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Conto alla rovescia per Expo.02

Il presidente di Expo.02 è convinto che un progetto nazionale di questa portata ha bisogno del sostegno pubblico

(Keystone Archive)

Mancano cento giorni all'apertura dell'esposizione nazionale. Malgrado la situazione finanziaria non sia delle migliori, Franz Steinegger, presidente di Expo.02, si dice fiducioso. L'intervista.

swissinfo: Mancano 100 giorni all'apertura di Expo.02. Il presidente ha ancora il sonno tranquillo?

Franz Steinegger: Non è il momento di dormire, altrimenti avremo bisogno più di cento giorni per essere pronti. Certo ci avviciniamo al risultato, l'atmosfera è buona, ma ci sono ancora tanti problemi da risolvere.

Quali sono i problemi principali?

Sui cantieri ci sono ancora delle cose da perfezionare. La piattaforma di Biel, per esempio, ha bisogno di alcune modifiche per garantire la sicurezza. Inoltre si delineano alcuni problemi di liquidità. Per questo contiamo sul credito supplementare di 120 milioni del Parlamento.

Cosa potrebbe succedere se il Parlamento dicesse no al credito straordinario?

Non voglio neanche pensare all'opzione, non farei che fomentare speculazioni inutili. Ma sicuramente sarebbe una situazione difficile. Dovremmo rinunciare ad una parte del programma che porterebbe poi a meno entrate da parte del pubblico. Questa risposta non spetterebbe a me, ma all'esecutore fallimentare.

Lei, come ex-presidente del partito radicale, si permette di chiedere al Parlamento un credito supplementare. Non fa male?

Non è stato un piacere, andare in pellegrinaggio dal governo e chiedere un ulteriore credito. Avrei preferito risparmiarmi la fatica, ma le istituzioni conoscevano bene la situazione fin dal varo del progetto Expo.02.

Nel 1996 il bilancio era di 1,3 miliardi di franchi, adesso l'operazione costa qualcosa di più. Ci si aspettavano 800 milioni dallo sponsoring, ma si trattava di un'illusione covata e condivisa da tutti. Adesso mi ritrovo nel ruolo del risanatore.

È deluso dal modesto contributo arrivato dall'economia privata?

Nel 1999 la cifra ritenuta realistica per i contributi dei privati era già scesa a 453 milioni. Anche gli esponenti dell'economia ritenevano la cifra pertinente. Mi hanno deluso soprattutto quegli esponenti del mondo economico che non hanno osato, dopo aver ventilato la loro partecipazione.

Che vantaggi avrà il pubblico dal maggiore impegno dello Stato?

Credo che l'idea di esposizione nazionale si sia rafforzata, grazie a questa maggiore presenza. Nel 1939 la situazione era diametralmente diversa: lì era la politica a dire, adesso facciamo un'esposizione nazionale, poi vediamo cosa dice l'economia.

È una lezione per il futuro. Se in futuro si tornerà sull'idea di fare un'esposizione analoga, un'esposizione tematica e non una mostra campionaria di prodotti commerciali, sarà inevitabile reperire una buona parte dei fondi dalle casse pubbliche.

Una rinascita dello Stato, insomma. Non fa male ad un esponente liberale questa costatazione?

Nel caso dell'esposizione nazionale non mi fa male. Ma osservo che per un evento che ha l'ambizione di essere tale è ancora necessario l'apporto della mano pubblica. Non si può dire adesso facciamo un'esposizione e voi pagate...

Quali reazioni si aspetta dall'estero?

Spero che Expo.02 dimostri al mondo che la Svizzera è capace di realizzare un grande progetto. Che siamo davvero capaci di confrontarci con il nostro paese in modo festoso, ma anche serio.

Da dicembre si è aperta la ricerca di fondi presso gli svizzeri dell'estero. Ma il risultato è piuttosto scarso...

Non possiamo obbligare nessuno ad aiutarci. Capisco anche il comportamento degli svizzeri all'estero, per loro già il finanziamento delle scuole svizzere nei rispettivi paesi è un grosso peso.

Quali ricordi potranno portare a casa i visitatori di Expo.02?

L'evento dovrebbe riaffermare lo spirito corporativo dei confederati. Spero che in molti vadano a casa con soddisfazione e con un certo orgoglio. Spero anche che chi visita le Arteplages possa confrontarsi con i temi della vita e che possa dunque portarsi a casa qualche domanda e qualche stimolo. Certo si tratta anche di una festa, ma comunque il tema centrale è la Svizzera.

Intervista condotta da Kathrin Boss Brawand e Peter Salvisberg

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