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Wikileaks mina la diplomazia

Wikileaks dà gatte da pelare al il presidente USA Barack Obama e alla segretaria di Stato Hillary Clinton Keystone

Diversi ex diplomatici svizzeri sono unanimi: la pubblicazione di documenti segreti sulla piattaforma Wikileaks sabota il lavoro della diplomazia e annienta la fiducia. Di conseguenza in futuro le informazioni fra le ambasciate e i propri governi saranno meno dirette.

Se il nuovo superiore è un amante della Scozia e del whisky, a cena non è consigliabile parlargli della differenza tra il Bordeaux e la Borgogna. Così, se un ministro delle finanze svizzero conduce negoziati per un nuovo accordo di doppia imposizione con un omologo europeo, è avvantaggiato se conosce le preferenze, le peculiarità e il carattere del suo interlocutore.

Queste conoscenze preliminari gli vengono fornite dall’ambasciatore svizzero nel paese del suo interlocutore. Una volta, le informazioni classificate come riservate arrivavano sotto forma di una lettera – chiusa in una busta – direttamente negli uffici, da dove poi erano messe al sicuro negli archivi.

Oggi, nell’era della tecnologia dell’informazione, la trasmissione è certamente diventata più semplice e veloce. Ma ha anche un rovescio della medaglia: è più soggetta a disguidi e indiscrezioni. Con qualche click, una e-mail può essere inviata in un battibaleno a centinaia di destinatari.

Una vulnerabilità messa brutalmente a nudo dalla piattaforma Internet Wikileaks, che, con la pubblicazione di oltre 250mila documenti della corrispondenza tra il Dipartimento di Stato statunitense e le sue circa 270 rappresentanze diplomatiche nel mondo classificati “segreti”, ha provocato un gigantesco vespaio. La segretaria di Stato americana Hillary Clinton ha definito l’operazione “un attacco alla sicurezza del paese”.

Ampia gamma

Anche l’ex ambasciatore svizzero a Londra e Parigi, François Nordmann, giudica severamente questa divulgazione. “Tale pubblicazione sabota il lavoro dei diplomatici. Anche se i documenti forniscono un sacco di elementi già noti, è inquietante che siano esposte in tal modo persone ancora in carica ad alti livelli e perfino leader mondiali”, ha detto Nordmann al quotidiano ginevrino Le Temps.

Anche in passato ci sono stati casi in cui lettere di diplomatici al quartier generale sono state pubblicate, ha commentato ai microfoni della radio svizzera tedesca DRS l’ex ambasciatore elvetico a Berlino, Thomas Borer. Ma si è trattato di casi isolati. Invece, “le enormi dimensioni di questa pubblicazione hanno compromesso la fiducia nella diplomazia statunitense”.

Con simili fughe di notizie, la diplomazia è finita, rincara l’ex segretario di Stato Franz von Däniken, che ha al suo attivo una lunga carriera diplomatica. La gamma dei documenti pubblicati è vasta: si va da giudizi imbarazzanti fino a visioni ad alto rischio dal profilo delle strategie di negoziazione.

Von Däniken prevede che i diplomatici in futuro saranno nettamente più cauti. “Un diplomatico deve fornire giudizi e valutazioni. Se non lo può fare senza riserve, il valore delle sue informazioni è indebolito. Deve formulare tutto in modo complicato e conciso, mentre un linguaggio chiaro con giudizi espliciti sarebbe molto più efficace”.

Svizzera “democrazia alpina frustrante”

Sui 250mila documenti pubblicati, 255 provenivano dall’ambasciata americana a Berna e 432 dalla missione degli Stati Uniti a Ginevra. Finora è trapelato poco sul loro contenuto. Wikileaks ha pubblicato solo qualche parola chiave, come “diritti umani”, “relazioni politiche estere” e “terroristi e terrorismo”.

