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Dall'Himalaya alle Ande

I soggetti preferiti dal fotografo: gli esseri umani e le montagne (foto: Dölf Reist)

"Ogni arricchimento nel contatto con Paesi e persone dà senso a un viaggio" diceva Dölf Reist, guida turistica, alpinista e fotografo di fama internazionale.

Il Museo alpino svizzero presenta una parte dell'opera fotografica dello scalatore bernese, ponendo l'accento sui bambini.

Con l'esposizione intitolata "Giro del mondo dei bambini", il Museo alpino di Berna vuole presentare al pubblico uno spaccato delle opere meno conosciute di Dölf Reist, avvicinando i ragazzi in modo diverso dal solito all'universo dell'alpinista fotografo.

Bambini a confronto

La mostra è divisa in due parti: la prima è dedicata ai visitatori più giovani -dai 6 a i 12 anni - che attraverso un percorso ludico imparano a conoscere altre culture, altri Paesi, il modo di vivere dei loro coetanei all'altro capo del mondo.

I ragazzi possono toccare, ascoltare, perfino "annusare" le tematiche esposte, imparando in modo ludico e divertente. Chi indovina ad esempio che il profumo che esce dal contenitore esposto è quello della noce di cocco?

76 fotografie esposte in due sale e 40 diapositive a disposizione del pubblico.

La seconda parte, riservata agli adulti, punta invece sull'estetica. Un'orchestra di suonatori indonesiani, avvolti in tessuti rosa, un bellissimo primo piano di una ragazza indiana, una spettacolare veduta della regione di Ladakh, terra himalayana dai mille misteri.

Un personaggio storico

Dölf Reist - nato nel 1921 ad Interlaken, nel canton Berna - e morto nel 2001 a pochi mesi dal traguardo degli 80 anni, fu il primo alpinista fotografo a immortalare alcune fra le ascensioni più spettacolari della storia dell'alpinismo.

E' anche l'unico ad aver documentato in modo così preciso l'evoluzione dell'alpinismo dalle prime scalate degli anni cinquanta ad oggi.

Nel 1951 compra la sua prima Leica e nel 1956 partecipa alla spedizione svizzera che scalerà l'Himalaya: la terza cordata a raggiungere la vetta dell'Everest.

Nel 1961, grazie ad una foto dell'ascensione del monte McKinley, in Alaska, s'impone definitivamente come fotografo.

Successivamente scalerà altre cime fra i 6'000 e i 7'000 m in Alaska, Africa, Perù, Argentina, Messico e per 30 anni sarà attivo anche come guida di trekking per un'agenzia di viaggi di Zugo.

Due passioni

Ma Dölf Reist, oltre alla montagna ha sempre avuto anche un'altra passione: la gente. Non fotografa solo le nevi eterne o i compagni di scalata.

Punta il suo obiettivo anche e soprattutto sui bambini. Su quelli che giocano, che lavorano, che sorridono al fotografo.

E la particolarità delle immagini presentate al Museo alpino, oltre all'indubbia bellezza, sta infatti proprio nel rapporto creatosi fra fotografo e fotografato.

"Ciò che mi ha sempre sorpreso", dice a swissinfo Dario Donati, curatore dell'esposizione, "è l'intimità nel rapporto con i soggetti fotografati. Dölf Reist è stato un ritrattista molto bravo proprio perché riusciva a stabilire un rapporto di rispetto con le persone fotografate".

In effetti, l'alpinista e fotografo torna più volte nello stesso Paese e cerca i bambini "immortalati" per poter dare loro le fotografie scattate. Nel corso della sua carriera, Reist ha scattato 12'000 fotografie di bambini.

"Li ha sempre ritrovati tutti", precisa la vedova Hildi, sua compagna non solo di vita ma anche di molte scalate, che l'anno scorso ha donato al museo un lascito di 70'000 fotografie.

Mezzo secolo di storia

I bambini di Dölf Reist, immagini volutamente non critiche, costituiscono un documento storico, anche secondo Dario Donati.

"Come etnologo mi interessano soprattutto le circostanze di vita di questi bambini e visionando tutte le fotografie ho trovato quello che cercavo".

Una "curiosità" che ha fatto scattare l'idea di una mostra. "Ho incontrato immagini in parte sconosciute che mostravano mondi di bambini, ripresi in modo quasi etnografico", precisa Dario Donati.

Un restauro digitale

I responsabili dell'allestimento dell'esposizione, patrocinata da UNICEF Svizzera, hanno tuttavia dovuto far fronte anche a qualche difficoltà.

"Le diapositive erano spesso molto rovinate e solo la moderna tecnica digitale ne ha permesso il restauro", spiega Georges Bächler, direttore della Ilford Imaging Switzerland.

Ma si tratta di un lavoro non indifferente. "Invece dell'ora prevista, tutto il procedimento è durato dalle 4 alle 5 ore per ogni fotografia", dice Bächler.

"L'abbinamento fra tecniche vecchie e sistemi digitali si è comunque rivelato ottimo". La tecnologia digitale permette infatti di rendere gli originali più grandi e più nitidi.

swissinfo, Elena Altenburger

Fatti e cifre

L'esposizione è aperta dal 6 marzo al 9 giugno
Presenta 76 foto e 40 diapositive
Dölf Reist è nato nel 1921 ad Interlaken
E' morto nella stessa località nel 2001

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In breve

Negli ultimi anni la foto come elemento culturale ha assunto un'importanza crescente.

L'esposizione fotografica al Museo alpino, oltre ad essere una testimonianza artistica di indubbio valore, vuole indurre adulti e bambini a riflettere sul ruolo, spesso ingrato, dei bambini nel mondo.

A questo proposito l'UNICEF, che ha il patronato della mostra, ricorda che 110 milioni di bambini nel mondo non vanno a scuola e che 3'000 sono vittime ogni giorno di trafficanti.

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