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"Il no al SEE fu un errore"

Christophe Büchi (a s.) e Roger de Weck sulle conseguenze del no al SEE (foto: Keystone/Yvonne Böhler)

10 anni fa il popolo svizzero respingeva di stretta misura l'adesione allo Spazio economico europeo (SEE).

Oggi il giornalista Roger de Weck definisce il no come un errore. Da allora la Svizzera ha uno dei tassi di crescita più deboli in Europa.

Il 6 dicembre 1992 gli svizzeri respinsero in votazione l'adesione allo Spazio economico europeo. I cantoni romandi avevano pertanto votato sì.

"Un paese di fronte a tempi incerti" - questo il commento che faceva dello storico no il quotidiano zurighese "Tages Anzeiger".

L'autore di quel commento, il capo redattore Roger de Weck si chiedeva allora se il Paese avrebbe avuto l'energia necessaria per trovare il consenso tra la Svizzera francese, favorevole all'Europa e la Svizzera tedesca, che aveva respinto l'adesione.

In un'intervista con swissinfo de Weck dice di non voler ridurre la Svizzera al fossato tra Romandia e Svizzera tedesca. Ma "la disponibiltà a fare qualcosa per le altre regioni è sostanzialmente calata, e da entrambe le parti".

Il no al SEE ha portato secondo de Weck più svantaggi che vantaggi: "Abbiamo uno dei tassi di crescita più bassi d'Europa."

La Svizzera sotto pressione

Per il corrispondente in Romandia della "Neuen Zürcher Zeitung", Christophe Büchi, la conseguenza principale del no allo Spazio economico è che "la Svizzera è stata messa sotto pressione, soprattutto per quanto riguarda il segreto bancario."

Per contro, l'ostilità tra francofoni e germanofoni, secondo Büchi si è affievolita.

swissinfo

In breve

Roger de Weck è nato nel 1953 a Friburgo. Bilingue (tedesco-francese) è cresciuto a Ginevra e a Zurigo. Ha collaborato con diverse testate: La Tribune de Genève, 24 Heures, Die Weltwoche. È stato anche capo- redattore del Tages Anzeiger (1992-1997) e del prestigioso quotidiano tedesco Die Zeit (1997-200). Dal 2001 è editorialista indipendente.

Christophe Büchi è corrispondente della Neue Zürcher Zeitung nella Svizzera romanda. Ha anche lavorato per la Weltwoche e per diverse riviste tedesche. Friburghese, abituato alla frontiera linguistica, ha una conoscenza approfondita delle due culture. Specialista del tema, ha pubblicato di recente il libro «Mariage de raison: Romands et Alémaniques: une histoire suisse».

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