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Olivier Père o il grande respiro del cinema


Di Françoise Gehring, Locarno


Olivier Père è riuscito a riportare a locarno le stelle del cinema americano. ()

Olivier Père è riuscito a riportare a locarno le stelle del cinema americano.

Al suo esordio nel 2010, ha drasticamente snellito la programmazione, permettendo al Festival del film Locarno di dare spazio ai propri polmoni e tornare ad un respiro ampio e profondo. Per l’edizione 2011 il direttore artistico Olivier Père ci lascia… senza fiato.

Sì, perché la selezione della 64esima edizione della rassegna cinematografica internazionale è un colpo da maestro. Quello che sa sorprendere senza trionfalismi, perché il vero trionfo sta nei contenuti e nei fatti: i blockbuster americani, ma non solo quelli, tornano sulle rive del Verbano. Come i divi del cinema di ieri e di oggi.

Olivier Père, che propone un’idea di cinema coerente e in movimento, è ripartito dalle origini del Festival:  un appuntamento di importanza mondiale per il cinema indipendente, d’autore, emergente senza dimenticare la grande storia del cinema.

swissinfo.ch: Come ha composto questa selezione da grande annata?

Olivier Père: All’inizio si parte sempre con in testa idee, desideri, ambizioni che, cammin facendo, si confrontano inevitabilmente con le sorprese, i colpi di fortuna o gli imprevisti. Quando il lavoro di selezione viene avviato molto presto, si ricevono informazioni su film in fase di realizzazione o di produzione che non vedi l’ora di vedere e di poter invitare a Locarno.

Lavorando di anticipo e in stretto contatto con produttori e realizzatori, possiamo pianificare, in base ai calendari dei film che stanno per uscire nelle sale, il nostro cartellone. C’è poi la componente legata alle scoperte,  frutto dei viaggi attraverso il mondo e dei passaggi nei diversi festival. Ogni anno ci sono rivelazioni forti e interessanti, alcune delle quali abbiamo il piacere di mostrarle a Locarno.

swissinfo.ch: Quest’anno è riuscito a riportare le stelle del cinema americano e i blockbuster a Locarno. In che modo ha saputo riconquistare fiducia degli americani?

O.P.: Viaggiando e incontrando i responsabili dei major  (i principali studi di produzione cinematografica, ndr), del marketing e della pubblicità, da Los Angeles a Londra. Imbastendo una stretta collaborazione con i distributori dei film americani in Svizzera. Questo lavoro di ricucitura è iniziato al mio arrivo ed è stato indubbiamente rafforzato dall’eco mediatica internazionale molto positiva sulla scorsa edizione. I nostri interlocutori hanno così avuto voglia di collaborare con noi e portare a Locarno non solo film-evento, ma anche attori e registi, come sarà il caso per Cowboys & Aliens di Jon Favreau, con Harrison Ford, Daniel Craig e Olivia Wilde.

swissinfo.ch: Film americani non significano però solo blockbuster. Cosa ci può dire del cinema indipendente?

O.P.: C’è ed è vivace. Ha ragione di evidenziare che quest’anno a Locarno la presenza degli USA è particolarmente forte e si declina in tutta la sua ricchezza e diversità. Cinema americano non significa, appunto, solo film popolari. Nel Concorso internazionale e Cineasti del presente ci sono nuovi e giovani autori indipendenti che mi hanno stupito. Locarno renderà del resto omaggio a due grandi figure del cinema indipendente americano: il produttore Mike  Medavoy e il regista Abel Ferrara.

swissinfo.ch:  Due parole sul Concorso internazionale, molto francese…

O.P.: Abbiamo lavorato molto per costruire un Concorso internazionale solido, che dedica spazio alle scoperte, ai giovani cineasti, alle prime opere. E che integra anche valori sicuri del cinema indipendente e d’autore come Shinji Aoyama, Mia Hans-Løve o Nicolas Klotz.  Questa combinazione tra nuove scoperte e cinema contemporaneo, mi piace molto perché rappresenta una vera ricchezza.

È vero, ci sono quattro film francesi, un fatto piuttosto eccezionale. Ma quest’anno la produzione  è stata molto buona e stimolante, con molti registi talentuosi. Mi sarebbe piaciuto invitarli tutti (sorride), ma occorre fare scelte dolorose per garantire un certo equilibrio.

