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Pascal Couchepin


«Non bisogna essere precipitosi nelle riforme costituzionali»



Di Olivier Pauchard, Lucerna




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Pascal Couchepin durante il suo intervento pubblico al Forum europeo di Lucerna. (Keystone)

Pascal Couchepin durante il suo intervento pubblico al Forum europeo di Lucerna.

(Keystone)

Per Pascal Couchepin, la democrazia diretta è talvolta adoperata male. In particolare l’iniziativa popolare è usata a suo avviso sempre più spesso come strumento d’opposizione. Tuttavia non conviene cedere troppo presto alla tentazione di riformare il sistema, ritiene l’ex presidente della Confederazione.

Avendo compiuto tutto il cursus honorum politico dal suo comune di Martigny fino ai vertici dello Stato federale, Pascal Couchepin è un profondo conoscitore della vita politica svizzera. Ritiratosi dal governo nel 2009, si esprime ancora spesso sul tema. Questa intervista è stata del resto realizzata sulla via del Forum europeo di Lucerna, consacrato quest’anno alla democrazia diretta.

swissinfo.ch: Alcuni ritengono che in Svizzera si voti troppo spesso. Cosa pensa di questa affermazione?

Pascal Couchepin: Sono quelli che non esercitano questo diritto di voto a dire che si vota troppo spesso. Non penso che molti cittadini svizzeri desiderino ridurre l’intensità dei loro diritti democratici. Certo, si vota molto, ma dire che è troppo è un giudizio di valore che non condivido.

swissinfo.ch: Nel paesi in cui il popolo è consultato solo per eleggere i propri rappresentanti, si invidia talvolta il sistema di democrazia diretta. Pensa che la Svizzera sia un modello in questo ambito?

P. C.: Si può sempre pensare che la Svizzera sia un modello, ma abbiamo una cultura, una tradizione storica e una composizione della popolazione talmente diversa da quella di altri paesi che non penso si possa dire che siamo un modello.

E se ci fosse questo modello, sicuramente non sarebbe applicabile ovunque. La famiglia di mia moglie è francese. Quando discuto con loro, sono ben lontani dal capire il nostro sistema democratico. A volte dicono che sarebbe vantaggioso avere strumenti di democrazia diretta in Francia, ma la loro comprensione di questo strumento è talmente diversa dalla nostra che non è assolutamente la stessa cosa.

swissinfo.ch: Il fatto di poter votare su temi molto sensibili come la costruzione dei minareti o il tetto massimo di stranieri suscita molte polemiche. Che ne pensa?

P. C.: Non è polemica; è una discussione che deve essere costante. Penso che la democrazia diretta sia valida soprattutto come strumento d’informazione e di trasmissione di informazioni tra i cittadini. Grazie alla democrazia diretta, non c’è nessun altro paese in cui i cittadini siano altrettanto bene informati sui dettagli della politica.

Questo ci evita di votare solo in base a criteri ideologici. Le persone votano in funzione di problemi concreti. Ma la democrazia diretta dev’essere oggetto di una discussione permanente, perché a volte è utilizzata a torto. L’iniziativa popolare non dovrebbe essere uno strumento di opposizione, ma di promozione di idee. Ma ormai tende a diventare uno strumento di opposizione. È il caso per esempio dell’iniziativa contro l’«immigrazione di massa» o della futura iniziativa che vuole statuire la supremazia del diritto nazionale sul diritto internazionale.

Questa evoluzione comincia a essere un problema, ma la miglior risposta è di rifiutare questo tipo di iniziative. Abbiamo perso sull’immigrazione, ma bisognerà vincere sulla supremazia del diritto nazionale.

swissinfo.ch: Se la capiamo bene, a suo avviso il popolo può votare su tutto…

Biografia

Pascal Couchepin è nato nel 1942 a Martigny (Vallese).

Dopo aver studiato diritto all’università di Losanna ha aperto uno studio di avvocatura a Martigny nel 1968.

Membro del Partito liberale radicale (PLR), ha fatto la gavetta politica nella sua città. È stato per 30 anni membro del municipio di Martigny e tra il 1984 e il 1998 ne è stato il sindaco.

Nello stesso tempo, tra il 1979 e il 1998, è stato deputato al Consiglio nazionale (camera del popolo), dove ha presieduto il gruppo parlamentare liberale radicale per sette anni.

L’Assemblea federale (le due camere del parlamento federale riunite) lo ha eletto in governo l’11 marzo del 1998. Couchepin ha diretto il Dipartimento federale dell’economia dal 1998 al 2002, quindi il Dipartimento federale degli interni dal 2003 al 2009. Ha assunto la presidenza a turno della Confederazione nel 2003 e nel 2008.

P. C.: Si può votare su tutto, ma ci sono comunque dei limiti. Per esempio se il popolo svizzero, in un momento di follia, votasse per fucilare il signor Blocher [ex collega di Pascal Couchepin in governo e leader dell’Unione democratica di centro, partito della destra nazional-conservatrice all’origine di iniziative ritenute talvolta populiste, NdR], rimarrei contrario nonostante il voto del popolo. Ci tengo che il signor Blocher rimanga in buona salute (sorride).

swissinfo.ch: Alcune iniziative popolari sono contrarie ai trattati internazionali firmati dalla Svizzera. È per questo che si parla talvolta dell’istituzione di una Corte costituzionale per verificarne la validità. Qual è la sua opinione su questa proposta?

P. C.: Esiste un vecchio adagio latino che dice: «Quis custodiet ipsos custodes?», cioè: «Ma chi sorveglia i sorveglianti?». Ci sarà sempre, alla fine, qualcuno che avrà ancora qualcosa da dire sulla questione.

Credo che quello che si chiama millefoglie nel sistema amministrativo francese sia sufficiente per la Svizzera. Per un’iniziativa popolare bisogna raccogliere le firme, in seguito il governo esprime il suo parere, poi il parlamento e quindi il popolo. È necessario un ulteriore guardiano, nelle vesti di consiglio o di tribunale costituzionale? Tanto più che si porrebbe la questione di sapere chi lo nomina. Sarebbe senza fine.

swissinfo.ch: Esistono però, secondo lei, degli elementi della democrazia diretta che necessitano una modifica?

P. C.: Non bisogna essere precipitosi nelle riforme costituzionali. Le riforme modificano le regole del gioco e non si cambiano le regole del gioco in seguito a uno o due eventi. Di conseguenza, per il momento sono d’accordo che si discuta  sulla questione, ma non auspico delle modifiche particolari nei prossimi anni in seguito a singoli avvenimenti.

Certo, a lungo termine, se si aumenta il numero di firme necessarie per le iniziative non avrei obiezioni. Constato semplicemente che le iniziative più pericolose sono quelle con un carattere demagogico e sono proprio quelle che raccolgono più firme per strada. Di conseguenza, aumentare il numero di firme non cambierebbe un granché nell’uso oggi considerato talvolta abusivo del diritto di iniziativa.

swissinfo.ch

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