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Corpi danzanti nell'architettura

La scenografia riflette la complessità e la stratificazione del mondo tecnologizzato

Il coreografo Frederic Flamand e l'architetto di grido Jean Nouvel hanno inaugurato l'edizione 2002 del Festival Steps al centro di Cultura di Lucerna.

Body/Work/Leisure è il risultato della collaborazione tra il famoso coreografo belga e l'architetto francese creatore, tra l'altro, proprio del Centro dei Congressi dove si è aperto il festival di danza contemporanea Steps, che per un mese porterà in tutta la Svizzera 12 compagnie di fama internazionale.

Architettura-spettacolo

La spettacolarità dello stile di Nouvel ne ha fatto una delle icone dell'architettura contemporanea. Proprio da questa considerazione parte l'intervista di swissinfo all'architetto, presente alla prima svizzera di Body/Work/Leisure. "La natura spettacolare dell'architettura è implicita nel fatto che la percepiamo attraverso l'occhio. Può essere uno spettacolo magniloquente o calmo, ma è sempre uno spettacolo". Nouvel, ricordiamo, ha anche firmato il monolito dell'Arteplage di Morat per l'Expo 02.

Un ologramma gigantesco

Per la prima volta con Body/Work/Leisure, Nouvel ha progettato anche una scena: "Nella mia carriera ho costruito teatri, auditori ma non mi ero ancora misurato con un lavoro puramente scenografico". Si tratta di un'impalcatura enorme, che divide il palcoscenico in segmenti regolari, cui si aggiungono dei paraventi dall'aria orientalizzante, che servono da schermi di proiezione mobili.

L'effetto, soprattutto da una certa distanza, è quello di un ologramma gigante riempito senza sosta da un continuo flusso di azioni ed immagini, in cui alla fisicità dei corpi dei danzatori si sovrappone in maniera molto suggestiva la virtualità delle proiezioni computerizzate. In molti momenti non si riescono più a distinguere i corpi reali dalle proiezioni e non è nemmeno possibile seguire tutte le azioni contemporaneamente. Una delle critiche mosse al coreografo è che nella sua ricerca del grande affresco, finisce per produrre una specie di polpettone in cui ci sta dentro di tutto.

Standardizzazione dell'individuo

Con la perfezione e la leggerezza del movimento, la danza cerca di vincere le costrizioni fisiche, la forza di gravità, il peso. "Ai danzatori piace il piano orizzontale, la libertà totale di movimento. Questa scenografia li sfida, creando ostacoli. In più c'è nella messa in scena attuale una profondità che permette di giocare su più livelli contemporaneamente" spiega Nouvel. Il tema è infatti il lavoro, che secondo la visione del coreografo Frederic Flamand, nella complessità del mondo attuale, non libera ma imprigiona l'individuo.

Inutile comunque cercare sentimentalità e realismo nella performance dei danzatori: svolgono le loro azioni con bravura, ma rappresentano la massa, che anche nel tempo libero sembra disumana (proiezioni di spiagge superaffollate e scritta che ricorda Duchamp: "I turisti sono sempre gli altri") o addirittura mutante (dai corpi superpalestrati, all'uomo bionico).

Un mondo trasparente

Né tecnofobico, né tecnofilo, questo grande affresco vive i suoi momenti più felici proprio quando celebra l'estetismo del mondo virtuale. I momenti in cui cerca di proporre dei messaggi, sottoforma di scritte luminose o mostrando la miseria del terzo mondo, scade in un certo didatticismo. Comunque una festa per gli occhi, uno spettacolo più per il cervello che per il cuore, da godersi di preferenza non dopo una giornata di alienazione da computer o passata a comunicare tramite una forma o l'altra di protesi tecnologica.

Body/Work/Leisure anche a Zurigo alla Werft-Halle, 26-27 aprile e a Basilea alla Kaserne im Exil 2-4 maggio.

Raffaella Rossello


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