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La Chaux-de-Fonds e Le Locle Le città degli orologi nel patrimonio dell'Unesco

Uno sguardo dall'alto sulla città orologiera di La Chaux-de-Fonds

Uno sguardo dall'alto sulla città orologiera di La Chaux-de-Fonds

(Keystone)

Considerate un esempio di simbiosi tra l'urbanesimo e l'industria orologiera, le città di La Chaux-de-Fonds e Le Locle sono state iscritte sabato nella lista del patrimonio mondiale, portando così a dieci il numero di siti svizzeri riconosciuti dall'Unesco.

A meno di un anno dall'iscrizione del trenino rosso del Bernina e dell'arena tettonica glaronese, la Svizzera ha aggiunto un ulteriore tassello all'elenco dei suoi beni culturali e naturali dal valore universale.

Riunito a Siviglia, il comitato dell'Unesco – composto da 21 dei 186 stati che hanno sottoscritto la convenzione del patrimonio mondiale – ha infatti accolto la candidatura delle città orologiere di La Chaux-de-Fonds e Le Locle.

Ma cosa hanno di particolare queste località incastonate tra le montagne neocastellane? «La Chaux-de-Fonds e Le Locle sono una testimonianza eccezionale – per la loro integrità, originalità e autenticità – di tutta l'epoca industriale occidentale, dalla fine del XVIII secolo fino ai nostri giorni», spiega a swissinfo Jean-Daniel Jeanneret, responsabile del dossier di candidatura.

«L'iscrizione nella lista dell'Unesco conferma a livello internazionale queste due città quale punto di riferimento per l'industria orologiera, aggiunge Jean-Daniel Jeanneret, e contribuirà a una migliore valorizzazione e protezione del patrimonio neocastellano».

Uno sguardo oltre la facciata

Il patrimonio urbano di La Chaux-de-Fonds e Le Locle non è a prima vista impressionante, eppure ha un valore storico eccezionale. Le strade, gli edifici e le fabbriche sono stati costruiti per rispondere ai bisogni di un'industria nascente, divenuta col tempo un vero e proprio simbolo per la regione.

«Per comprendere il valore di queste città, bisogna guardarle con occhi curiosi», racconta Jean-Daniel Jeanneret. «Così facendo si possono scoprire i loro lati nascosti, quell'architettura che privilegia la luce e la razionalità degli spostamenti».

D'altronde i criteri di eccezionalità previsti dall'Unesco non vanno confusi con l'idea soggettiva di bellezza: « La Chaux-de-Fonds e Le Locle non possono essere paragonate a città storiche come Morat, Friburgo o Berna. Hanno caratteristiche del tutto particolari, che testimoniano l'evoluzione di una regione, di un paese e perfino di un continente nell'arco di diversi secoli. L'importante è andare oltre la facciata, un po' come coloro che – abituati alla pittura classica – si trovano di fronte a un quadro impressionista. All'inizio è senza dubbio sconcertante!».

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Simbiosi tra industria e urbanistica

Nonostante la rigidità del clima, la lontananza dalle principali vie di comunicazione e la mancanza di materie prime, La Chaux-de-Fonds e Le Locle hanno saputo sfruttare al meglio i progressi dell'industrializzazione e trasformare gli incendi che le hanno colpite a cavallo tra Settecento e Ottocento in occasioni per dare una nuova dimensione al loro futuro. Da villaggi abbarbicati a 1'000 metri di altitudine, si sono così sono trasformate, a partire dal 1880 e nello spazio di qualche decennio, in due città plasmate per e dall'industria orologiera.

Alla fine del secolo questo località erano tra le maggiori esportatrici del settore a livello mondiale e rappresentavano «un'unica manifattura orologiera» come le definì Karl Marx, paragonabile a una città americana per il tipo di urbanizzazione e per la crescente multiculturalità della popolazione. Numerosi furono infatti gli emigranti, in maggioranza italiani, richiamati sulle montagne neocastellane alla ricerca di un lavoro.

Dal 1973 il settore ha tuttavia subito una battuta d'arresto che ha portato le due città a una grave crisi economica e alla conseguente soppressione di migliaia di posti di lavoro lungo l'arco giurassiano. Una crisi superata grazie all'aiuto del settore pubblico, che ha permesso a questi due comuni di diventare un polo d'eccellenza nel campo dell'alta tecnologia. È dunque in questo contesto di sviluppo della regione che si inserisce il marchio del patrimonio dell'Unesco, con tutte le ripercussioni positive che porta con sé a livello turistico ed economico.

Le Corbusier rinviato

La candidatura di La Chaux-de-Fonds e Le Locle non era però l'unica ad interessare la Svizzera. Il comitato dell'Unesco si è infatti pronunciato anche sul dossier relativo all'opera architettonica e urbana di Le Corbusier, presentato congiuntamente da Argentina, Germania, Belgio, Giappone e Svizzera sotto l'egida della Francia.

L'Unesco ha comunicato sabato la decisione di rinviare al 2010 la decisione in merito all'eventuale iscrizione dell'opera, senza fornire ulteriori spiegazioni.

Il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS), l'organo consultivo dell'Unesco per i siti del patrimonio mondiale, aveva peraltro già espresso le proprie riserve in merito alla candidatura delle opere di Le Corbusier, raccomandando di respingerla.

La candidatura comprendeva 22 immobili che testimoniano la creatività e la versatilità incomparabile che li caratterizza in contesti così diversi tra loro. Quattro di queste opere si trovano in Svizzera: la Ville Jeanneret-Perret (Casa Bianca) e Schwob (Villa turca) a La Chaux-de-Fonds, la "piccola casa" in riva al Lemano e la Casa Clarté a Ginevra.

Comitato del patrimonio mondiale

Il 27 ottobre 2008 la Svizzera ha presentato la sua candidatura a uno dei 21 seggi del Comitato del Patrimonio mondiale.

Questo organo definisce le politiche relative alla protezione dei beni naturali e culturali e sceglie i siti da iscrivere sulla lista.

Le elezioni avranno luogo nell'ottobre 2009 a Parigi.

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