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Tra storia, archeologia e spiritualità


Il convento di Müstair, uno specchio sul Medioevo


Di Stefania Summermatter, Müstair


Situato ai piedi delle Alpi svizzere, il convento di San Giovanni offre uno sguardo unico sul Medioevo, che nel 1983 l'Unesco ha riconosciuto come Patrimonio mondiale. Un monastero vivo, dove coesistono impegno culturale, ricerca archeologica e rigore benedettino.

L'aria è pungente nel convento di San Giovanni. Una luce fioca illumina la navata centrale e immerge la chiesa in un'atmosfera surreale. Ogni angolo del complesso monastico trasuda storia. Una storia che ha inizio 1200 anni fa, raccontata attraverso il più vasto ciclo di affreschi del basso ed alto medioevo ancora esistente al mondo.

La chiesa con il suo campanile e la torre Planta con le caratteristiche guglie a coda di rondine disegnano l'inconfondibile profilo del monastero; quel profilo che contraddistingue tutto il villaggio di Müstair. Oltre alle pitture parietali il convento custodisce altri tesori culturali e artistici unici nel suo genere, frutto di almeno otto fasi di ristrutturazione. Ogni epoca ha lasciato le proprie tracce con stuccature, volte e salotti rivestiti in legno che si fondono in un insieme armonico.

«L'idea di candidare il convento alla lista dell'Unesco è nata un po' per caso ed è frutto dell'iniziativa del professor Alfred Schmid, allora presidente della Commissione federale dei monumenti storici», spiega Elke Larcher, responsabile delle pubbliche relazioni per la Fondazione Pro Monastero. «In quegli anni, la prassi da seguire era senza dubbio più semplice anche perché il marchio di patrimonio dell'umanità non era ancora molto conosciuto al grande pubblico».

Dall'agricoltura al turismo

Situata all'estremità orientale delle Alpi svizzere, dietro i ghiacciai dello Stelvio e a pochi passi dal Tirolo, la Valle Monastero ha fondato per secoli la sua economia sull'agricoltura e il transito dai passi. Oggi gli oltre 1'700 abitanti vivono prevalentemente di turismo, coscienti di quanto le peculiarità naturali e culturali – non da ultimo la lingua romancia – rappresentino una vera e propria risorsa per la regione.

«È difficile stabilire fino a che punto il riconoscimento dell'Unesco abbia accresciuto il turismo nella valle, ma di sicuro ha regalato al convento una maggiore visibilità, soprattutto all'estero», precisa Elke Larcher. Un'opportunità di sviluppo ecosostenibile che potrebbe prosperare ulteriormente se la candidatura della biosfera Val Monastero – comprendente il Parco nazionale svizzero – fosse accolta dall'Unesco.

Un tentativo di ritorno allo splendore del passato, quando attorno a questo villaggio a 1'250 metri di altitudine si cristallizzava l'agire politico, economico, sociale e religioso dell'epoca.

La fondazione, tra mito e storia

La leggenda racconta che Carlo Magno, di rientro dalla sua incoronazione a re dei Longobardi nel 774, riuscì a sopravvivere a una bufera di neve e in segno di gratitudine fondò il convento di San Giovanni. Müstair si trovava infatti in una posizione strategica per le sue ambizioni di espansione ad est, verso la Baviera.

Come ogni leggenda, anche questa sembra avere un fondo di verità: le travi in legno inserite nella struttura originaria della chiesa risalgono proprio al periodo in cui l'imperatore percorse la Valtellina e attraversò il passo dell'Umbrail dopo aver conquistato il regno longobardo. Da allora la figura dell'imperatore è venerata come quella di un santo a Müstair. La sua statua si erge fiera a fianco del crocifisso, quale guardiano della chiesa.

Sin dall'inizio il convento è stato decorato con pitture murali e vetrate policrome, segno evidente di un periodo di prosperità e rinascita culturale. «Bisogna immaginare la chiesa come un locale semplice, con pareti lisce e un soffitto piatto, interamente dipinto», spiega Elke Larcher. I pilastri, la volta e il matroneo furono aggiunti solo nel 1492.

Gli affreschi carolingi (VIII e IX secolo) ricoprivano interamente le pareti della chiesa e illustravano la storia della redenzione. Intorno al 1200 tutta la parete orientale fu completamente decorata con un nuovo strato di affreschi, più dinamico e fantasioso rispetto al passato, ma caratterizzato dagli stessi contenuti iconografici.

Guardiane del convento

Le pitture parietali vennero riportate alla luce tra il 1947 e il 1951, ma l'esistenza di cicli di affreschi carolingi è stata documentata già a partire dall'inizio del secolo scorso. Nel 1969 venne poi avviata una campagna di restauro finanziata dalla Fondazione Pro Monastero, volta a conservare gli edifici del complesso e affiancata da scavi archeologici. Nel 2003 sono terminati i lavori di restauro e di consolidamento della torre Planta, coronati dall'apertura del nuovo museo del monastero.

«Oltre agli aspetti prettamente artistici, unici nel loro genere, il convento riesce a far coesistere l'elemento culturale – tra storia, scienza e restauro – con quello religioso», ricorda Elke Larcher. «La presenza delle suore è stata decisiva per la sopravvivenza del monastero e rappresenta tuttora un elemento di importanza fondamentale per il villaggio». Un convento vivo, insomma, dove la regola di San Benedetto viene rinnovata giorno dopo giorno e scandisce i ritmi quotidiani tra preghiera e lavoro.

Müstair fu prima di tutto un centro destinato a consolidare la cristianità e a propagare il modello monastico. Oggi non è soltanto un punto di riferimento turistico, ma anche un luogo di pellegrinaggio. Un modo diverso di concepire il viaggio, lontano dal caos della vita moderna e alla ricerca di quel silenzio che ha il sapore del passato. Tra pitture medievali e litanie benedettine, resta soltanto la meridiana a scandire il tempo nel convento di Müstair.

Il Convento di Müstair visto dall'Unesco

"Il convento benedettino di San Giovanni testimonia la fase di rinnovamento monastico cristiano dell'epoca carolingia. Situato nella Valle Monastero, conserva il più importante ciclo di pitture murali della Svizzera realizzate nell'800. Le pareti della chiesa vantano inoltre diversi affreschi e stucchi risalenti al Sacro Romano Impero".

swissinfo.ch



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