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Botero a Locarno: «Sono l’anti-Giacometti!»

Come la maggior parte dei suoi personaggi, i giocatori di carte appaioni privi di qualsiasi stato d'animo

A Fernando Botero, il Ticino piace. Quattordici anni dopo aver esposto a Lugano, il pittore colombiano ha scoperto il fascino delle sponde del Lago Maggiore. Fino al 10 luglio, una sessantina delle sue ultime opere rimarranno esposte nella pinacoteca di Casa Rusca a Locarno.

Il Maestro ha accettato di incontrare swissinfo prima dell’arrivo massiccio dei giornalisti ticinesi ed italiani. Ci raggiunge in una saletta di Casa Rusca. Considerato come il maggior artista colombiano contemporaneo ed uno dei più importanti in assoluto, Fernando Botero è un uomo gentile, disponibile e cortese. Vestito in modo sportivo, è ancora giovanile e pieno d’entusiasmo ad un mese esatto dai suoi 79 anni. Al fascino ed all’indiscusso carisma, unisce la semplicità e la modestia.  

«È la prima volta che torno in Ticino dal 1997 quando avevo esposto a Lugano. Rudy Chiappini che aveva curato la mia mostra mi ha convinto a ripetere l’esperienza a Locarno. Sono felicissimo dell’accoglienza che mi è stata riservata in questa splendida giornata», ci dice Fernando Botero. Completata da un catalogo edito da Giacomo Salvioni, la mostra è stata allestita in stretta collaborazione con l’artista. «Ringraziamo di cuore Fernando Botero per la grande disponibilità dimostrata, ma anche per la sua cortesia e signorilità grazie alle quali l’organizzazione di questa mostra si è trasformata in un’esperienza estremamente gratificante», dice Rudy Chiappini, curatore della mostra per la città di Locarno.  

Fernando Botero e la moglie sono giunti a Locarno provenienti da Montecarlo. Dopo l’apertura ufficiale avvenuta il 20 marzo, la coppia è partita in auto alla volta di Pietrasanta. È in quel ridente paese sulle colline toscane, vicino alle famose cave di marmo di Carrara, che Botero ha aperto il suo atelier di scultura nell’ormai lontano 1983. Ed è lì che le monumentali esposte nel mondo intero prendono forma. «Ogni estate rimaniamo circa due mesi a Pietrasanta. Posso così fare controllare il lavoro di preparazione degli artigiani e provvedere a pagarli», scherza l’artista colombiano. A Pietrasanta, il pittore è di casa: «Sono considerato allo stesso tempo come una celebrità e come un buon vicino».

Sculture monumentali

Due giorni prima del Maestro, a Locarno è arrivata una delle sue ultime sculture monumentali, «Il ratto d’Europa»,la cui versione originale risale all’anno scorso. «Questa è la terza copia ed è stata trasportata qua con l’elicottero, direttamente dalla fonderia di Pietrasanta», ci spiega Botero. La  scultura di bronzo ha trovato spazio nel cortile a cielo aperto di Casa Rusca dov’è stata calata dritta dritta dal cielo.

Dal semplice titolo «Botero», la mostra sarà visibile alla pinacoteca locarnese dal 20 marzo al 10 luglio. Propone una sessantina di quadri dipinti negli ultimi 15 anni, «per la maggior parte nel mio atelier di Parigi ma anche in Colombia», sottolinea il pittore. Collocate in undici salette su due piani, le tele ripercorrono l’intero universo del Colombiano di Medellin: dalle tipiche scene colorate della vita quotidiana del paese latinoamericano, alle corride di cui è un sostenitore convinto – «ogni volta che mi è possibile vado a vederne una in Spagna o in Colombia» – ai giochi di circo, alle nature morte, i religiosi, la reinterpretazione dei grandi capolavori del passato – Velasquez e Goya in primis – o infine ai nudi che, malgrado siano difformi, non riescono a sembrare volgari….tutt’altro.

E a questo punto, la domanda sorge spontanea: perché mai dipingere sempre ed unicamente persone decisamente obese? «Il problema», risponde Botero, «è determinare la fonte del piacere quando si guarda un’opera. Per me il piacere viene dall’esaltazione della vita che esprime la sensualità delle forme. Per questa ragione, il mio problema formale è creare sensualità attraverso le forme. Il piacere di dipingere sta anche nel dare il colore e le dimensioni voluminose dei miei soggetti mi permettono di abbondare con il colore».

Passione per i volumi

Questa passione senza restrizioni per i volumi, Fernando Botero non la coltiva nella sua quotidianità. Anzi. Le donne della sua vita, compresa l’attuale moglie Sophia, una donna longilinea dagli splendidi occhi neri sono tutte state molto snelle se non addirittura magre. Il pittore spiega così la sua apparente mancanza di logica: «Il mondo dell’arte cammina in parallelo al mondo reale, i due mondi non possono essere paragonati e ciò che a me piace nell’arte non è di mio gusto nella vita di ogni giorno…ciò che è bello nell’arte può essere bruttissimo nella realtà».