Non mancheranno quelli che chiamo “UFO”,  ossia proposte eccentriche, fuori dagli schemi ma valide, come il documentario di animazione rumeno.

swissinfo.ch: Locarno è anche premi e omaggi. E quest’anno ce ne sono molti, come Claude Goretta, Claudia Cardinale, Bruno Ganz, Isabelle Huppert. Una rosa generosa, come l’ha coltivata?

O.P.: E’ vero abbiamo voluto consacrare agli omaggi una parte importante e quest’anno ancora di più.  Siccome abbiamo voluto concentrarci sui film, abbiamo ridotto il loro numero per dare maggiore visibilità. Si è dunque liberato uno spazio prezioso per chi il cinema lo fa. Ha ragione di parlare di generosità. Sono felicissimo che Isabelle Huppert abbia accettato di venire, sono onorato per la presenza di Abel Ferrara. E che dire di Claudia Cardinale, che ci ha fatto sognare? Vogliamo condividere con il pubblico di Locarno la grande magia del cinema.

swissinfo.ch: Il cinema svizzero gode di buona salute?

O.P.: Il cinema svizzero è fortemente rappresentato a Locarno perché la produzione svizzera dell’anno deve poter essere illustrata nel miglior modo possibile in tutte le sezioni.

La nuova generazione di cineasti, come Melgar e Baier, è molto promettente. Ci sono inoltre lavori inaspettati ed eccentrici. Come Hell, un lungometraggio di fantascienza molto riuscito nel suo genere, che vedremo in Piazza.  Il cinema svizzero è molto più variato,  ricco e diversificato di quanto si pensi. Credo tuttavia che il grande valore della cinematografia svizzera resti il documentario, molto presente a Locarno.

swissinfo.ch: Dalla Svizzera all’India, senza transizione, ma comunque con un legame poiché Open Doors è sostenuto dalla Confederazione. Perché l’India? Che cosa si muove al di là di Bollywood?

O.P.: Bollywood non ha bisogno di Open Doors (sorride) per essere promosso, perché è sufficientemente potente, ricco e forte. Locarno aprirà le porte al cinema indiano indipendente e d’autore che attualmente fa fatica, anche a causa della supremazia di Bollywood.

Lo scopo di Open Doors non è tanto quello di mostrare film, ma di sostenere la realizzazione di progetti cinematografici. E quest’anno ne abbiamo selezionati dodici.  Il senso di questa operazione è molto concreto e ha un seguito a cui presto molta attenzione. Spesso infatti un anno o due anni dopo, i progetti realizzati  arrivano a Locarno  in diverse sezioni. Questa continuità tra progetti, autori, produttori e Festival, è una vera linfa.

I numeri del festival

La 64esima edizione del Festival del film Locarno si tiene dal 3 al 13 agosto.

260 le pellicole proiettate - circa 200 lungometraggi ed una sessantina di corti – fra cui 40 prime mondiali.

20 i film proposti per Piazza Grande. Si inizia mercoledì 3 agosto con “Super 8” di J.J. Abrams e si chiude sabato 13 con “Et si on vivait tous ensemble?” di Stéphane Robelin, recente premio alla regia a Cannes.

32 le opere che fanno da vetrina al cinema svizzero, presente anche nel Concorso internazionale con due film e una coproduzione Argentina/Svizzera e nel concorso Cineasti del presente.

20 i film del Concorso internazionale, di cui 14 in prima mondiale e 3 opere prime.

3 i Pardi alla carriera: Claudia Cardinale, Claude Goretta e Bruno Ganz.

3 i premi speciali: Pardo d’onore ad Abel Ferrara; Premio Raimondo Rezzonico a Mike Medavoy; Excellence Award a Isabelle Huppert.

20 il numero minimo di stelle del cinema che saranno presenti a Locarno

Riflettori su Vincente Minnelli

Credo sia un genio, come Lubitsch, a cui abbiamo dedicato la retrospettiva l’anno scorso.

 

Minnelli – spiega Olivier Père - è uno dei più grandi cineasti della storia del cinema e credo che rivedere i suoi film, come le note commedie musicali, ma anche i melodrammi caratteriizati da una dimensione psicologica molto profonda, possa solo fare del bene.

 

Vincente Minnelli a Locarno sarà comunque una novità: per chi non lo conosce, e per chi avrà l’occasione di riscoprirlo, attraverso uno sguardo nuovo in occasione di una tavola rotonda.

swissinfo.ch



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