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Antonietta di Saint Léger Il ritorno della «principessa» russa sulle Isole di Brissago

Ritratto della baronessa "Antonietta di Saint Leger" del pittore Daniele Ranzoni.

Una donna fuori dal comune: il dipinto «Antonietta di Saint Léger» di Daniele Ranzoni è esposto nella Sala Rossa della Villa Emden (dettaglio).

(maspes)

Una storia affascinante quanto misteriosa, quella di Antonietta de Saint Léger, la «baronessa delle Isole di Brissago». Da poco è tornata sulle isole. O meglio: è tornato il suo leggendario ritratto. Esattamente a 130 anni dalla sua nascita e 90 dopo che ha lasciato l’isola.

Ma andiamo per ordine. Nata il 20 giugno 1856 a San Pietroburgo, Antonietta pare fosse una figlia illegittima dello Zar Alessandro II. All'età di 16 anni si trasferì a Napoli, come ospite del console degli Stati Uniti. Eccentrica e di grande cultura, Antonietta fu anche allieva di Franz Liszt. Nella sua vita ebbe molte relazioni di breve durata. Secondo la leggenda si sarebbe sposata sette volte, di cui furono registrati quattro matrimoni.

Si sposò per la terza volta a Milano con l’irlandese Richard Flemyng Saint Léger di Kingstown. Ottenne il titolo di baronessa, anche se suo marito aveva perso la nobilitazione al momento del matrimonio, come dimostrarono in seguito ricerche storiche. Certo è che nel 1885 la coppia acquistò le Isole di Brissago, dove prima si produceva dinamite per la costruzione della ferrovia del San Gottardo.

Anche il terzo matrimonio finì presto, ma Antonietta restò nel suo regno sulle isole. L’isola rocciosa era stata trasformata in un giardino botanicoLink esterno portando terriccio con molti viaggi in nave. Nacque così quello che ancora oggi è il Parco botanico del canton Ticino. La nobildonna russa riceveva ospiti illustri, letterati e artisti, tra i quali anche James Joyce.

Brissago-Inseln im Lago Maggiore (Langensee)

Sulle isole di Brissago, sul Lago Maggiore (o Verbano) c'è un microclima propizio per un parco botanico.

(Keystone)

Daniele Ranzoni dipinge «La Principessa»

Per la sua fitta corrispondenza, la baronessa fece addirittura allestire un ufficio postale privato con tanto di francobolli e timbri. Sulle isole coltivò una vita culturale intensa: creava pupazzi e organizzava eccentriche feste. Per il Ticino di allora, decisamente uno stile di vita fuori dalle righe. Venne soprannominata «la sirena».

Il ritratto "Antonietta di Saint Leger" di Daniele Ranzoni nella sala rossa di Villa Emden.

(swissinfo.ch)

Anche il pittore Daniele Ranzoni (1843-1889) di Intra fu ospite della baronessa per diversi mesi. L’intrese era legato al movimento artistico milanese della Scapigliatura. Nel 1886 mentre si trova sulle isole dipinse il ritratto di Antonietta. Il quadro divenne famoso come «La principessa di Saint Léger». Da baronessa, Antonietta divenne dunque principessa, almeno sul dipinto a olio del Ranzoni.

Si narra che il ritratto fosse il suo dipinto preferito e che facesse bella mostra sopra il camino del salotto. Almeno finché le finanze disastrate e i precetti esecutivi non obbligarono la baronessa a vendere l’isola all’imprenditore tedesco Max Emden e a trasferirsi ad Ascona Moscia, alla fine del 1927. Nel frattempo anche il patrimonio del suo quarto marito, l’imprenditore Perikles Tzikos scomparso nel 1906, era stato dilapidato.

Dalla corte dello Zar all’ospizio dei poveri

La nobildonna russa non solo aveva una cultura fuori dal comune e conduceva una vita esuberante, era anche abbastanza testarda. Un episodio narra che litigò pesantemente con il comune di Ronco perché non voleva che si pescasse troppo vicino alle sue isole.

L’avvocato e notaio Francesco «Nino» Borella di Chiasso, che l’affiancò per 30 anni come amico e consulente, occupandosi dei suoi problemi finanziari, potrebbe raccontarci mille aneddoti.

Quando Borella volle dare in pegno il quadro di Ranzoni per poter saldare un prestito, la Baronessa assunse un altro avvocato per fare causa contro il suo stesso legale di fiducia.

Antonietta riteneva che la povertà fosse solo un fenomeno transitorio. «Tornerò a essere milionaria», dichiarò poco prima della morte a un giornalista del Corriere della Sera per un articolo intitolato: «Dalla corte dello Zar all’ospizio dei poveri». La baronessa morì nel 1948 in totale povertà nell’ospizio di San Donato di Intragna, nella stanza numero 32.

Idea di una galleria milanese

130 anni dopo la sua nascita ed esattamente 90 anni dalla fine dell’epoca d’oro della baronessa, il dipinto di Daniele Ranzoni è stato riportato alle sue origini. È possibile ammirarlo fino alla metà di ottobre sull’Isola Grande, nella Sala Rossa di Villa Emden, nel frattempo diventato un albergo e ristorante.

Dopo la morte della nobildonna russa, il quadro ebbe una storia movimentata: l'ufficio fallimenti di Locarno lo mise addirittura all'asta. Dopo diversi cambiamenti di proprietario ed essere passato per la Collezione Giacomo Jucker, il quadro è ora di un collezionista privato italiano

L’anno scorso era esposto nella galleria milanese Maspes. «È nata da noi l’idea di portare l’opera temporaneamente al suo luogo di origine e dove è rimasta a lungo, sulle Isole di Brissago», racconta Elena Orsenigo della galleria Maspes. Nella mostra sull’Isola Grande, oltre al famoso dipinto «La Principessa», è possibile rintracciare la storia della vulcanica baronessa e dei suoi illustri ospiti.


(Traduzione dal tedesco: Michela Montalbetti), swissinfo.ch

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