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I pesticidi varcano i confini, la democrazia diretta pure


Il pomo della discordia a Malles sono i... meleti. O meglio, i pesticidi sintetici che vengono impiegati nella coltivazione intensiva dei meli. Katharina Hohenstein

Gli svizzeri saranno i primi a votare, nel 2021, sul divieto dei pesticidi a livello nazionale. A livello locale, invece, sono stati preceduti da un comune italiano: l'elettorato di Malles si è pronunciato nel 2014. Nel Belpaese, tuttavia, l'ultima parola spetterà alla Corte d'appello. Intanto dalla Confederazione è giunta la riprova che gli agenti pesticidi spruzzati da agricoltori in Val Venosta sono trasportati dal vento per molti chilometri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 ottobre 2020 - 11:00
Sonia Fenazzi (testo) e Kai Reusser (infografica)

"I prodotti fitosanitari impiegati in Alto Adige oltrepassano effettivamente il confine e arrivano fino a Valchava", una frazione di Val Monsastero a 1440 metri di altitudine, a 14 chilometri dal confine con l'Italia, ha annunciato il 29 settembre l'Ufficio per la natura e l'ambiente del cantone dei Grigioni, sottolineando che "c'è una grande necessità di agire".

Kai Reusser / swissinfo.ch
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In Svizzera i risultati dei rilevamenti intervengono in un momento politicamente scottante. L'anno prossimo, infatti, due iniziative popolari che hanno nel mirino i prodotti fitosanitari saranno sottoposte all'elettorato.

Cosa vogliono le due iniziative

L'iniziativa "Per una Svizzera senza pesticidi sintetici" esige che questi ultimi siano proibiti nella produzione agricola, nella trasformazione dei prodotti agricoli e nella cura del suolo e del paesaggio. Essa prevede anche il divieto dell'importazione a fini commerciali di derrate alimentari che ne contengono o che sono stati utilizzati per la loro produzione.

Intitolata "Acqua potabile pulita e cibo sano", l'altra iniziativa chiede che le sovvenzioni (pagamenti diretti) ai contadini siano vincolati alla prova del rispetto delle esigenze ecologiche. Tra queste figura una produzione esente da pesticidi e dall'uso profilattico di antibiotici.

Governo e parlamento federali le hanno bocciate entrambe, ma la decisione finale spetterà al popolo.

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Attualmente è prematuro valutare se quanto riscontrato in Val Monastero inciderà sul voto elvetico. Ciò che invece si sa è che le misurazioni hanno dato un importante impulso al referendum di Malles, in cui nel 2014 oltre il 75% dei votanti ha detto sì alla proposta di un "comune senza pesticidi".

Vana ricerca di un compromesso

Vari gruppi di abitanti del comune alpino a ridosso della Svizzera e dell'Austria già da alcuni anni tenevano d'occhio l'avanzata dei meleti dalla bassa verso l'alta Val Venosta. Erano infatti preoccupati dell'impatto sulla salute e sulla natura dei pesticidi sintetici, utilizzati nella coltivazione intensiva.

La più grande produttrice

Nel Trentino-Alto Adige, dove si trova Malles, c'è la più grande area d'Europa destinata alla monocultura dei meli. La superficie occupata è in continua espansione. Secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica italiano, questa Regione produce quasi il 70% delle mele del Belpaese. La sola provincia di Bolzano fornisce quasi il 50% delle mele vendute sul mercato italiano, il 15% su quello europeo e il 2% su quello mondiale.

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Inizialmente avevano scelto la via del dialogo per trovare una soluzione di compromesso con tutte le parti interessate. In collaborazione con le autorità provinciali, avevano elaborato delle linee guida che indicavano misure di protezione da adottare per impedire che i prodotti chimici tossici con cui sono cosparsi gli alberi da frutta finissero anche su proprietà altrui. "Trattandosi di misure giuridicamente non vincolanti, i diretti interessati però se ne infischiavano", ci racconta il veterinario Peter Gasser.

