, la settimana scorsa, di accogliere 80 rifugiati particolarmente vulnerabili provenienti da centri di detenzione in Libia nell'ambito di un piano d'emergenza dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

"Se ciò è positivo, al contempo, però, il governo svizzero fa parte di questo meccanismo che tiene intrappolati i migranti in Libia", ha dichiarato a swissinfo.ch la portavoce di AI Svizzera, Nadia Boehlen.


(Traduzione dall'inglese: Sonia Fenazzi)

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