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Voto per posta Un francobollo può fare la differenza nella partecipazione e altro

Qualcuno infila una busta di voto in una cassetta della Posta svizzera.

Doversi procurare il francobollo può essere un ostacolo: l'affrancatura prepagata incrementa la partecipazione alle votazioni in Svizzera, secondo uno studio.

(Keystone/Gaetan Bally)

L’affrancatura prepagata della busta per il voto per corrispondenza incrementa in modo significativo la partecipazione. Questo ha peraltro un impatto sorprendente: riduce la proporzione del sostegno alle posizioni rosso-verdi, secondo i risultati di uno studio econometrico.

Se la possibilità di votare per posta in Svizzera è offerta a tutto l’elettorato ed è scelta dalla stragrande maggioranza di chi vota, il federalismo fa sì che non tutti possano spedire la loro scheda alle stesse condizioni. In nove cantoni l’affrancatura è pagata dallo Stato, in dieci cantoni è a carico dei votanti, mentre in sette cantoni i singoli comuni sono liberi di scegliere se assumerla o farla pagare ai votanti.

Disuguaglianze che influenzano il comportamento dell’elettorato, rivela uno studioLink esterno del professore associato all’università di Friburgo Mark SchelkerLink esterno e del ricercatore Marco SchneiterLink esterno. I due economisti hanno analizzato tutte le votazioni federali dal 1989 al 2014 nel cantone di Berna, comparando i comuni in cui l’affrancatura è prepagata con quelli in cui i votanti devono mettere il francobollo sulla busta. Dai loro calcoli è risultato che l’affrancatura prepagata aumenta la partecipazione di quasi due punti percentuali. Ciò significa che, "con una partecipazione media di circa il 40% nel cantone di Berna vota il 4,5% di elettori in più", spiegano i due ricercatori.

Ad influire non è però il fatto di dovere spendere 85 centesimi per il francobollo, ma il fatto di doverselo procurare, precisano Mark Schelker e Marco Schneiter. In altri termini, l’affrancatura prepagata rappresenta un’agevolazione dell’esercizio del voto, che ha un effetto significativo sulla mobilitazione.

Le valutazioni econometriche dei due ricercatori hanno d’altra parte evidenziato che l’aumento di due punti percentuali della partecipazione al voto si traduce in una diminuzione di un punto percentuale della quota di sostegno alle posizioni rosso-verdi.

I risultati dello studio di Mark Schelker e Marco Schneiter faranno molto probabilmente discutere il parlamento svizzero sull’opportunità di un obbligo generale per tutti i comuni di assumersi le spese dei voti per corrispondenza. Autrice di un’interpellanzaLink esterno sulla questione già nel 2013, la deputata Yvette Estermann (dell’Unione democratica di centro) ha infatti annunciato l’intenzione di depositare un nuovo atto parlamentare in tal senso.

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