I risultati scuotono l'opinione pubblica

Nel 2010 c'è stata la grande svolta. Analisi di campioni di erba di terreni vicini a piantagioni di meli hanno rivelato concentrazioni di alcuni pesticidi nettamente superiori alle norme. La divulgazione di quei risultati "ha aperto gli occhi a tanti", rammenta Josef Thurner, contadino e attuale sindaco del comune venostano.

Josef Thurner, attuale sindaco di Malles. swissinfo.ch

"Da quel momento ci siamo definitivamente resi conto che in un territorio come quello di Malles, frazionato in piccoli appezzamenti e dove il vento soffia quasi in permanenza, è impossibile usare pesticidi senza che finiscano fuori dal proprio campo", rileva Peter Gasser. L'obiettivo è perciò diventato il bando.

Passaggio alla democrazia diretta

L'opposizione si è organizzata. Da un sondaggio è emerso che la maggioranza della popolazione simpatizzava per l'idea di proibire i pesticidi chimici. "Molti cittadini ci chiedevano cosa volevamo fare e ci dicevano che anche loro volevano attivarsi", ricorda Josef Thurner.

L'idea di un voto popolare si è sviluppata. Si è cominciato a cambiare lo Statuto comunale relativo ai diritti politici, in modo da dare al popolo più possibilità di partecipazione e di decisione, spiega il sindaco di allora, Ulrich Veith. "Per noi era importante che il referendum fosse vincolante, non semplicemente consultivo", evidenzia Peter Gasser.

"Come esempio abbiamo preso la Svizzera", afferma Ulrich Veith. Il modello elvetico è molto conosciuto a Malles: tutti in nostri interlocutori lo citano e considerano ideale affiancare la democrazia diretta a quella indiretta.

Johannes Fragner-Unterpertinger, portavoce del "Comitato Promotore per Malles Comune libero da pesticidi". swissinfo.ch

Dopo che erano state poste le basi giuridiche, il "Comitato promotore per Malles Comune libero da pesticidi" ha raccolto le firme per indire il referendum propositivo. "Ne occorrevano 289, ne abbiamo ottenute circa 800", precisa il portavoce del Comitato, il farmacista Johannes Fragner-Unterpertinger. Per lui, "era chiaro che questa causa era sentita. A tutte le manifestazioni che abbiamo organizzato hanno partecipato tante persone".

Marcia trionfale

La militanza si è allargata a macchia d'olio. Così è nata in particolare l'iniziativa civica Hollawint che, cooperando con gruppi già esistenti, ha coinvolto tante persone e dato grande visibilità alla tematica, tramite una serie di azioni per diffondere informazioni e discutere i problemi. "Le nostre azioni non volevano puntare l'indice contro nessuno, ma trasmettere un messaggio positivo", afferma Martina Hellrigl, una delle quattro iniziatrici.

Quel moto popolare in crescendo si è tradotto in un plebiscito per la proposta di trasformare Malles in un comune senza pesticidi: con un tasso di partecipazione che ha sfiorato il 70%, più dei tre quarti dei votanti hanno detto sì. Il referendum ha portato il comune alla ribalta delle cronache internazionali. "Sono arrivati giornalisti persino dal Giappone", rammenta ridendo Josef Thurner.

A Malles le attività principali sono l'agricoltura e il turismo. swissinfo.ch

Epilogo nei tribunali, ma...

Le autorità politiche locali hanno concretizzato la volontà popolare, emanando un regolamento sull'utilizzo dei prodotti fitosanitari nel territorio comunale. Gli oppositori hanno però lanciato una battaglia giuridica e il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Bolzano, nell'ottobre 2019 lo ha annullato, stabilendo che il Comune non è competente in materia. La vicenda non è ancora conclusa: il regolamento è sospeso, in attesa della decisione del Consiglio di Stato (Corte d'appello).

Comunque, Malles è tuttora citato come esempio da vari movimenti civici che si battono per il divieto dei prodotti fitosanitari in diversi Paesi. La lotta ai pesticidi si è intensificata e nel 2021 gli occhi saranno puntati sul voto svizzero.

Qua e là a Malles si trovano ancora oggi tracce della campagna referendaria del 2014 per il bando dei pesticidi dal comune altoadesino, come qui, sulla strada nei pressi della stazione ferroviaria. swissinfo.ch


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