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Sulle orme del Pardo che portano a Hollywood


Di Françoise Gehring, Locarno


L'attrice americana Susan Sarandon viene presentata dalla direttrice del festival Irene Bignardi (a sinistra). (Keystone)

L'attrice americana Susan Sarandon viene presentata dalla direttrice del festival Irene Bignardi (a sinistra).

(Keystone)

Quentin Tarantino, Sandra Bullock, Susan Sarandon, Anthony Hopkins, John Malkovich. Sono alcune delle stelle di Hollywood accolte in poco meno di trent’anni dal Festival del film Locarno. Il 2011 segna il loro vero grande ritorno con Harrison Ford e Daniel Craig. E con il cinema americano.

Si è appostato silenzioso, ha pazientemente fiutato l’aria, ha scrutato il territorio. Al momento giusto è balzato deciso sull’oggetto del desiderio, lo ha afferrato, fiero ed elegante. Il Pardo (ri)conquista Hollywood. Come? Ripercorriamo le sue orme con Nadia Dresti, responsabile dell’Industry Office, Delegata alla Direzione artistica. E, soprattutto, memoria storica del Festival.

Nadia Dresti conosce bene l’industria cinematografica internazionale, un mondo complesso, dove contano le relazioni, si intrecciano diversi interessi e girano molti soldi. A quei livelli non solo devi sapere trattare, ma devi avere in mano delle carte molto solide e convincenti. Pena: tornare a casa a mani vuote.

Il cinema americano fa la differenza

Il 2011 è esattamente il contrario: una cornucopia. Simbolo di abbondanza, certo, ma anche di fertilità.  Perché da questo grande ritorno di Hollywood – con alcuni blockbuster e la presenza di star del calibro di Harrison Ford, Olivia Wilde e Daniel Craig – la direzione artistica del Festival intende far germogliare qualcosa di più.

«La presenza di Hollywood in un festival come Locarno – spiega a swissinfo.ch Nadia Dresti – è importantissima, perché a livello mondiale il cinema americano fa la differenza. Hollywood resta il mercato più importante, il vero business, lo star-system. Avere una Piazza come la nostra e un palco vuoto, è un po’ triste».

Quali sono i criteri fondamentali per proporsi a Hollywood? «Buona domanda! Al di là della complessità dell’intera operazione, ricordo che ci stiamo lavorando da anni. In questo percorso – spiega Nadia Dresti – va sottolineato che Olivier Père ha marcato un cambiamento, ridando un profilo preciso al Festival. Appena arrivato, si è subito detto che ‘questo direttore artistico andrà lontano’. E gli apprezzamenti della stampa internazionale sono stati unanimi».

L'asso nella manica? Il mega-schermo high tech

«Quando nel mese di novembre siamo andati a Los Angeles all’American Film Market, siamo stati ben accolti. Abbiamo fatto il giro degli Studios, ci siamo presentati, Olivier ha illustrato la sua visione di Piazza Grande, con un’idea ben precisa dei film che volevamo. Abbiamo fatto lo stesso giro a Londra per le sedi europee dei grandi Studios; Disney, Paramount, Universal, Fox, per citarne solo alcuni. Siamo tornati a Zurigo, abbiamo incontrato i rappresentanti che detengono i diritti per la Svizzera. Al nostro arrivo erano già stati informati positivamente da Hollywood. Conquistate e acquisite stima e fiducia, abbiamo potuto concretizzare i nostri progetti».

Nadia Dresti è molto onesta e realista quando dice che l’intera operazione è stata aiutata anche da colpi di fortuna (quella che aiuta gli audaci…). «Quando abbiamo scelto Cowboys & Aliens, il giorno dopo ci hanno confermato che a Locarno sarebbero venuti Jon Favreau, Harrison Ford, Daniel Craig e Olivia Wilde. Quasi storditi ci siamo detti ‘wow’. Sì, perché un colpo così ci pareva inimmaginabile. Da quel momento sono cominciate tutte le discussioni di dettaglio per organizzare l’arrivo delle star a Locarno». E intanto tutta la stampa mondiale ne sta parlando!

Quale è stato l’asso nella manica che insieme a Olivier Père avete messo sul tappeto per riconquistare la fiducia degli americani? «A livello tecnico il Festival del film Locarno è al top! Uno schermo come quello di Piazza Grande, di 26m x 14m con una risoluzione ad altissima definizione di 4K (4 mila pixels), non lo trovano da nessun’altra parte al mondo. Gli americani hanno inoltre apprezzato il nostro regime di sicurezza assoluto nella gestione delle copie dei film e nel controllo anti-pirateria della Piazza».

Le stagioni di Hollywood sulle rive del Verbano

La presenza di Hollywood a Locarno ha conosciuto alti e bassi. Molti si ricordano ancora oggi quando dive e divi del cinema internazionale illuminavano il Grand Hotel di Locarno, cornice del Festival fino agli anni Settanta. Con l’arrivo di David Streiff alla direzione artistica l’attenzione si sposta sulle realtà del cinema europeo e terzomondista.

Il cinema americano torna a Locarno negli anni Novanta con Marco Müller, che porta in Piazza non solo “filmoni” come Mulan,Speed e Pulp Fiction, ma anche stelle come Sandra Bullock e Quentin Tarantino.

