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Svizzeri e pandemia: dalla depressione alla malinconia

L'inizio della campagna vaccinale ha reso gli svizzeri un po' più ottimisti. La paura del contagio è in calo. Keystone / Peter Klaunzer
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 marzo 2021 - 17:00

A gennaio, quando la seconda ondata della pandemia ha colpito, sembrava che gli svizzeri avessero il morale sotto i piedi. Ma un nuovo sondaggio di Sotomo condotto per conto della SSR mostra che hanno ritrovato un po' di buonumore. Tuttavia, questo non significa che l'ottimismo sia alle stelle.

Il settimo sondaggio sulla pandemia è stato condotto nella prima settimana di marzo, esattamente un anno dopo che la Svizzera è entrata nell'era del coronavirus. Questo anniversario offre ai sondaggisti l'opportunità di ripercorrere gli ultimi dodici mesi, in particolare per quanto riguarda i cambiamenti di umore degli svizzeri.

Sul piano sanitario, le cifre mostrano che il morale ha attraversato diverse fasi, con due momenti molto contrastanti: un'ondata di ottimismo nel giugno 2020, quando si pensava che il peggio fosse passato, e un momento di scoraggiamento a gennaio, quando imperversava la seconda fase. Ma ora la speranza sta tornando.

L'indicatore più interessante riguarda la situazione negli ospedali, perché è quello che ha subito più variazioni nel corso dei mesi. Nel giugno 2020, l'86% degli intervistati pensava che la situazione fosse buona o molto buona. Tutt’altro scenario a gennaio di quest'anno: solo il 16% degli intervistati riteneva che la situazione fosse da buona a molto buona, mentre il 49% pensava che fosse da cattiva a molto cattiva e il 35% non aveva opinioni. All'inizio di marzo 2021, la situazione è cambiata di nuovo: quasi la metà degli intervistati (49%) considera la situazione da buona a molto buona e una piccola minoranza (8%) la reputa cattiva.

Ritorna una certa arroganza

Anche la percezione della gestione della pandemia da parte della Svizzera è soggetta a forti variazioni. Durante la prima ondata, la Svizzera era stata la buona allieva in Europa, essendo riuscita a tenere sotto controllo la pandemia nonostante misure meno severe che altrove. Durante la seconda ondata, invece, si è posizionata tra gli ultimi della classe, con misure controverse - come l'apertura di piste da sci - e un tasso di infezioni particolarmente alto.

Tuttavia, la fiducia - e una certa dose di arroganza - sta tornando. Il 40% degli intervistati ritiene che la Svizzera stia gestendo la situazione meglio di altri Paesi europei, mentre il 15% pensa che stia facendo un lavoro peggiore. Lo scorso gennaio, il numero di persone che pensavano che la Svizzera stesse facendo meglio degli altri era più alto (34%) rispetto ai critici (28%).

"Dall'ultimo sondaggio del gennaio 2021, la situazione sanitaria in Svizzera è notevolmente migliorata. Le ospedalizzazioni e i decessi sono diminuiti. Anche se le infezioni sono nuovamente in aumento, potrebbero essere ridotte con misure meno severe che in altri Paesi europei", spiegano gli autori dell'indagine.

Il governo riacquista consensi

Anche la fiducia nel Consiglio federale ha subito degli alti e bassi notevoli nel tempo. Alla fine della prima ondata, il 67% degli intervistati ha dato al governo una valutazione positiva. Tuttavia, questa fiducia si è costantemente erosa da allora, raggiungendo il livello più basso a gennaio con solo il 33% degli intervistati a favore.

Ma ancora una volta, gli indicatori sono in aumento. Quasi la metà degli intervistati (49%) ha ora fiducia nel Consiglio federale, mentre quasi un terzo (30%) è più diffidente.

"Il fatto che il Consiglio federale abbia preso in mano la situazione e che le misure adottate abbiano portato a una massiccia riduzione del numero di casi e ad alleggerire il carico degli ospedali ha chiaramente avuto un effetto positivo sulla reputazione del governo", spiegano i sondaggisti.

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Restano molte paure

Quindi è tornato di nuovo l'ottimismo? Non proprio. Anche se gli svizzeri sono meno preoccupati per la loro salute, soprattutto grazie ai progressi della campagna di vaccinazione, altre paure continuano a pesare sul morale.

Per esempio, il timore che le libertà personali vengano limitate è aumentato. Questa è attualmente la principale paura legata alla pandemia, condivisa dal 64% degli intervistati. Anche la seconda preoccupazione, la paura dell'isolamento (52%), è in aumento. "La lunga durata della pandemia sta chiaramente pesando sempre di più", notano i sondaggisti.

Se consideriamo le minacce alla società nel suo complesso, una crisi economica è la preoccupazione più comune (31% degli intervistati), davanti alla perdita di libertà a lungo termine (29%) e ai conflitti sociali (22%).

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Convivere con il virus

L'anno scorso, la popolazione sperava di uscire abbastanza rapidamente dalla pandemia. Ad aprile, la maggioranza degli intervistati credeva che l'incubo sarebbe finito entro l'estate; a giugno, la metà pensava che la situazione sarebbe tornata alla normalità entro l'inizio dell'inverno.

La seconda ondata e la comparsa delle varianti sembrano aver reso la popolazione meno ottimista. A marzo, la metà delle persone che hanno partecipato al sondaggio ritiene che la situazione rimarrà difficile fino all'inverno del 2022, e un quarto pensa che durerà persino più a lungo. Per il 67% degli intervistati, dovremo convivere con il virus ancora per molto tempo.

I dettagli del sondaggio

Il sondaggio è stato condotto dall'Istituto Sotomo per conto della Società svizzera di radiotelevisione (SSR), di cui swissinfo.ch è membro.

Questo è il settimo sondaggio realizzato dallo scorso marzo.

Il sondaggio è stato condotto online tra il 9 e il 15 marzo su 49’909 persone in tutte le regioni linguistiche. Si tratta della più alta partecipazione mai registrata per questo sondaggio, che dimostra il forte interesse della popolazione per questo argomento, notano gli autori.

Poiché questo non è un gruppo rappresentativo – i partecipanti non sono selezionati, ma hanno risposto su base volontaria – l’istituto demoscopico ha effettuato una procedura di ponderazione. Il margine di errore è di +/- 1,1%.

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