Stando all’emittente locale “Radio Basel”, in un verbale del 2008, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti a Berna Peter Coneway ha definito la Svizzera una “democrazia alpina frustrante”. Sempre a quanto riferito dalla radio basilese – che secondo il suo caporedattore Christian Heeb ha avuto accesso all’insieme dei documenti diplomatici confidenziali divulgati da Wikileaks, grazie alla collaborazione del settimanale tedesco “Der Spiegel” – la diplomazia USA non ha assegnato voti negativi ai politici elvetici, a differenza di quelli di altri paesi. L’attuale ministro della difesa Ueli Maurer sarebbe stato definito un fedele seguace di Christoph Blocher. E quest’ultimo il “guru dell’Unione democratica di centro” (UDC, destra conservatrice).

“Radio Basel” ha riferito che l’attenzione della diplomazia statunitense negli ultimi due anni era focalizzata sui rapporti della Svizzera con l’Iran e sulla crisi tra Berna e Tripoli. Praticamente nessun giudizio è invece stato espresso sul segreto bancario e sulle vertenze fiscali.

Berlusconi affaticato da troppi festini

Abbondanti, anche se insignificanti, sono invece le pubblicazioni di valutazioni della diplomazia americana su alcuni altri paesi e i loro leader. I giudizi su questi ultimi sono sovente al vetriolo.

Così, per esempio, il presidente francese Nicolas Sarkozy è chiamato “re nudo”. Della cancelliera tedesca Angela Merkel si dice che “evita i rischi ed è raramente creativa”. Il premier italiano Silvio Berlusconi è “incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno”, un leader “fisicamente e politicamente debole”, le cui “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza”.

Solo buon whisky

Politicamente esplosivi sono invece documenti che riguardano l’Iran, Israele e l’Afghanistan. In base ai documenti, si apprende che non solo Israele, ma anche l’Arabia Saudita e piccoli stati del Golfo hanno esortato gli Stati Uniti, a intervenire – eventualmente anche militarmente –contro l’Iran.

I documenti diplomatici, inoltre, confermano le voci secondo cui l’Iran ha ricevuto dalla Corea del Nord missili a medio raggio, ai quali un giorno si potrebbero applicare testate nucleari, la cui gettata potrebbe arrivare fino a Mosca o altrove.

Sempre fra le rivelazioni su questa massa di documenti, il presidente yemenita Abdullah Saleh, in una conversazione con il generale delle forze armate americane in Medio Oriente, si è detto preoccupato dal contrabbando proveniente da Gibuti. Che gli rovina il fegato è il contrabbando di armi e di droga, non di whisky. “Purché sia un buon whisky”.

La piattaforma Wikileaks è stata creata nel 2007 dall’omonima organizzazione per mettere in rete documenti coperti da segreto che vengono decifrati.

Ogni giorno riceve oltre 10 mila nuovi documenti, inviati anonimamente per via elettronica.

I volontari del sito – apparentemente varie centinaia – in tutto il mondo verificano l’attendibilità delle informazioni, prendendo in considerazione unicamente materiale giudicato rilevante dal profilo politico, sociale, storico o etico.

Se il documento supera le diverse fasi di selezione, viene poi reso accessibile attraverso il sito web.

Prima della pubblicazione vengono omessi i nomi dei civili coinvolti, per riguardo alla loro privacy e per proteggerli.

Il 22 ottobre 2010 il sito internet ha provocato un terremoto pubblicando circa 400mila documenti dell’esercito statunitense, relativi alla guerra in Iraq nel periodo gennaio 2004-dicembre 2009.

Più recentemente, il 28 novembre, Wikileaks annuncia che si appresta a pubblicare 250mila documenti che raccolgono la corrispondenza fra le ambasciate USA e Washington. Il sito ha subito un attacco informatico ed è stato oscurato. Ma le informazioni girano ugualmente, poiché copie dei files sono state trasmesse a grandi quotidiani e settimanali internazionali.

Le indicazioni relative alle finanze di Wikileaks e all’ammontare delle donazioni sono vaghe; secondo alcune fonti giornalistiche, il budget 2010 del sito – che ha già sospeso temporaneamente l’attività per mancanza di fondi – ammonterebbe a un milione di dollari.

(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

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