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Antisemitismo assente dai media svizzeri

Il conflitto israelo-palestinese è uno dei pochi ambiti in cui i media svizzeri utilizzano stereotipi negativi per qualificare gli ebrei swissinfo.ch

Secondo uno studio pubblicato dall’Università di Zurigo, i mezzi d’informazione della Svizzera tedesca sono giusti nei confronti degli ebrei. Più problematico l’approccio ai musulmani.

swissinfo ha parlato con Georg Kreis, presidente della Commissione federale contro il razzismo che ha patrocinato lo studio.

Antisemitismo? Un male ancora troppo spesso diffuso, anche se non nei media svizzeri. Questo è il risultato di uno studio realizzato dall’Università di Zurigo. L’immagine degli ebrei rispecchiata dai mezzi di comunicazione è tutto sommato positiva. Più problematico, per contro, l’approccio ai musulmani.

Negli articoli e nei servizi dei media svizzeri che riguardano gli ebrei non è riscontrabile un antisemitismo palese. C’è tuttavia un’eccezione: da questo quadro positivo va stralciato il conflitto mediorientale.

Abbastanza diffusa è l’immagine dell’ebreo che interpreta ogni critica nei suoi confronti come atteggiamento antisemita. Ma l’unico vero stereotipo negativo che si riscontra e quello dell’ebreo «influente», che appare soprattutto in relazione alla politica statunitense.

swissinfo ha discusso del rapporto tra media e antisemitismo con Georg Kreis, presidente della Commissione federale contro il razzismo che ha patrocinato lo studio.

swissinfo: Quali sono gli eventuali indizi di antisemitismo presenti nei media della Svizzera tedesca, la regione presa in esame?

G.K.: Si può constatare che nei mezzi di comunicazione svizzeri regna una grande prudenza per quanto riguarda le informazioni che potrebbero ferire la comunità ebraica. Si potrebbe addirittura parlare dell’esistenza di un tabù. Se ciò sia un bene è un’altra questione.

swissinfo: Quando i media parlano di quanto succede nei territori occupati, sono spesso sospettati di antisemitismo, anche se si tratta di due cose diverse.

G.K.: È vero, i media dovrebbero essere un osservatorio critico e non lasciare che dei fattori esterni, positivi o negativi, influenzino il loro lavoro. Non mi sembra però il caso di allarmarsi di fronte alla prudenza. Prudenza e critica non devono necessariamente escludersi a vicenda.

swissinfo: I mezzi d’informazione però non devono essere eccessivamente prudenti. Un giornalista deve essere oggettivo e tenere in considerazione le posizioni di tutte le parti in causa.

G.K.: Certo, ma non deve nemmeno essere sempre aggressivo e comportarsi come un cane rabbioso.

swissinfo: Lo studio ha analizzato solo i media della Svizzera tedesca. Non sarebbe opportuno realizzare uno studio su scala nazionale per vedere se ci sono delle differenze tra le regioni linguistiche del paese?

swissinfo: In più casi si sono riscontrate delle differenze tra la sensibilità della Svizzera francese e quella della Svizzera tedesca. Lo si vede ad esempio nella questione del velo islamico. Da questo punto di vista sarebbe davvero auspicabile avere uno studio nazionale. Probabilmente i media della Svizzera romanda si comportano in modo diverso in merito all’antisemitismo. Questo perché si orientano più in direzione della Francia, dove al momento si trova un numero crescente di giovani musulmani impegnati in una critica militante ad Israele.

swissinfo: Ma è possibile analizzare l’antisemitismo senza prendere in considerazione l’islamismo?

G.K.: In Svizzera questi due aspetti hanno qualcosa in comune: nel nostro paese ebrei e musulmani sono delle minoranze. Ogni questione che riguarda una minoranza deve interessare anche le altre minoranze. Questo perché riflette un atteggiamento generalizzato, nel nostro caso della maggioranza cristiana, nei confronti delle minoranze.

Constatiamo però che nei confronti dei musulmani c’è una distanza decisamente maggiore che nei confronti degli ebrei. Non è vero, come sostiene una minoranza di ebrei militanti, che la Svizzera sia cieca di fronte alle minacce rivolte ad Israele dai fondamentalisti islamici.

swissinfo: Il messaggio dello studio è dunque il seguente: nella Svizzera tedesca non c’è nessun antisemitismo palese, ma è importante di tanto in tanto rispolverare la questione.

G.K.: Giusto. Ed è proprio ciò che si fa. Un’organizzazione ebraica ufficiale ha già allestito un centro di osservazione dei media. Ma c’è bisogno anche di un osservatorio neutrale, che possa emettere dei giudizi indipendenti.

swissinfo

Studio sull’antisemitismo nei media: spoglio di 10 giornali della Svizzera tedesca e delle trasmissioni radiotelevisive del servizio pubblico (12.2002-12.2003)
Da agosto a dicembre del 2003 si è studiata anche l’immagine dei musulmani
Alla fine del 2003 uno studio europeo era giunto alla conclusione che l’antisemitismo non viene solo da ambienti di estrema destra, ma anche da ambienti musulmani e di sinistra.

Uno studio dell’Università di Zurigo ha promosso i media della Svizzera tedesca per il modo in cui presentano gli ebrei. Non c’è dunque antisemitismo nei mezzi d’informazione. Solo nel caso del conflitto israelo-palestinese si constata la presenza di stereotipi negativi.

La situazione è più problematica per quanto riguarda i musulmani che vengono spesso visti in modo non differenziato come aggressori o provocatori di conflitti. Secondo gli stereotipi più comuni, i musulmani sarebbero «poco istruiti» e «nemici della democrazia».

Il concetto di «fondamentalismo islamico» viene applicato indistintamente a tutta la comunità musulmana, anche se evidentemente non tutti i musulmani sono responsabili degli atti terroristici di Al Quaida.

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