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Isole dove s’intrecciano colture e cultura

Nel mezzo dell'Isola grande di Brissago, villa Emden è oggi la ciliegina sulla torta per i visitatori del Parco botanico del cantone Ticino

Nel mezzo dell'Isola grande di Brissago, villa Emden è oggi la ciliegina sulla torta per i visitatori del Parco botanico del cantone Ticino

Natura, arte e storia, nella Settimana dei giardini botanici svizzeri, s’incontrano in mezzo al Lago Maggiore, sulle Isole di Brissago. Il programma del parco botanico del cantone Ticino offre un’osmosi di flora, musica, poesia e fotografia. Esplorazione con il direttore Guido Maspoli.

Sono 22 sparsi in ogni angolo della Confederazione i giardini botanici che nella settimana dal 19 al 27 giugno complessivamente offrono più di 80 manifestazioni di vario tipo.

Ma quello del cantone Ticino, che proprio quest’anno celebra il 60° di attività, è peculiare. È l’unico che “galleggia” e che, grazie a un microclima particolare, non ha bisogno di serre per coltivare un’importante collezione di piante esotiche.

Sembra quasi surreale: una vegetazione di circa 1’700 specie subtropicali provenienti da tutti i continenti che ricopre un isolotto situato in uno specchio d’acqua circondato dalle Alpi.

Quelle maestose montagne costituiscono un riparo dai venti freddi del nord, mentre il lago in estate accumula calore, che poi emette in inverno: ciò attenua l’oscillazione delle temperature e alle Isole di Brissago i giorni di gelo sono molto rari, spiega a swissinfo.ch Guido Maspoli.

Il visitatore si ritrova in un paesaggio che dà “un senso di estraneazione. Si arriva in battello e si stacca da tutto per immergersi in un ambiente rilassante. Io consiglio sempre di spegnere il cellulare”, dice con un sorriso solare Maspoli, che in quell’oasi di pace ha il privilegio di lavorare.

Mai abbassare la guardia

Il consiglio che dispensa ai visitatori, tuttavia, il direttore non lo può sicuramente seguire. Il biologo, infatti, non si occupa solo dei compiti scientifici. A lui incombono anche l’amministrazione, la gestione del personale e la promozione.

Dietro a quel prodigio che consente di fare il giro del pianeta dal profilo botanico - passando per il bacino mediterraneo, le Americhe, l’Australia, l’Estremo Oriente, fino al Sudafrica -, si celano scelte rigorose e una mole di lavoro. “Anche le rappresentazioni delle flore locali, come per esempio la macchia mediterranea, che hanno un aspetto molto naturale, in realtà sono altrettanto curate delle zone di giardino classico”, rivela il direttore, sottolineando l’alto livello tecnico richiesto ai giardinieri.

“Se si abbandonasse il parco a sé stesso, lo si pagherebbe, perché insorgerebbero malattie e parassiti”, precisa il biologo. Sa esattamente di cosa parla, dato che ha dovuto combattere la diffusione di Armillaria mellea, un fungo comunemente chiamato chiodino, che ha fatto perdere decine di piante al parco.

Non di sola natura

Un patrimonio arboreo di alta qualità e una sapiente paesaggistica che lo valorizza incantano le circa centomila persone che ogni anno visitano il parco, ma non sembrano accontentare il dinamico direttore, che si è lanciato in una sfida supplementare. “Ho colto l’occasione del 60° anniversario per introdurre delle attività culturali collaterali”, racconta.

In primo luogo, i 60 anni sono celebrati con una mostra fotografica che mette in luce le radici del Parco botanico del cantone Ticino. Esse affondano nel XIX secolo. Aperto al pubblico il 2 aprile 1950, il giardino botanico deve infatti le sue origini alla baronessa Antoinette St. Leger.

Fu lei nel 1885 a convincere il marito, il barone Richard Fleming St. Leger, ad acquistare le Isole di Brissago, che allora erano due isole selvagge. Sulla più grande, i coniugi St. Leger fecero costruire la loro casa. La nobildonna di origine russa trasformò quindi quella terra inospitale in un giardino subtropicale lussureggiante.

Una trasformazione che si può ora vedere nell’esposizione “Dai Saint Leger al Parco botanico”, che ripercorre gli antecedenti del giardino pubblico, dal 1885 al 1949. I documenti fotografici propongono scorci delle Isole di Brissago, come pure della vicina “terra ferma”. Evidente in quelle immagini la stridente differenza fra la vita semplice di una popolazione povera della regione e quella esclusiva dei padroni delle isole, dapprima i baroni St. Leger, poi il commerciante amburghese Max Emden.

“Io ho un debito di riconoscenza nei confronti della baronessa che ha iniziato l’attività botanica alle isole”, afferma Guido Maspoli. Il direttore riconosce invece a Emden “il merito di non avere intaccato la struttura del giardino”. Del ricco commerciante ebreo è rimasta anche l’imponente villa, che oggi ospita un ristorante, sale espositive e locali amministrativi.

