Meno ticinesi all'estero potranno votare nel loro cantone

Il responso delle urne è stato chiaro: i tre quarti dei votanti hanno detto sì alla modifica dell'articolo costituzionale sui diritti politici dei ticinesi all'estero in materia comunale e cantonale, che di fatto ridurrà il numero dei beneficiari. Samuel Golay / Ti-Press

Per la prima volta si registra un passo indietro nel conferimento dei diritti politici agli svizzeri all'estero. Con il 75,7% di sì, i votanti in Ticino hanno chiaramente approvato oggi la modifica dell'articolo costituzionale sui diritti politici dei propri espatriati a livello cantonale e comunale, che di fatto si tradurrà in un restringimento.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 febbraio 2019 - 14:31

La modifica su cui si è pronunciato oggi il popolo consente l'entrata in vigore della nuova Legge cantonale sull'esercizio dei diritti politici (LEDP), che introduce nuovi criteri, volti ad allinearsi alla normativa federale sugli svizzeri all'estero. Il comune in cui i ticinesi all'estero usufruiranno di tali diritti non sarà più quello d'origine, bensì l'ultimo di domicilio.

Gli espatriati che prima di trasferirsi all'estero erano domiciliati in un altro cantone, perderanno quindi i diritti politici in Ticino. Secondo le stime delle autorità cantonali, sono toccati circa tremila ticinesi all'estero.

Il cambiamento non toccherà invece i ticinesi all'estero che non sono mai stati domiciliati in Svizzera, i quali continueranno a poter votare nel comune d'origine.

Altra importante novità prevista dalla LEDP: per esercitare i diritti politici, i ticinesi all'estero dovranno annunciarsi alla rappresentanza svizzera presso la quale sono registrati nel Paese dove risiedono. Per conformarsi alle nuove regole, avranno tempo fino alla fine del 2020.

Base giuridica per l'e-voting

Per quanto riguarda gli svizzeri originari di altri cantoni che prima di trasferirsi all'estero erano domiciliati in Ticino, la situazione non muterà: anche se nati e cresciuti lì, non otterranno i diritti politici a livello cantonale e comunale. Il cantone pioniere in materia di diritti politici per i suoi espatriati – li introdusse nel 1893, con quasi un secolo di anticipo rispetto al resto della Svizzera – mantiene infatti questa specificità: li conferisce unicamente ai cittadini originari di un comune ticinese.

La nuova Legge cantonale sull'esercizio dei diritti politici porterà d'altro canto un'innovazione che risponde a un'importante rivendicazione degli svizzeri all'estero. Essa pone infatti le basi giuridiche per poter introdurre il voto elettronico in Ticino.

Più tempo per raccogliere le firme

In un appuntamento con le urne caratterizzato da una scarsissima partecipazione - il 31% - l'elettorato ticinese oggi ha dato un nettissimo nullaosta anche ad altri tre emendamenti costituzionali legati alla nuova Legge cantonale sull'esercizio dei diritti politici. In particolare, all'allungamento dei tempi d raccolta delle firme per referendum e iniziative popolari cantonali. La modifica - che era sollecitata dal parlamento ma non aveva il sostegno del governo - è stata plebiscitata dai votanti, con il 79% di sì.

I nuovi termini sono 60 giorni per i referendum (invece degli attuali 45) e 100 giorni per le iniziative (invece di 60). Si tratta di una soluzione di compromesso tra i fautori di condizioni agevolate per l'esercizio dei diritti della democrazia diretta e i fautori di condizioni restrittive. Attualmente il Ticino è tra i cantoni con condizioni più severe: figura ai primi posti della Svizzera sia per la proporzione più elevata di firme rispetto al numero di aventi diritto di voto, sia per il periodo più breve per raccogliere le sottoscrizioni.

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