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Alle sorgenti della scrittura

Al salone del libro di Ginevra gli scrittori incontrano i loro lettori

(Keystone)

Come nasce un romanzo? Le risposte sono probabilmente tante quante i romanzieri. A Ginevra, Fleur Jaeggy e Rosetta Loy hanno schizzato la loro.

Dal rito della macchina da scrivere all’indispensabilità del computer, dall’immersione nel paesaggio alla confusione tra la gente: i tanti volti dell’ispirazione.

Il Salone del libro di Ginevra è un luogo dove gli stimoli si seguono, si sovrappongono e forse per questo a volte si annullano. Dibattiti toccanti in contemporanea alla musica di una banda, la caccia al tesoro per i bambini che si snoda tra i piedi degli operatori televisivi.

Avvezzo al raccoglimento dell’attimo in cui nasce un libro, come si sente uno scrittore in questo ambiente? «Ormai sono abituata, ma è sempre sconcertante», confessa Rosetta Loy, «soprattutto per la quantità dei libri, perché uno magari è concentrato sul proprio lavoro e quando poi vede questa moltitudine capisce la piccola formica che ha partorito. Nello stesso tempo c’è una specie di senso dell’appartenenza che non è male, un senso d’identità che difficilmente si ha nella vita di tutti i giorni».

Anche Fleur Jaeggy, scrittrice svizzera che da anni vive a Milano, sembra apprezzare l’immensa libreria offerta dal Salone, anche se, dice, «non mi capita quasi mai di andare alle fiere dei libri». Ma poiché «chi scrive è soprattutto una persona che legge», è ovvio che colga un’occasione come questa per vedere cosa viene pubblicato.

Parlare di letteratura

Non è sempre facile per chi scrive confrontarsi col desiderio del pubblico di sapere più di quanto sta nei libri. A volte un dibattito come quello organizzato a margine del padiglione italiano e intitolato «Voci, come nasce un romanzo» può cambiare strada e arrivare, come è successo, a discutere temi estranei alle intenzioni iniziali.

Un caso? O la prova che alle fonti dell’ispirazione resta sempre qualcosa d’inafferrabile? Qualcosa di cui lo stesso scrittore non è perfettamente conscio? Significativamente, alla domanda «Come nasce un romanzo?» Fleur Jaeggy non ha risposto parlando di letteratura, ma facendo letteratura, presentando qualche riga che aveva scritto pensando al quesito.

Il pubblico è rimasto ad ascoltare colpito. D’improvviso Fleur Jaggy, che sul palco sembrava irrequieta, che ad ogni istante cercava qualcosa tra i suoi effetti, che distoglieva lo sguardo o si nascondeva la bocca con le mani si è trasformata nella lettura.

Macchina da scrivere e sinestesie

Il breve testo della scrittrice – «scrivo spesso cose brevi, per me, non penso a pubblicarle» – parla del suo rapporto con la macchina da scrivere, la cui presenza è quasi un invito alla creazione. La macchina non è solo un mezzo, «parla» e per la scrittrice «è molto importante e centra molto con la nascita di un romanzo».

Molto attenta al ritmo, Fleur Jaeggy rilegge spesso i suoi testi ad alta voce, per appurarne la musicalità. È una scrittura misurata la sua, senza una parola di troppo, «forse nasce da una mia vaga inclinazione all’impazienza». Quanto sia centrale la musica per la scrittura della Jaeggy è dimostrato anche dall’emozione provata dalla scrittrice nell’ascoltare una lezione di Dietrich Fischer-Dieskau che insegnava come interpretare dei Lieder di Schubert e Wolf.

«Mentre spiegava come bisognava interpretare la musica e le parole, io pensavo: questo è scrivere. Ero affascinata da quello che diceva. La musica è una grande fonte d’ispirazione, è un esercizio mentale per scrivere. Lui spiegava che a volte non bisogna accompagnare la musica col movimento delle mani, non declamare, non avere enfasi... Io ero presa da questo discorso, queste sono le cose che interessano a me per scrivere».

Altro elemento centrale dell’ispirazione sono i paesaggi. «A volte ci sono dei paesaggi svizzeri che mi vengono incontro, pur vivendo io da tanti anni a Milano. O anche tedeschi e austriaci. Per finire il mio ultimo romanzo «Proleterka», sono stata mesi al nord della Germania. Era inverno, faceva freddo, c’era la neve e là il paesaggio è molto piatto, però questo gelo, questo freddo erano dei luoghi adatti a me. Andavo spesso a camminare in un bosco dove non c’era nessuno, nessuno, alberi neve e basta. Deve essere una cosa che ha a che fare con me non so bene per quale motivo».

Tra la gente col computer

Se per Fleur Jaeggy, l’ispirazione è collegata a delle sensazioni sonore e visive, per Rosetta Loy lo scrivere nasce dall’incontro con la gente. «Mi piace molto andare ai mercati, mi piace camminare, andare ai concerti... mi piace mimetizzarmi tra gli altri, allora mi sembra che uno possa vivere la propria vita nel profondo, bene».

Dal mimetismo nasce una letteratura dai toni lievi, che non grida il suo messaggio e forse per questo lo afferma con più forza. «Certo un ruolo è da attribuire anche alla mia educazione piemontese che imponeva di non parlare troppo, di non distinguersi troppo. Io avevo un padre che diceva «parlate solo quando è strettamente necessario» e uno finiva che non parlava mai, perché quand’era strettamente necessario? Forse quasi mai».

Scrivere è diventato quindi un modo per dare sfogo al «desiderio di chiacchierare, di parlare, di raccontare, di dire tutto quello che uno forse non dice nella vita di tutti i giorni». E a differenza di tanti altri scrittori che non mollano la penna o la macchina da scrivere, Rosetta Loy ha scelto di passare al computer.

«Non ho mai scritto niente a mano. Se devo scrivere una lettera a mano, perché va scritta a mano, io prima la scrivo al computer e poi la ricopio. Certo, il passaggio dalla macchina da scrivere al computer è stato abbastanza traumatico. Adesso invece il computer è una parte del mio cervello. Se non ho il computer non riesco a scrivere, è come se fosse dentro di me».

swissinfo, Doris Lucini, Ginevra

In breve

Fleur Jaeggy è nata a Zurigo e vive a Milano. I suoi libri, pubblicati da Adelphi, sono tradotti in 18 lingue. Il primo libro, «Il dito in bocca» esce nel 1968. Scrittrice non prolifica, brilla per il suo stile che, ebbe a dire Ingeborg Bachmann, fa nascere «dialoghi di una diabolica intelligenza e descrizioni di una semplicità disarmante».

Tra i suoi libri più conosciuti troviamo «I beati anni del castigo» (1989), ambientato in un collegio del canton Appenzello. L’ultimo romanzo, «Proleterka» (2001) è stato scelto da Susan Sontag come libro dell’anno 2003 sulle pagine del «Times Literary Supplement».

Rosetta Loy è nata a Roma nel 1931. Il suo primo romanzo «La bicicletta» è del 1974. Il grande successo di pubblico arriva nel 1987, con «Le strade di polvere». Insignita di numerosi premi e tradotta in più lingue, Rosetta Loy racconta l’incontro tra il quotidiano dei suoi personaggi e la storia del Novecento.

Da segnalare anche «Cioccolata da Hanselmann» (1995), ambientato a Sils-Maria, in Engadina. Il suo ultimo lavoro è «Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria», (2004).

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