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Tra tradizione e integrazione Il colosso portoghese che vuole diventare re della lotta svizzera

L'arena non accetta contestazioni: chi cade e viene placcato con la schiena contro il suolo, ha perso. Il vincitore viene portato in trionfo e riceve, quale premio, una corona o, a volte, un toro. La lotta svizzera, uno degli sport più popolari e tradizionali del paese, accoglie però anche gli stranieri. 

A prima vista, Tiago Marques Vieira non differisce molto dagli altri partecipanti ai tornei di lotta svizzera organizzati durante i fine settimana nelle regioni rurali del paese. 

Questo colosso di 23 anni è alto 1,90 metri e pesa 140 kg. Parla il dialetto svizzero tedesco e rispetta scrupolosamente le tradizioni di questo sport popolare. Come gli altri, dopo aver vinto una gara, toglie la segatura dalle spalle del suo avversario e pulisce il suo volto nel trogolo per i cavalli. Nell'arena, tutti sono uguali. Nella lotta svizzera non conta tanto la forza, ma piuttosto la capacità di fare uso di diverse tecniche per mettere fuori combattimento i concorrenti. 

Rispetto agli altri lottatori, Tiago Marques Vieira si distingue solo per il fatto di non avere un passaporto svizzero. È uno dei pochi stranieri a praticare questo sport ai massimi livelli. Figlio di portoghesi, il giovane gigante ha iniziato a praticare la lotta svizzera dieci anni fa. Oggi ha al suo attivo sette corone e buoni risultati nei tre tornei nazionali. Ora il suo più grande sogno è quello di diventare il "re della lotta", ossia il campione nazionale. 

(Immagini: Thomas Kern, swissinfo.ch; testo: Alexander Thoele, swissinfo.ch)

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