 

L’artista colombiano non ha dubbi: «Fintantoché dipingerò, ossia fino alla mia morte, non disegnerò mai persone magre». E aggiunge: «In qualche modo sono un anti-Giacometti»! Detto ciò, Botero ammette essere stato influenzato, nella sua formazione in gioventù, dalla scuola fiorentina, la prima ad aver «reinventato i volumi». Il colombiano ha però esasperato i metodi dei suoi illustri predecessori toscani, ha dilatato le forme sino all’inverosimile. Tutte le forme, non solo quelle umane ma anche quelle degli oggetti, degli animali, dei paesaggi che hanno così assunto una grandezza insolita, quasi irreale.

Detto ciò i personaggi di Botero appaiono privi di qualsiasi stato d’animo. Non rispecchiano né la gioia né il dolore, nessuna traccia d’emozione. Tanto i giocatori di carte che i giocolieri del circo o i vescovi quanto i matador, le donne nude o i ballerini, sono tutti lisci e neutri, esenti da ogni empatia.

Esiste però un’eccezione a questa regola pittorica ossia una serie di tele che illustrano le violenze perpetrate in Colombia, e più ancora, un ciclo di quadri dipinti a partire dal 2004 e che documenta le torture commesse nella prigione americana di Abu Ghraib in Iraq: «Queste opere sono di una tale violenza e crudezza che abbiamo preferito non inserirle nella mostra», ci spiega Sabina Bardelle-von Boletzky, responsabile dell’ufficio stampa dei servizi culturali della città di Locarno.

 

Ambasciatore di prestigio della Colombia all’estero, Fernando Botero girovaga dalla sua giovanissima età. Vive principalmente a Parigi – «mi ci sento a casa ma non mi ritengo un parigino», precisa ridendo – da dove si sposta per i suoi soggiorni a Pietrasanta, a Montecarlo e a New York. Torna regolarmente nella sua patria dove fa la spola tra la natia Medellin e la capitale Bogotà che lo adora e gli ha intestato un museo. «La mia vita in Europa e negli Stati Uniti non ha cambiato nulla della mia nature e del mio spirito latino-americano. Il rapporto con il mio paese è totale».

La mostra

«Botero», dal 20 marzo al 10 luglio 2011 alla pinacoteca comunale di Casa Rusca, Piazza San Antonio, a Locarno.

Dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 17. Chiuso di lunedì all’eccezione del lunedì di Pasqua (25 aprile) e dal lunedì di  Pentecoste (13 giugno).

Entrata: 8.- e 5.- (gratuita per le scolaresche svizzere)

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Fernando Botero

Nasce il 19 aprile 1932 a Medellin (Colombie) in una famiglia cattolica e borghese. Suo padre David, impiegato di commercio muore quando Fernando ha quattro anni. Dopo la scolarità obligatoria, il ragazzo studia presso i Gesuiti. All’età di 12 anni entra in una scuola di tauromachia. L’esperienza è breve ma segnerà profondamente la sua opera

Inizia a dipingere ed esporre molto giovane (nel 1948 partecipa ad una prima mostra collettiva).  Disegna anche nell’inserto dominicale del giornale «El Colombiano». Si forma quindi alla scuola muralista messicana e si avvicina all’arte precolombiana

Conclusi gli studi Fernando Botero si trasferisce a Bogotà dove allestisce la sua prima mostra personale in una galleria d’arte. Nel 1952, a soli 20 anni, vince il secondo premio del nono Salone degli artisti colombiani. I soldi guadagnati gli permettono di partire per l’Europa, dapprima a Madrid dove scopre i grandi maestri spagnoli, in seguito a Parigi. Scopre poi l’Italia, Firenze dapprima dove frequenta l’Accademia San Marco prima di visitare la Toscana, Venezia e Ravenna. Espone poi i dipinti realizzati in Italia alla Biblioteca nazionale di Firenze.

Di ritorno a Bogotà nel 1955, Fernando Botero si sposa con la Colombiana Gloria Zea dalla quale avrà due figli. Il divorzio avviene nel 1962.

È a New York, dove si è poi trasferito, che Botero conosce i primi grandi successi di pubblico e di critica. Secondo matrimonio nel 1964 con la Colombiana Cecilia Zambrano. La coppia vive tra gli Stati Uniti, la Colombia e l’Europa. Nel 1970, anno di nascita di suo terzo figlio Pedro, si fa conoscere in Germania con una grande mostra itinerante. Nel 1973 la famiglia Botero si istalla a Parigi. È funestata nel 1974 da un gravissimo incidente d’auto occorso in Spagna nel quale il piccolo Pedro perde la vita e il pittore rimane ferito. La tragedia lo marca profondamente e dedica gran parte delle sue opere alla memoria del figlio scomparso. Il matrimonio non regge al lutto e si conclude con un divorzio nel 1975.

Nel 1976 Fernando Botero si sposa per la terza volta con l’artista greca Sophia Vari. Il pittore colombiano ottiene riconoscimenti internazionali nel mondo intero. Inizia a scolpire nella seconda metà degli anni settanta. Nel 1983, apre il suo atelier a Pietrasanta. Le sue opere monumentali vengono esposte nei cinque continenti.

Nel 2000, l’artista dona la sua collezione privata di opere del XIX e XX secolo alle città di Medellin e Bogotà.

In questi ultimi tre anni, Botero ha esposto in Spagna, In Inghilterra, in Italia, in Corea, negli Stati Uniti, in Turchia ed in Ungheria. Dopo Locarno, è atteso a Vienna.

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Locarno, swissinfo.ch


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