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Dopo l’attentato di Berlino «Anche per la Svizzera il terrorismo è più vicino»

Dodici morti e circa 50 feriti: è il bilancio dell'attentato al mercatio di Natale di Berlino perpetrato lo scorso 19 dicembre.

Dodici morti e circa 50 feriti: è il bilancio dell'attentato al mercatio di Natale di Berlino perpetrato lo scorso 19 dicembre.

(Keystone)

In seguito all’attentato al mercatino di Natale di Berlino, che ha causato dodici morti e decine di feriti, si è attivata anche una task force in Svizzera. Sebbene possano violare i diritti fondamentali, le misure preventive contro il terrorismo sono necessarie per garantire la sicurezza della collettività, spiega in un’intervista a un quotidiano elvetico Nicoletta della Valle, direttrice dell’Ufficio federale di polizia.

Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SICLink esterno) ritiene che dai primi attentati in Europa (Parigi, Bruxelles, Nizza,…) la minaccia del terrorismo in Svizzera si sia accentuata, afferma la direttrice di Fedpol ai giornali Der Bund e Tages-Anzeiger. «In quanto parte del mondo occidentale, la Svizzera rientra tra i nemici dei terroristi. Non fa però parte dell’alleanza contro lo Stato islamico».

Task force svizzera

In seguito a eventi come quello di Berlino, viene rapidamente riunita una task force operativa. Ne fanno parte rappresentanti di Fedpol, del SIC, del Corpo delle guardie di confine e collaboratori della Segreteria di Stato della migrazione e del Dipartimento federale degli affari esteri. La task force discute dell’attuale situazione di minaccia, di eventuali misure e di un’eventuale partecipazione alle indagini.

Per combattere il terrorismo ci vuole una «cassetta degli attrezzi». Tra le priorità c’è ad esempio la prevenzione della radicalizzazione già nelle scuole. Altri strumenti sono la nuova legge sulle attività informative, la legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni oppure i divieti d’entratain Svizzera pronunciati nei confronti di jihadisti di nazionalità straniera. «Utilizziamo spesso questi strumenti. Quest’anno, fino al mese di ottobre, abbiamo vietato l’accesso a cento persone, tra cui 26 simpatizzanti della jihad».

Sebbene le misure preventive contro il terrorismo possano interferire con i diritti e le libertà fondamentali, «ci vogliono delle azioni risolute e coerenti contro i singoli nemici della nostra società per salvaguardare la libertà degli altri», anche a protezione degli stranieri in Svizzera, sostiene Nicoletta della Valle.

Il terrorismo non è soltanto più vicino, ma anche più imprevedibile, sottolinea la direttrice di Fedpol. «Per un attacco con un coltello o con un camion non ci vogliono molti soldi e nemmeno una grande logistica. Più la fase preparatoria è corta e più è difficile per i servizi segreti o la polizia rendersi conto di ciò che sta succedendo».

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