Vescovi vogliono una chiesa più attiva nell'integrazione degli stranieri

Le missioni cattoliche in lingua estera come strumento per integrare gli immigrati in Svizzera: lo auspica la commissione della Conferenza dei vescovi svizzeri per i migranti («migratio»), che si è riunita mercoledì in assemblea plenaria a Berna.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 maggio 2001 - 17:48

«La Chiesa ha trascurato troppo a lungo il potenziale offerto dai parroci stranieri venuti a formarsi in Svizzera», ha detto all'ats Urs Köppel, segretario generale di migratio. Troppo spesso il soggiorno nella Confederazione è stato considerato solo come occasione formativa in vista del rientro nelle parrocchie dei paesi di provenienza, ha spiegato.

Da cinque anni a questa parte le missioni per migranti approfittano sempre più di questo capitale e costituiscono il luogo privilegiato per realizzare la «comunione» tra svizzeri e stranieri, ha continuato Köppel. Il compito di migratio è di fornire ai vescovi proposte per la realizzazione dell'integrazione che tengano conto anche dei limitati mezzi umani a disposizione della Chiesa.

Il prete attivo in una missione cattolica è prima di tutto tenuto ad apprendere perfettamente una lingua nazionale, indispensabile - spiega Köppel - per garantire i contatti con la realtà locale. Deve poi conoscere la struttura della Chiesa cattolica in Svizzera, che per molti versi è particolare. E, infine, costituire una rete di legami anche con i laici, ad esempio imprenditori.

Il lavoro è infatti un elemento centrale per l'integrazione degli stranieri. Nuove proposte della Commissione riguardano ad esempio la formazione professionale degli stranieri di seconda e terza generazione, ha affermato Köppel.

Altri suggerimenti concernono l'organizzazione della Chiesa stessa: si tratta di creare più interazioni tra le 150 missioni sparse in tutta la Svizzera e le parrocchie. Queste ultime sono limitate storicamente ad un determinato territorio, mentre le missioni sono chiamate a lavorare sull'individuo: su queste premesse vanno sviluppate maggiori sinergie rispetto ad oggi, ha continuato Köppel.

La centralità dell'individuo nel lavoro di integrazione è stato sottolineato anche da Thomas Kessler, delegato per la migrazione e l'integrazione nel Canton Basilea Città. Questi, invitato da migratio per illustrare l'esperienza renana, ha affermato che una politica degli stranieri credibile deve passare dalla promozione della formazione e dell'accesso al lavoro nonché dalla valorizzazione dell'iniziativa personale anche con contributi finanziari.

Secondo Kessler le chiese forniscono un contributo determinante all'integrazione soprattutto a livello della formazione dell'opinione pubblica, in particolare nelle zone rurali in cui i luoghi comuni sono più radicati. A questo proposito Köppel ritiene che la Chiesa cattolica abbia trascurato eccessivamente il contatto con i media per presentare fatti e progetti.

Nei confronti dei migranti la Chiesa deve soprattutto soddisfare i bisogni spirituali, ha precisato Köppel. Interrogato dall'ats, il segretario generale di migratio ha affermato che le dichiarazioni dell'autunno scorso dell'arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi - che «rifiutava direttamente o indirettamente l'immigrazione musulmana», secondo le parole di Köppel - e la «ponderata» replica del cardinale di Milano Carlo Maria Martini - «l'incontro tra individui deve avvenire a livello religioso» - provano che «la religione è un elemento centrale dell'integrazione».

swissinfo e agenzie

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