Note musicali, versi poetici e horror

Il programma culturale delle Isole di Brissago non si esaurisce con la mostra fotografica, completata da una serie di brevi filmati amatoriali, costituiti da materiale d’archivio della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI).

I mezzi finanziari a disposizione del parco non permettono di competere né con la baronessa St. Leger che ospitava regolarmente grandi artisti dell’epoca, né con Max Emden che possedeva una preziosa collezione d’arte.

Per l’anno del 60°, il direttore del parco ha però organizzato sette matinées musicali – cinque di musica classica, una di blues e una di corno delle Alpi – che spera di riuscire a far diventare appuntamenti fissi nei prossimi anni.

Uno di questi concerti avrà luogo nella Settimana dei giardini botanici svizzeri: il 20 giugno, dalle ore 11:00 alle 12:00, l’Ensemble barocco dell’Accademia Vivaldi di Locarno suonerà brani di Bach, Vivaldi, Telemann e Pergolesi.

Nella stessa settimana alle Isole di Brissago è pure protagonista la poesia. Nel giardino Guido Maspoli ha creato un percorso letterario con poesie di grandi autori di tutto il mondo, che hanno una relazione con la biodiversità.

“Trovo interessante il rapporto botanica-letteratura”, spiega Maspoli, che lo ha sperimentato l’anno scorso e che quest’anno ha utilizzato questo accostamento anche per accompagnare i visitatori nel percorso che porta al giardino delle piante magiche e simboliche. Un cammino sul quale s’incontrano “frasi un po’ sibilline”. Si tratta di “pensieri che l’autore statunitense Howard Phillips Lovecraft aveva raccolto in un libricino, degli spunti che per lui avrebbero potuto diventare temi di nuovi racconti”, precisa il direttore del parco.

Ma anche se un cartello annuncia che “una persona giunta su un’isola sconosciuta, dopo aver mangiato piante sconosciute, ha subito orrende trasformazioni”, la magia delle Isole di Brissago non dà brividi di paura, bensì di piacere.

Sonia Fenazzi, Isole di Brissago, swissinfo.ch

LE ISOLE

Le Isole di Brissago sono la sede del Parco botanico del cantone Ticino.
Situate nelle acque svizzere del Lago Maggiore, sono due parti emergenti di una collina.

L’Isola grande (o di San Pancrazio) s’innalza di 6,5 metri dal livello medio del lago e ha una superficie di 2,5 ettari. L’Isola minore (o Isolino o di Sant’Apollinare) s’innalza di 6,9 metri e si estende su 0,8 ettari.

Nel 1885, furono acquistate al comune di Brissago dai coniugi St. Leger. Su quelle isole incolte, la baronessa Antoinette St. Leger nel giro di una decina d’anni creò un giardino ricco di piante esotiche. Qualche albero messo a dimora dalla baronessa si trova tuttora nel parco. Le Isole erano un luogo d’incontro e di lavoro per importanti artisti dell’epoca, come per esempio i pittori Daniele Ranzoni e Filippo Franzoni o il compositore Ruggero Leoncavallo.

Ridotta sul lastrico, la baronessa nel 1927 dovette vendere le isole, che divennero così di proprietà di Max Emden. Il ricco commerciante ebreo tedesco fece demolire la casa dei St. Leger e fece costruire un’enorme villa in stile neoclassico dove si insediò definitivamente dal 1930 fino alla morte. Il suo motto era “Anche vivere è un’arte”, un’arte che per lui significava fare la bella vita, ma anche collezionare quadri di grandi pittori.

Quando Max Emden morì, nel 1940, i suoi eredi erano in America, dove si erano rifugiati dal nazismo. Le Isole di Brissago rimasero abbandonate fino al 1949, quando furono acquistate in comproprietà dal cantone Ticino, dai comuni di Ascona, Ronco e Brissago e da Pro Natura e Heimatschutz (riuniti in Amministrazione delle Isole di Brissago) per essere trasformate in parco botanico.

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IL PARCO

Il Parco botanico del cantone Ticino è suddiviso in due parti: quella del giardino aperto al pubblico dove sono coltivate specie esotiche, costituita dall’Isola grande e quella sull’Isolino, dove, a parte un prato, cresce vegetazione spontanea. Su quest’ultima ci sono il vivaio del parco e una casa data in usufrutto per 50 anni alle Scuole speciali del Sopraceneri. È utilizzata per seminari, corsi e attività ricreative.

Il Parco è orientato al turismo, alla divulgazione delle bellezze naturali e alla ricerca scientifica. Quest’ultima non viene effettuata attivamente, a parte qualche piccola ricerca puntuale, ma il patrimonio del parco è messo a disposizione di ricercatori esterni, spiega il direttore Guido Maspoli. L’opera divulgativa è attuata tramite le visite guidate, i cartelli informativi nel parco e l’allestimento di mostre. Il punto forte è il turismo. In media si registrano fra i 90mila e i 100mila visitatori all’anno. Circa il 65% è di lingua tedesca.

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