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Libero scambio Ritorno alla casella di partenza con gli Stati Uniti

due uomini si stringono la mano davanti alle bandiere usa e svizzera

Donald Trump e il presidente della Confederazione Alain Berset al WEF 2018.

(Keystone)

Donald Trump prefersice gli accordi bilaterali a quelli multilaterali. Alla vigilia della visita a Washington della segretaria di Stato Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, l'economista capo del settimanale 'Handelszeitung', Ralph Pöhner, spiega i motivi per cui si tratta al contempo di un'opportunità e di un'incertezza per la Svizzera.

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punto di vista

Di Ralph Pöhner

Non è sempre colpa di Donald Trump. Il presidente americano viene spesso indicato da politici europei, giornalisti e funzionari come il giustiziere del libero scambio. È vero, i suoi dazi punitivi, imposti un po’ a casaccio, rendono più difficile il commercio tra le nazioni.

Di recente ha però mostrato anche il rovescio della medaglia della sua strategia: in soli novanta giorni ha firmato un patto di libero scambio con il presidente del Messico Nieto, facendo fallire nel contempo l’accordo nordamericano NAFTA, intesa commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada.

L’uomo d’affari Trump non è un protezionista; è semplicemente contrario a intese commerciali sovraregionali. È allergico alle abbreviazioni NAFTA, WTO o TPP. Per questo motivo, i suoi diplomatici cercano soluzioni bilaterali, con Giappone, Gran Bretagna, Unione europea o Svizzera.

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Gli Stati Uniti non sono gli unici a cercare nuovi accordi

Questa tendenza ha avuto inizio prima dell’elezione di Donald Trump. L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) girava in tondo da un decennio. L’accordo commerciale transatlantico TTIP, per esempio, era bloccato e vicino al fallimento già durante il periodo della presidenza Obama. È probabile, quindi, che gli scossoni che l’attuale uomo forte della Casa Bianca affibbia al commercio globale durino anche dopo la sua uscita di scena.

Bilaterale e non multilaterale. In questi giorni, il quadro dovrebbe farsi più nitido anche per la Svizzera. La propensione attuale a cercare soluzioni bilaterali comporta sia opportunità sia incertezze.

Da una parte ci sono le avance di Washington: l’amministrazione è propensa a firmare in fretta un accordo «snello», forse anche con periodi di transizione non troppo rigidi. Dall’altra va ricordato che in questo momento gli USA non sono i soli a cercare nuove intese commerciali.

In giugno, l’Unione europea ha avviato colloqui di libero scambio con Australia e Nuova Zelanda. Inoltre, in luglio ha firmato un accordo di libero scambio con il Giappone. Nello stesso tempo, Jean-Claude Juncker ha trovato un’intesa con Donald Trump volta a smantellare gli ostacoli al commercio industriale. E da allora, Juncker sostiene che l’Ue è pronta a importare più carne bovina dagli Stati Uniti in Europa.

Queste intese mettono però in difficoltà la Svizzera: se due Stati trovano un accordo, la Svizzera diventa automaticamente un Paese terzo. È stato così, per esempio, con l’attuale patto tra Ue e Giappone che pone i fornitori svizzeri di vari prodotti agricoli in una situazione di svantaggio rispetto ai commercianti europei, nonostante Berna abbia concluso un’intesa con Tokyo nel 2009, un accordo però parzialmente superato.

La Svizzera deve chiarire quale prezzo intende pagare per proteggere i propri contadini

La Svizzera ha puntato sugli accordi di libero scambio per dare uno sbocco oltre i confini nazionali alla propria industria. È un processo che va rilanciato e ripensato continuamente. Si ritorna spesso alla casella di partenza. È stato così anche nel 2006, quando il Consiglio federale ha interrotto i colloqui con gli Stati Uniti per paura della lobby dei contadini.

In questo momento si tenta di trovare un accordo con gli USA, firma sfumata dodici anni fa. E di nuovo cresce l’incertezza poiché si teme di perdere nuovamente un’occasione. Ancora una volta, la Svizzera deve capire qual è il prezzo che intende pagare per proteggere i propri contadini.

Il testo originale è stato pubblicato sull'edizione cartacee di HandelszeitungLink esterno.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autore e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.

Accordo di libero scambio con gli Stati Uniti

L'Unione europea e la Svizzera auspicano la conclusione di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. La Svizzera vorrebbe precedere l'Ue poiché altrimenti la sua economia potrebbe soffrirne. La settimana prossima, la responsabile della diplomazia commerciale svizzera sarà in visita a Washington per dei colloqui esplorativi. Il nodo del problema è la questione dell'agricoltura. Un accordo di libero scambio agricolo con gli Stati Uniti non sarebbe sostenibile per i contadini elvetici. Dal canto loro, gli americani non sono disposti ad accettare un accordo che esclude completamente il dossier agricolo, ha detto la segreteria di Stato Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch al quotidiano Tages-AnzeigerLink esterno.

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Traduzione dal tedesco di Luca Beti

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