Sotto la direzione di Irene Bignardi, Locarno ospita alcuni divi a cui vengono  attribuiti dei premi ma non legati alla presentazione  di una produzione hollywoodiana; due nomi su tutti: John Malkovich e Susan Sarandon. Negli anni di Frédéric Maire, una figura di peso: Anthony Hopkins.

«Le rouge et le noir»

Non è che ci debba per forza essere lo zampino di Stendhal nel gioco delle contrapposizioni, ma è lecito chiedersi se sia superata la polemica – a volte esasperata in modo strumentale – sul Festival privo di paillettes e tapis rouge?

«Mi permetta una battuta: durante il giorno Locarno è tapis noir, e la sera è tapis rouge. Le due dimensioni, seppur contrapposte, non si escludono affatto. Insomma – commenta Dresti – c’è posto per i cinefili, per gli intellettuali e per tutti coloro a cui il cinema fa, semplicemente, sognare e appassionare».

Per Nadia Dresti le stelle del cinema ci vogliono perché il grande pubblico, quando ogni sera è in Piazza Grande, non vuole vedere sul palco solo il Direttore artistico o il Presidente. «In tutti questi anni ci siamo detti: le vere star sono i film. È vero, ma Locarno non può permettersi di non avere i grandi protagonisti del cinema». E quest’anno il pubblico sarà davvero molto viziato.

Impossibile non chiedere qualche fermo immagine sul suo personale album dei ricordi. «Il filmoni che hanno appassionato la piazza – ricorda Dresti – sono stati Forever Mary (Mary per sempre), Mulan, Speed e Full Monty, che abbiamo lanciato a livello europeo. Mi ricordo ancora Peter Cattaneo, seduto accanto a me, che tremava dalla gioia sentendo il pubblico piegato in due dalle risate».

Se le stelle del cinema possono forse brillare di luce propria, Locarno riserva loro un’unica grande magia: la luce dello spettacolo riflessa nel mega-schermo. «Non ci resta che scommettere sul bel tempo» conclude, scaramantica, Nadia Dresti.

Nadia Dresti

Nadia Dresti, di origine locarnese, inizia la sua carriera nell'industria cinematografica nel 1984, presso il Festival del film Locarno.

Nel 1988 entra a far parte della 20th Century Fox – Columbia Tristar a Ginevra, come responsabile marketing per la Svizzera.

Nel 1990 crea la propria società, Zero Problem, specializzata in promozione cinematografica e relazioni pubbliche. Fra i suoi clienti vi sono produttori e distributori indipendenti, come anche diversi festival cinematografici.

Per otto anni è stata inoltre membro attivo della Commissione in carica della cultura cinematografica, promozione e marketing dell'Ufficio federale della cultura.

Nel 1998 inizia a lavorare per il Cannes Film Market e per l'European Film Market (EFM) di Berlino. Ad entrambi i festival, per diversi anni, si occupa dei compratori.

Nel frattempo, nel 1990, diventa membro del comitato di selezione per il Festival di Locarno, dove viene nominata responsabile dell'Industry Office.

Nel 2003 ha poi preso parte all'avvio di Open Doors, il nuovo laboratorio locarnese di coproduzione, in associazione con Ace (Ateliers du Cinéma Européeen) ed Eave (European Audiovisual Entrepreneurs).

Nel 2006 Nadia Dresti viene nominata delegata della Direzione artistica del Festival del film Locarno, dove  tuttora si occupa dell’Industry Office e del ramo Industry di Open Doors.

Le stelle nel cielo di Locarno

Claudia Cardinale, Harrison Ford, Lesile Caron, Ingrid Caven, Kabir Bedi, Guy Bedos, Abel Ferrara, Mike Medavoy, Bruno Ganz, Adoor Gopalakrishnan, Olivia Wilde, Claude Goretta, Hitoshi Matsumoto, Kati Outinen, Nicolas Winding Refn, Daniel Craig, Pierre Richard, Maribel Verdú, Anri Sala e Daniel Brühl, Gerard Depardieu, Isabelle Huppert.

Il festival dà i numeri

La 64esima edizione del Festival del film Locarno si tiene dal 3 al 13 agosto.

260 le pellicole proiettate - circa 200 lungometraggi ed una sessantina di corti – fra cui 40 prime mondiali.

20 i film proposti per Piazza Grande. Si inizia mercoledì 3 agosto con Super 8 di J.J. Abrams, passando da Friends with benefits venerdì 5, continuando con Cowboys & Aliens sabato 6.  Si chiude sabato 13 con Et si on vivait tous ensemble? di Stéphane Robelin, recente premio alla regia a Cannes.

32 le opere che fanno da vetrina al cinema svizzero, presente anche nel Concorso internazionale con due film e una coproduzione Argentina/Svizzera e nel concorso Cineasti del presente.

20 i film del Concorso internazionale, di cui 14 in prima mondiale e 3 opere prime.

3 i Pardi alla carriera: Claudia Cardinale, Claude Goretta e Bruno Ganz.

3 i premi speciali: Pardo d’onore ad Abel Ferrara; Premio Raimondo Rezzonico a Mike Medavoy; Excellence Award a Isabelle Huppert.

swissinfo.ch



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