Champagne e sesso per le ballerine dei cabaret

Danzare? Spingere gli uomini a bere? Prostituirsi? Keystone

Dal primo gennaio, un nuovo contratto di lavoro regola l’attività delle ballerine nei night club. Condizioni migliori per le artiste? Solo sulla carta.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 gennaio 2004 - 22:01

L’associazione ProCoRe denuncia gli abusi e chiede maggiori controlli alle autorità.

«In un cabaret svizzero ballare è di secondaria importanza», afferma Diana, una ballerina che proviene dalla Repubblica dominicana. E la brasiliana Dora, un tempo spogliarellista, rincara la dose: «Se non bevi a sufficienza e non fai passare il denaro dalla tasca dei clienti alla cassa del locale non troverai nessuno disposto a metterti sotto contratto».

Niente a che vedere, quindi, con le dure ore di allenamento alla sbarra delle ballerine classiche, nei cabaret quello che conta è spingere i clienti a consumare degli alcolici. Ogni bottiglia di Champagne, acquistabile in un negozio per 40 franchi, fa scivolare 500 franchi nella cassa dei locali notturni.

C’è poi la prostituzione, di cui nessuna delle interessate vuole parlare, tanto meno di fronte ai giornalisti, ma che fa indubbiamente parte del “lavoro” delle donne che animano i night club.

Una situazione difficile, spesso illegale, e bersaglio di molte critiche: per rimediare, l’associazione tetto dei proprietari di cabaret (Asco), ha stilato un nuovo contratto modello, entrato in vigore il primo gennaio con la benedizione del Segretariato di Stato dell’economia (seco). Benedizione arrivata sebbene il contratto preveda 23 giorni lavorativi al mese, due in più rispetto al massimo legale.

Irrisolti i veri problemi

Benché il nuovo contratto preveda una migliore compensazione del lavoro notturno, esso non offre una protezione sufficiente «di fronte ai veri problemi»: questa la critica lanciata martedì a Zurigo da ProCoRe, un'organizzazione che riunisce diverse associazioni svizzere per la difesa degli interessi di chi lavora nel mercato del sesso.

«Spesso il contratto di lavoro non viene rispettato», sostiene l'organizzazione. Le donne che lavorano nei cabaret possono subire violenze, essere costrette alla prostituzione o sono confrontate a deduzioni salariali ingiustificate.

Un contratto smentito dalla realtà

Il contratto di lavoro dell’Asco tiene conto delle nuove direttive federali sul lavoro notturno. Introduce una migliore compensazione delle ore di lavoro notturno e riduce da 26 a 23 il numero massimo di giorni di lavoro al mese.

Il contratto tipo proibisce ai proprietari di cabaret di esigere altre prestazioni oltre agli spettacoli di danza e precisa che «l'artista non deve incitare la clientela al consumo di alcool».

Ma nella maggior parte dei casi le ballerine sono «obbligate» a incoraggiare gli spettatori a bere. L'Asco stessa riconosce che il consumo di champagne «costituisce la base economica dei cabaret».

Per motivare le donne, alcuni datori di lavoro arrivano a offrire commissioni progressive in funzione della quantità di alcool bevuto. «Questo sistema porta a gravi problemi di salute», ha sottolineato Marie-Jo Glardon, dell’organizzazione ginevrina Aspasie. Inoltre i proprietari dei locali ricorrerebbero anche all'intimidazione per sottomettere il personale femminile.

Le ballerine sono poi costrette a sottoscrivere regolamenti assurdi, che le obbligano ad esempio a dormire sempre nella loro camera e a sopportare ogni genere di controlli da parte del padrone. Se non rispettano queste direttive si vedono infliggere delle multe.

Necessari più controlli

La ProCoRe esige maggiori controlli. In particolare chiede che venga fatto rispettare il divieto dell'incoraggiamento al consumo di bevande alcoliche, ancorato nei testi di legge. Inoltre andrebbero rivisti al ribasso i contingenti di ballerine assegnati ai singoli cantoni, tenuto conto del fatto che anche nel settore gli affari non vanno molto bene.

Ogni anno sono circa 1200 le donne provenienti dall'Europa dell'est, dall'Africa e dall'America latina che ricevono un permesso di soggiorno di 8 mesi. Questo permesso, chiamato permesso L, le autorizza a lavorare nei locali notturni, proibendo però esplicitamente la prostituzione. Un altro divieto che andrebbe fatto rispettare.

swissinfo

Fatti e cifre

1369 danzatrici di cabaret erano in possesso di un permesso di soggiorno L nell’aprile 2003
In realtà sono almeno 4000 le ballerine provenienti da paesi extraeuropei
A questa cifra si aggiungono le ballerine in possesso di un permesso B
Il permesso L è stato creato nel 1975, autorizza ad un soggiorno di 8 mesi e obbliga le danzatrici a cambiare posto di lavoro ogni mese

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In breve

Il contratto con un cabaret è per molte ragazze extraeuropee la conditio sine qua no per l’ottenimento di un visto e di un permesso di soggiorno L che le autorizza a rimanere in Svizzera per 8 mesi.

Il nuovo contratto modello per danzatrici di cabaret, entrato in vigore ad inizio anno, riduce i giorni lavorativi da 26 a 23 al mese e prevede una compensazione per il lavoro notturno.

ProCoRe, un’associazione che si occupa di tematiche legate alla prostituzione, denuncia il fatto che il nuovo contratto non evita che le ballerine vengano spinte ad attività illegali come l’animazione al consumo di bevande alcoliche.

Le donne subiscono poi una serie di abusi che vanno dall’obbligo alla prostituzione (illegale per chi è in possesso di un permesso L) alla violenza fisica e psichica, passando per deduzioni salariali abusive.

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